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Riconoscimento facciale sugli occhiali Meta: perché il tempismo di Zuckerberg desta qualche preoccupazione

Secondo nuove indiscrezioni, Meta starebbe valutando da tempo l’introduzione del riconoscimento facciale sui propri occhiali smart e ora potrebbe affondare il colpo approfittando di un clima politico favorevole. La mossa, condita da alcune rivelazioni interne, solleva dubbi sulle reali intenzioni del gruppo e il sospetto è che c’entri la volontà di compiacere il Governo.
A cura di Niccolò De Rosa
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In settimane in cui l'attenzione del mondo è distratta da proteste e crisi internazionali, Meta potrebbe trasformare in realtà una tecnologia che non sfigurerebbe in un romanzo distopico. Secondo nuove indiscrezioni, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg starebbe valutando di introdurre già quest'anno una funzione di riconoscimento facciale nei propri occhiali smart, sviluppati insieme a Ray‑Ban e Oakley. L'obiettivo dichiarato è quello di ampliare le capacità dell'assistente di intelligenza artificiale integrato, ma dietro la novità potrebbero celarsi ragioni meno limpide.

La funzione, internamente chiamata "Name Tag", consentirebbe infatti di identificare le persone inquadrate e recuperare informazioni su di loro. Documenti aziendali visionati dal quotidiano statunitense indicano però che il progetto è discusso da oltre un anno e che comporta rischi evidenti sul fronte sicurezza e privacy. Non è un caso che uno di questi promemoria, rivela il New York Times, sottolinei come l'attuale clima politico negli Stati Uniti potrebbe rappresentare una finestra utile per introdurre la novità, poiché molte organizzazioni civili potenzialmente critiche avrebbero infatti l'attenzione rivolta verso altre priorità.

Come dovrebbe funzionare il riconoscimento facciale degli occhiali smart

Il cuore tecnico dell’iniziativa è una modalità definita "super sensing", progettata per mantenere sensori e telecamere attivi più a lungo rispetto agli attuali limiti, oggi vincolati all’attivazione vocale. Grazie alle batterie più longeve e a software più performanti, gli occhiali potrebbero osservare l'ambiente in modo continuo, costruendo una sorta di memoria digitale della giornata non solo riconoscendo i volti, ma offrendo servizi personalizzati come ricordare gli impegni quando compare un collega o segnalare gli oggetti dimenticati prima di uscire di casa.

Le modalità operative non sono però ancora definitive. Tra le ipotesi allo studio sembra esserci quella di limitare l'identificazione ai contatti già collegati ai servizi del gruppo, oppure estenderla anche a profili pubblici, ad esempio su Instagram. In ogni caso, riferiscono fonti interne, non si tratterebbe di uno strumento universale capace di identificare chiunque, ma di una funzione circoscritta. Un portavoce ha ribadito che l'azienda sta ancora valutando le opzioni prima di qualsiasi eventuale lancio.

Esperimenti, polemiche e precedenti

Il riconoscimento facciale associato agli occhiali Meta non è una novità dell'ultim'ora. Già nel 2024 due studenti di Harvard usarono i dispositivi in metropolitana a Boston collegandoli al servizio PimEyes per identificare sconosciuti, mostrando quanto la tecnologia fosse già praticabile. All'epoca l'azienda sottolineò l'importanza del LED bianco integrato nella montatura per segnalare quando la fotocamera è attiva, elemento ora al centro di nuove riflessioni interne.

Se quest'ultima funzione arriverà davvero sul mercato, il passo sarà però ancora più importante, con il riconoscimento dei volti non più confinato a telecamere di sicurezza o smartphone, ma integrato in oggetti quotidiani destinati a guardare il mondo al posto nostro. E le implicazioni possono essere molto significative, anche perché le moderne tecnologie stanno rendendo i riconoscimenti biometrici sempre più difficili da eludere, anche con trucchi e travestimenti

Secondo ricostruzioni circolate negli ambienti tecnologici statunitensi, le tempistiche non sono casuali. Zuckerberg avrebbe cercato negli ultimi mesi un rapporto più disteso con l’amministrazione di Donald Trump, anche dopo la vittoria in tribunale che ha salvato le acquisizioni di WhatsApp e Instagram dalle accuse antitrust. In questo contesto, riportano alcuni analisti contattati dal sito tech Gizmodo, i dispositivi capaci di raccogliere dati biometrici su larga scala possono diventare strumenti utili anche per le autorità, poiché ciascun cittadino potrebbe potenzialmente indossare sul proprio naso uno strumento di sorveglianza per registrare e riconoscere i volti dei passanti. Uno scenario non molto rassicurante, soprattutto in un periodo storico in cui la stretta dei governi sembra sempre meno interessata al rispetto della privacy dei loro cittadini.

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