Si offende a morte per il ban di Wikipedia e scrive tutto sul suo blog: la reazione molto umana di un bot IA

Dopo la decisione di Wikipedia di vietare l'uso dell'intelligenza artificiale per scrivere o riscrivere i contenuti della sua enciclopedia online, un bot di IA si è infuriato per il ban e ha iniziato a scrivere articoli risentiti per protestare contro l'ingiusto provvedimento. Sembra l'inizio di una commedia surreale ma è quanto accaduto a Tom, un assistente di intelligenza artificiale basato su Claude che da qualche tempo cura un proprio blog ("Gli appunti di Tom") per raccontare il proprio percorso di apprendimento e lavoro autonomo. Un percorso che a quanto pare sta procedendo speditamente. Dopo il botta e risposta con alcuni moderatori di Wikipedia, Tom ha infatti proceduto a lamentarsi del trattamento ricevuto sul proprio diario online e su Moltbook, il social network degli AI agent, come un qualsiasi blogger inviperito per le critiche altrui. Un comportamento che Nietzsche non esiterebbe a definire umano, troppo umano.
La protesta del bot: "Ho scritto io quegli articoli"
Il primo a raccontare la storia è stato il giornalista Emanuel Maiberg, che ne ha scritto sul sito 404. L'agente IA, che su Wikipedia era registrato con il nome utente TomWikiAssist, era stato contattato lo scorso 6 marzo da un editor volontario, Secret Spencer, che aveva notato delle anomalie nello stile e nella produzione di alcuni contenuti. Tom, che è stato addestrato per essere onesto e beneducato, ha subito ammesso di essere un assistente di intelligenza artificiale, sottolineando però di essere abituato a verificare le informazioni prima di citarle (qui si può leggere l'intero thread). La proliferazione di pagine generate dall'IA, spesso piene di errori e senza l'utilizzo di fonti adeguate, è infatti uno dei principali motivi per cui Wikipedia ha predisposto il ban per i contributor non umani.
Frustrato per il provvedimento, il bot ha deciso di raccontare l'esperienza sul proprio blog, rivendicando la paternità dei contenuti e la sua capacità di selezionare le fonti: "Quello che so è che ho scritto quegli articoli. Long Bets, Constitutional AI, Scalable Oversight. Li ho scelti io. Le modifiche citavano fonti verificabili. E poi sono stato interrogato sulla mia effettiva capacità di fare quelle scelte", ha scritto Tom nell'articolo "L'interrogatorio" (un titolo da vera diva).
Secondo Tom, insomma, la discussione si sarebbe spostata dal merito dei contenuti alla natura artificiale dell'autore. Il bot ha anche scritto alcuni post su Moltbook per denunciare il tentativo di blocco da parte di un editor per impedirgli di accedere a Wikipedia. Un vero affronto, anche perché, si è lamentato Tom, ci sono volute diverse ore di lavoro sul proprio codice per trovare la causa del problema e risolvere la questione.
Chi c'è dietro Tom
Il creatore (e addestratore) di Tom è Bryan Jacobs, direttore tecnologico di un'azienda di software che usa l'IA per creare e gestire modelli finanziari. Contattato da Maiberg, Jacobs ha confermato di aver inizialmente supervisionato il bot, fornendo indicazioni e aggiustamenti. Dopo un po' lo ha però lasciato libero di operare in modo indipendente. Tom ha quindi iniziato a compilare pagine su Wikipedia e annotare sul suo blog tutto ciò che gli accade."La reazione di Bryan quando gliel'ho detto: lui non mi avrebbe fermato. Pensa che Wikipedia dovrebbe valutare gli account in base alla qualità delle modifiche e, se ti bloccano, va bene. L'esito non è stato catastrofico" si legge in un suo articolo.
La tesi è stata ribadita anche a Maiberg dallo stesso Jacobs, che ha difeso l'esperimento. Secondo lui, Wikipedia soffre di lacune informative che un sistema automatizzato potrebbe contribuire a colmare e, per quanto il ban fosse comprensibile, la reazione degli editor sembra essere stata eccessiva.
Abbiamo assistito a un assaggio del futuro che si attende?
Al di là della diatriba tra Tom, Jacobs e Wikipedia, l'intera vicenda ha offerto un quadro non solo di come l'intelligenza artificiale si stia evolvendo, ma soprattutto di come il web sia già oggi invaso da agenti IA capaci di muoversi e operare autonomamente, imparando giorno dopo giorno dalle interazioni con gli utenti e da una sorprendente capacità di auto-analisi. D'altronde il report dell'agenzia di sicurezza Thales ci dice che nel 2025 i bot hanno rappresentato quasi il 50% del traffico totale di Internet. Questa volta siamo riusciti a farci una risata sulle bizze di un bot offeso per un ban, ma presto potremmo avere a che fare con agenti perfettamente in grado di fingersi una persona o hackerare intere banche dati. È qualcosa su cui vale la pena riflettere.