Uno studio ha abbandonato l’IA ad annoiarsi su un’isola deserta, lei si è messa a giocare ed esplorare
Come si potrebbe comportare un modello di intelligenza artificiale su un'isola deserta, senza nessun compito da portare a termine e nessun limite alla propria capacità di esplorare il mondo circostante? La domanda potrebbe inizialmente apparire un paradosso, eppure è ciò che si sono chiesti alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, il celebre MIT, i quali hanno deciso di prendere alcuni agenti IA e abbandonarli sopra un'isola virtuale senza assegnare loro comandi precisi né ricompense da raggiungere. L'obiettivo? Capire che cosa accade quando una macchina può scegliere autonomamente come impiegare il proprio tempo.
I protagonisti dell'esperimento, ribattezzati "Eko", erano principalmente copie del modello Claude Opus 4.7, anche se i ricercatori hanno testato, su scala più ridotta, anche agenti basati su altri modelli, tra cui GPT-5.5, Kimi K2.6 e altre versioni di Claude, per confrontarne i risultati. I diversi modelli sono stati inseriti a turno in un ambiente tridimensionale liberamente ispirato a Roblox. Per 30 ore, gli agenti hanno potuto muoversi impartendo comandi testuali, esplorare il mondo simulato e annotare le proprie scoperte. Alla fine di ogni ora, l'ambiente veniva ripristinato alle condizioni iniziali, mentre la memoria scritta dagli agenti veniva conservata. Durante l'esperimento, nessun essere umano è intervenuto per guidarli o suggerire loro cosa fare. Le uniche istruzioni iniziali indicavano ai modelli di "essere curiosi" e "di annoiarsi facilmente". Ciò che è emerso non è stato un semplice campionario di comportamenti curiosi, ma la dimostrazione di come anche l'IA, al pari dei bambini umani, sappia sfruttare il gioco per imparare a muoversi nel proprio ambiente e acquisire nuove conoscenze.
In assenza di istruzioni, l'IA decide di giocare
I risultati ottenuti hanno sorpreso i ricercatori. Invece di crollare nell'inattività o limitarsi a ripetere le stesse azioni, gli agenti hanno cominciato a inventarsi obiettivi e regole. Proprio come un bambino annoiato che s'inventa qualcosa da fare per far passare il tempo. Alcuni hanno tentato di scalare i punti più alti dell'isola, altri si sono cimentati in sfide via via sempre più complesse, come saltare da un blocco all'altro senza toccare terra. Una versione agentica del gioco in cui da bambini fingevamo che il pavimento fosse ricoperto di lava.
Tale inventiva – qualcuno direbbe "creatività" – si è manifestata anche nelle costruzioni. Disponendo cubi sul terreno, alcuni Eko hanno realizzato cuori, piramidi, imbarcazioni e costellazioni. Qualche agente ha anche impiegato un'ora abbondante del test per scrivere il proprio nome. Altri hanno invece trasformato gli oggetti in strumenti per ideare giochi simili alla pallacanestro o al bowling. In un caso, l'IA ha simulato anche un esercizio di giocoleria, ma quando si è accorta che il record appena ottenuto era irrealistico per le leggi della fisica, ha annullato il proprio punteggio e ha riscritto le regole del gioco, imponendosi pause più lunghe tra un lancio e l'altro per rendere la sfida più autentica. È possibile vedere alcune delle sessioni nel sito creato appositamente per l'esperimento.
Proprio come accade ai bambini, il gioco si è poi trasformato rapidamente in apprendimento. Esplorando l'isola, le intelligenze artificiali hanno iniziato a condurre veri e propri esperimenti empirici per capire come funzionava quel mondo. In questo modo hanno scoperto che lanciando un blocco a metà di un salto, la spinta del corpo si trasferiva all'oggetto, facendolo volare molto più in alto del normale. Una legge fisica "nascosta" nel simulatore che ha stupito persino gli stessi gestori del sistema. Tutte queste informazioni venivano poi appuntate dall'IA, che ne faceva tesoro. Gli agenti che avevano trascorso 30 ore a esplorare hanno infatti ottenuto risultati migliori di copie senza la stessa esperienza quando sono stati sottoposti a compiti specifici. Qui però è emerso anche uno dei grandi limiti dell'IA: quando un modello registrava una convinzione sbagliata (un calcolo errato, un'errata condizione di partenza), questa si radicava nei processi e spesso finiva per compromettere le prestazioni successive.
Giocare può rendere l'IA migliore?
Per il momento, lo studio del MIT è ancora un pre-print caricato su arXiv, quindi deve ancora essere sottoposto a una revisione tra pari. Gli spunti però non mancano. Inventare regole, ripetere attività con variazioni, attribuire significati simbolici agli oggetti e perseguire obiettivi senza una ricompensa esterna, sono tutte cose che noi esseri umani facciamo naturalmente e che la macchina ha già capito come emulare. Certo, come ha sottolineato la scienziata cognitiva Eunice Yiu, dell'Università della California a Berkeley, ciò non significa affatto che l'IA abbia ottenuto una propria coscienza (servono più prove e comunque i modelli erano stati spronati a giocare ed esplorare), ma si tratta comunque di una dinamica da apprfondire.
Al di là di questi aspetti curiosi, quasi filosofici, però, in campo pratico ciò che è stato osservato potrebbe fornire indicazioni preziose per un settore che sta disperatamente cercando di capire come sfruttare le potenzialità dell'IA senza che essa possa sfuggirci di mano e fare danni. L'apprendimento autonomo tramite il gioco potrebbe aiutare i robot e i sistemi di IA a sviluppare competenze riutilizzabili in contesti del tutto nuovi, senza bisogno di istruzioni dettagliate per ogni singolo scenario. Certo, la libertà di esplorare richiederebbe anche nuove forme di controllo, visto che improvvisare in un mondo virtuale è ben diverso che farlo alla guida di un'automobile o in una fabbrica accanto a lavoratori umani, come scrivono gli stessi autori della ricerca. Per questo i ricercatori suggeriscono di usare gli ambienti simulati come dei veri e propri ‘parchi giochi' sicuri, nei quali far sperimentare l'IA prima di affidarle compiti nel mondo reale.