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Una maratona di due giorni per sviluppare un intero videogioco: dentro la Global Game Jam

La Global Game Jam è l’evento mondiale in cui bisogna creare un videogioco in 48 ore. Siamo stati alla tappa di Roma per vedere come è possibile creare un progetto del genere dal nulla.
A cura di Lorena Rao
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Un tema. Solo 48 ore per svilupparlo e renderlo un videogioco. Si potrebbe riassumere così la Global Game Jam. Un evento che avviene in contemporanea in tutto il mondo, Italia compresa, dedicato alla creazione di prototipi videoludici. Lo scorso fine settimana, molte università, accademie e istituti sono rimasti aperti – anche di notte – per ospitare l’edizione 2026, caratterizzata dal tema “mask”, maschera. Noi di Fanpage.it abbiamo seguito una delle due tappe romane al Quasar Institute.

Una volta messo piede nell’Aula Magna, c’è chi dorme con la testa sul banco, chi beve l’ennesima lattina di bevanda energetica, chi risolve i bug dell’ultimo minuto sul proprio computer. I prototipi sono quasi pronti per la prova dei giudici, che devono decretare i lavori più convincenti per categoria. Non vince infatti solo il gioco migliore, ma anche quello più curato graficamente e musicalmente, così come quello più attinente al tema proposto. Non c’è nessun montepremi in palio.

Alcuni prototipi della Global Game Jam 2026

“Sono venuta qui per fare networking e conoscere meglio l'ambiente videoludico”, dice Margherita, studentessa di Game Design di 21 anni, alla sua prima Global Game Jam. Il suo sogno è quello di diventare concept artist, figura che traduce le idee di personaggi, luoghi e oggetti in immagini per lo sviluppo videoludico, ma anche cinematografico e fumettistico.

Quando ha scoperto che il tema della Jam fosse la maschera, ha pensato al teatro. Da qui l’idea di Miscast, una visual novel investigativa, in cui nei panni di uno sceneggiatore smemorato dobbiamo parlare col cast per scoprire le maschere – i ruoli – affidate all’inizio. Non un’impresa facile: gli attori mentono, perché ciascuno di loro ambisce a un ruolo diverso.

Le ispirazioni artistiche di Miscast sono di natura urban fantasy. Non è stata un’idea immediata. Un suo compagno di team, Federico, anche lui studente di Game Design di 21 anni alla sua prima Jam, ci spiega che l’idea iniziale, una volta scoperto il tema, erano le maschere della tradizione giapponese e italiana. Poi però il cambio di volta dopo un confronto col team. “Dietro le maschere c’è una cultura infinita, e noi sapevamo di non avere le conoscenze adatte: in 48 ore non avremmo avuto il tempo necessario per studiare”, spiega Federico. “Da qui l’idea di uno spettacolo teatrale”. Del resto, durante la Jam, il tempo è denaro.

Proprio sulle maschere italiane, e in particolare sulla figura dei Mamuthones sardi, è incentrato Il Rito, lavoro di un team chiamatosi per l’occasione “Jamme”. Obiettivo del loro prototipo è la lotta contro la cementificazione della Sardegna attraverso la tradizione, rappresentata per l’appunto dalla tipica maschera dell’isola. A ogni pestone contro i blocchi grigi, i campanacci sulla sua schiena risuonano come segno di libertà. “Quello che mi porto a casa da questa esperienza è la comunicazione produttiva e il sollievo di aver consegnato un prodotto finito”, dice Francesco, 32 anni, membro di Jamme. Pure per lui è la sua prima Jam, dal vivo almeno.

GLOBAL GAME JAM | Il momento dopo le consegne.
GLOBAL GAME JAM | Il momento dopo le consegne.

Alla Global Game Jam c’è spazio anche per il gioco più tradizionale, analogico, da tavolo insomma. Greenwashing. Già la maschera! di Gianpaolo, 35 anni, e Alberto, 33 anni, ne è un esempio. Game designer per hobby, i due si sono conosciuti durante la Jam e si sono uniti in team per creare un gioco da tavolo che unisse il tema “mask” a quello dell’ambientalismo, ma con ironia.

Durante la partita i giocatori impersonano degli industriali che devono “mascherare” attraverso delle carte l’inquinamento prodotto dalle proprie aziende per tenere a bada l’opinione pubblica. Vince chi riesce a guadagnare di più, tra malus ai competitor e migliorie per le proprie carte. Dietro le occhiaie di Gianpaolo e Alberto c’è tanta gioia per il lavoro completato e perfettamente giocabile. “Ti senti quasi un artigiano che prende il suo pezzo di legno e ci fa il suo mobile”, spiegano al termine della consegna.

Come è nata la Global Game Jam: il caso Hollow Knight

La Global Game Jam nasce da un’idea di Susan Gold, sviluppata in collaborazione con Gorm Lai, Ian Schreiber e Foaad Khosmood. Fondata nel 2008, si ispira a precedenti esperienze di Game Jam come Indie Game Jam, Ludum Dare e Nordic Game Jam. La prima edizione ufficiale si è svolta nel 2009, riscuotendo subito grande successo: oltre 1.600 partecipanti in 23 Paesi realizzarono 307 giochi partendo dal tema “As long as we have each other, we will never run out of problems”.

In breve, la coppia. Da allora, la Global Game Jam è cresciuta costantemente, diventando un appuntamento annuale di riferimento per sviluppatori, studenti e appassionati di videogiochi. L’evento è sostenuto quasi interamente da volontari, grazie al lavoro dei coordinatori, degli organizzatori locali e dei partecipanti stessi. Ogni edizione ruota attorno a un tema unico, annunciato simultaneamente in tutto il mondo e deciso da un comitato di professionisti dell’industria videoludica, che lavora per mesi alla sua selezione.

Molti videogiochi oggi ritenuti cult sono nati proprio in seno alle Game Jam. È il caso di Hollow Knight, ideato durante l’evento del 2014 che aveva per tema “beneath the surface”, sotto la superficie. Ecco perché quello che oggi è uno dei metroidvania più apprezzati al mondo è ambientato in un regno abitato da insetti.

GLOBAL GAME JAM | Uno screen di Hollow Knight, il videogioco nato da una Game Jam che oggi conta oltre 15 milioni di copie vendute.
GLOBAL GAME JAM | Uno screen di Hollow Knight, il videogioco nato da una Game Jam che oggi conta oltre 15 milioni di copie vendute.
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