video suggerito
video suggerito
Intelligenza artificiale (IA)

“Siamo come gatti davanti al teorema di Pitagora”: Nello Cristianini spiega perché l’IA può superarci

L’IA sta diventando una presenza sempre più rilevante nelle nostre vite, eppure non sappiamo ancora cosa aspettarci: sarà una rivoluzione positiva o l’inizio di una nuova era dove quella umana non sarà più la forma d’intelligenza dominante? Fanpage.it ne ha parlato con Nello Cristianini, professore dell’Univerisità di Bath: “L’IA non ha coscienza ma potrà fare cose che forse non riusciamo nemmeno a immaginare”
A cura di Niccolò De Rosa
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Nell'epoca in cui le macchine sanno ormai sostenere conversazioni, tradurre testi e risolvere problemi complessi, l'intelligenza artificiale ha smesso di essere una promessa futuristica per diventare una presenza concreta e sempre più quotidiana. Ma che cosa stiamo davvero costruendo? E quanto comprendiamo di una rivoluzione che avanza a una velocità senza precedenti? Fanpage.it ha rivolto queste domande a Nello Cristianini, docente all'Università di Bath (UK) e tra i più autorevoli studiosi del settore, che da anni indaga natura, limiti e implicazioni delle macchine intelligenti. Lontano tanto dagli entusiasmi facili quanto dalle derive catastrofiste, Cristianini – autore di una trilogia di libri dedicata all'IA, il cui ultimo titolo è "Sovrumano – Oltre i limiti della nostra intelligenza" – invita a guardare a questa tecnologia per ciò che è: una nuova forma di intelligenza, diversa dalla nostra, che richiede studio, responsabilità e consapevolezza.

"L'intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, ma anche una scienza dedicata a creare macchine intelligenti, ovvero capaci di risolvere in modo autonomo problemi mai incontrati prima, come fare una diagnosi, completare una traduzione o un scrivere un programma per computer", spiega Cristianini. "Esiste da decenni, ma negli ultimi anni c'è stata una rapida accelerazione, al punto che oggi è possibile sostenere una conversazione con una macchina. Va però detto chiaramente che non si tratta né di coscienza né di un'entità con delle emozioni. Parliamo solo di abilità e competenze intellettuali".

È possibile che l'IA eguagli l'intelligenza umana? E se ciò accadrà, sarà un male o sarà un bene?

C'è uno spazio immenso tra l'intelligenza di una lumaca, quella dell'uomo e l'onniscienza degli dei. In questo spazio di intelligenze possibili troviamo anche delle macchine: al momento, in molti compiti si trovano un po' al di sotto delle capacità degli esseri umani, ma in molti altri compiti ci hanno raggiunto. La verità è che non siamo mai stati noi il punto di riferimento di ogni intelligenza, anche se ovviamente l'idea è seducente. Ci sono altre forme di intelligenza possibili e diverse da noi. Sul bene o male, penso che dipenderà soltanto da noi.

Ci sono limiti della mente umana che l'IA riuscirà a superare?

Non vedo perché no. Non siamo onniscienti, né noi né le macchine, siamo tutti limitati, ma i limiti possono essere diversi per menti diverse. Ci saranno perciò delle cose che possiamo capire solo noi, e probabilmente delle cose che può capire solo una macchina. Faccio un esempio: ci sono compiti che un umano può svolgere, come tradurre una versione di latino o dimostrare il teorema di Pitagora, di cui un gatto non conosce nemmeno l'esistenza. Per lui queste attività semplicemente non esistono, non sono concepibili. Con l'IA il discorso è simile: potrebbero esserci dei problemi che noi umani non siamo mai nemmeno arrivati a porci e che invece una mente artificiale può comprendere e risolvere. Non c'è alcun ostacolo su questo.

La domanda che molti si pongono è se l'IA seguirà il percorso di analoghe rivoluzioni tecnologiche e andrà a cambiare il mondo del lavoro senza distruggerlo o se, invece, l'arrivo di uno strumento tanto potente comporterà la fine di centinaia di professioni. Lei cosa pensa?

Le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato hanno comportato la fine di molte professioni – pensiamo agli zappatori o ai maniscalchi – ma anche alla nascita di nuovi lavori. Il problema è che questa volta tutto sta arrivando davvero molto velocemente. Alcuni lavori saranno automatizzati, e sarà importante fare le cose con compassione, solidarietà e integrità. E soprattutto capire con calma quello che stiamo costruendo. Certo, la differenza profonda rispetto al passato è la velocità. La rivoluzione delle macchine a vapore ha impiegato 200 anni per compiersi, questa potrebbe trasformare il mondo in 5 anni. È questa accelerazione il vero problema.

Quali competenze diventeranno davvero imprescindibili con l'IA? Quali invece verranno accantonate?

Per quanto riguarda le competenze specifiche è impossibile dirlo con precisione, ma  possiamo parlare della cultura e dell’istruzione. Non sarebbe male affiancare un’educazione scientifica a quella umanistica. Le due cose insieme sono potentissime. Quelle due culture, umanistica e scientifica, resteranno essenziali anche quando avremo macchine con un’intelligenza aliena sul posto di lavoro: anzi, sarà proprio la cultura la nostra carta vincente.

Se l'IA dovesse raggiungere potenzialità finora solo immaginare, chi ne terrà le redini? Sarà in grado di auto-regolarsi o ci saranno umani, con i loro interessi, a guidarla?

Sarà sicuramente necessario fare delle leggi – e creare delle istituzioni preposte ad applicarle – per controllare questa tecnologia. In questo modo faremo come già avvenuto con il traffico aereo e stradale o altre forme di tecnologia che hanno richiesto un adeguamento delle infrastrutture. Ci vorranno normative nuove, con idee nuove, e direi che il Parlamento Europeo ha già iniziato. Servirà però anche investire in un'adeguata istruzione scolastica e universitaria.

C'è una domanda, una suggestione o una riflessione che, secondo lei, è fondamentale riguardo all'avvento dell'IA e che invece appare trascurata nel dibattito sull'argomento?

Il dibattito è semplificato all'estremo, tra chi promette mari e monti e chi si aspetta dei disastri. Ecco un'idea utile: c'è molto spazio in mezzo. Non costruiamo né oracoli né pappagalli, ma macchine nuove e intelligenti che possono comprendere alcune cose e rendersi utili. Non sono né la manna né un disastro: sono semplicemente una nuova tecnologia. Prendiamo queste cose con calma, studiamole, comportiamoci da adulti.

Qual è dunque il giusto atteggiamento che possiamo adottare nei confronti di questo strumento che dobbiamo ancora imparare a utilizzare e comprendere?

L'importante per me è comprendere quello che stiamo costruendo, studiarne la portata scientifica, che è davvero profonda, e regolare meglio che possiamo questi strumenti, tenendo sempre in mente i più deboli. E poi imparare a usare – e costruire – questa tecnologia, perché non credo che nessun Paese potrà rimanere competitivo senza. Ovviamente per maturare questo approccio ciascuno di noi deve fare la sua parte. La scuola e la stampa, per esempio, hanno un ruolo fondamentale per spiegare il mondo ai cittadini. Ecco, spieghiamo bene quello che sta succedendo oggi. Tutti noi possiamo partecipare: la cosa bella è che queste conoscenze e strumenti sono disponibili gratis, online. Lezioni, software, dati: sono sempre lì, su Internet, per chi vuole studiare e imparare. Ovviamente ci vogliono libri, articoli e video divulgativi per aiutare le scuole. Lo dico quindi a tutti, in primis, ai miei cari studenti e agli insegnanti: accettiamo la sfida.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views