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TikTok censura anche “Cartoni Morti”: il video che prende in giro l’ICE diventa invisibile negli USA

Il creator “Cartoni Morti” ha denunciato la censura di TikTok USA dopo il passaggio di proprietà a investitori americani vicini all’amministrazione Trump. Tra algoritmi opachi e legami politici, il caso solleva nuovi dubbi sulla libertà di satira e il controllo dell’informazione da parte della piattaforma.
A cura di Niccolò De Rosa
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Credits: Cartoni Morti
Credits: Cartoni Morti

Il creator italiano "Cartoni Morti", alias Andrea Lorenzon, è stato censurato da TikTok per aver preso in giro l'ICE, l'Immigration and Customs Enforcement che nelle ultime settimane è stato al centro di numerosi episodi di violenza nei confronti degli immigrati negli Stati Uniti. Ad annunciarlo è lo stesso artista veneto che ha denunciato l'episodio sul proprio profilo Facebook. "Un follower americano mi ha scritto su TikTok chiedendomi se avessi cancellato il video sull'ICE e mi manda uno screen della mia bacheca vista dal suo profilo, senza il video", ha raccontato il creator. "A quanto pare, negli USA non viene mostrato. Come mai?"

Cosa è successo al video di Cartoni Morti

Lorenzon ha spiegato che il suo video "Se l'ICE andasse alle Olimpiadi" è inspiegabilmente invisibile agli utenti che risiedono Oltreoceano. Contattato da Fanpage.it, ha precisato di non aver ricevuto alcuna notifica da parte della piattaforma e di non aver violato alcuna regola. "Per TikTok funziona tutto e anche per questo è difficile fare ricorso", ci ha raccontato, confermando come al momento non abbia ancora ricevuto motivazioni chiare peri quanto accaduto. "TikTok non ha nessun supporto per i creator – almeno per me è così – ho più volte compilato form per gente che ricarica i miei video a vuoto. Infatti non do il minimo affidamento a quella piattaforma".

Nei commenti italiani sotto al video altri utenti hanno affermato di non poter vedere il video che invece appare tranquillamente fruibile in Italia. "Uno mi ha scritto che neanche dall'Australia riesce a vederlo. Forse Trump punta ad annetterla dopo la Groenlandia".

Un problema sorto con la nuova proprietà di TikTok USA

Quello di Cartoni Morti non è affatto un episodio isolato, ma riguarda un cambiamento profondo che ha legato TikTok ai vertici della politica americana. Il 22 gennaio TikTok USA ha infatti cambiato pelle. In applicazione di una legge del 2024 che imponeva la vendita o il divieto dell’app, ByteDance ha ceduto l'80% delle attività statunitensi a una nuova entità, la TikTok USDS Joint Venture LLC, controllata da investitori americani. Tra questi figurano Oracle, Silver Lake e MGX, mentre la società cinese mantiene una quota del 19,9%. I dati degli utenti statunitensi sono ora conservati nel cloud di Oracle e l'algoritmo è concesso in licenza alla stessa multinazionale fondata da Larry Ellison, grande sostenitore repubblicano e alleato politico di Trump. Adam Presser, ex responsabile delle operazioni e della sicurezza di TikTok, ora sarà il CEO della nuova creatura a stelle e strisce.

Il passaggio di proprietà ha dunque spostato il baricentro dell'app da Pechino a Silicon Valley, ma non ha affatto dissipato i timori legati al controllo dei flussi informativi. L'algoritmo infatti è il cervello invisibile della piattaforma che decide cosa viene visto, amplificato o ignorato. Una forma di potere meno appariscente della censura tradizionale, ma probabilmente più efficace, perché ciò che non viene mostrato cessa automaticamente di esistere.

Le segnalazioni di censura politica

Nei giorni successivi alla cessione, numerosi utenti americani hanno segnalato difficoltà anomale nella pubblicazione e nella diffusione di contenuti critici nei confronti di Trump, dell'ICE o legati a temi politicamente sensibili come i file Epstein e la repressione delle proteste contro il governo. Nell'ultima settimana si sono moltiplicate le segnalazioni di video caricati da profili con molti follower ma che rimangono zero visualizzazioni e contenuti misteriosamente impossibili da pubblicare.

Il giornalista David Leavitt, dichiaratamente schierato contro The Donald, ha parlato apertamente di contenuti anti-Trump e anti-ICE soppressi dall'algoritmo. Anche la cantante Billie Eilish, recentemente espostasi sul palco dei Grammy Awards pronunciando uno stentoreo "F**k ICE", ha denunciato la rimozione di video legati alla milizia anti-immigrati.

Il caso di oscuramento più eclatante è però quello della comica Megan Stalter, recentemente riportato anche dalla CNN. Dopo la morte di Alex Pretti a Minneapolis, colpito durante un intervento degli agenti federali per l'immigrazione (non l'ICE ma lo US Border Patrol, che dovrebbe operare sui confini nazionali) la comedian ha tentato invano di pubblicare su TikTok un video in cui invitava i cristiani a condannare i raid indiscriminati delle forze di polizia. Il contenuto è circolato ampiamente su Instagram, ma su TikTok non è mai comparso.

TikTok si giustifica: "Colpa della neve"

Di fronte alle numerose segnalazioni, i nuovi responsabili della piattaforma hanno provato a giustificare le anomalie. Martedì scorso, il portavoce di Oracle, Michael Egbert, ha attribuito i disservizi a un blackout temporaneo causato da una violenta tempesta invernale che ha colpito alcuni data center. Una spiegazione tecnica che, pur plausibile, non ha spento le polemiche.

Il governatore democratico della California, il DEM Gavin Newsom, ha comunque annunciato l'apertura di un’indagine per verificare se la piattaforma abbia censurato contenuti critici verso Trump, violando le leggi statali.

La crisi di fiducia degli utenti

Nel frattempo, la fiducia degli utenti ha iniziato a incrinarsi. Secondo Sensor Tower, nota piattaforma di analisi delle app che ha condiviso i propri rilevamenti con la CNBC, le disinstallazioni di TikTok negli Stati Uniti sono aumentate di quasi il 150% negli ultimi giorni, mentre crescono nuove app concorrenti e l'uso di VPN. Segnali di un clima di sospetto che va oltre il singolo episodio e investe l’intero ecosistema digitale.

In questo scenario, il caso Cartoni Morti assume un valore simbolico. Non dimostra una censura conclamata, ma racconta una forma più sottile di controllo: quella che non rimuove i contenuti, ma ne limita la visibilità; che non avvisa, ma silenzia; che non lascia tracce formali, ma modifica l’ecosistema informativo. Una censura algoritmica, opaca per definizione, che trasforma la satira in un problema infrastrutturale e rende sempre più difficile distinguere tra errore tecnico e scelta politica.

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