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Ora Pornhub ha 20 giorni di tempo per chiarire cosa succede ai dati degli utenti italiani

Dopo il reclamo di un utente, il Garante della Privacy ha chiesto alla società che gestisce Pornhub in Italia di rispondere a un lungo elenco di domande. L’obiettivo è capire come vengono raccolti e protetti i dati degli utenti che ogni giorno accedono al portale.
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A cura di Valerio Berra
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Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha chiesto una lunga serie di chiarimenti a Pornhub, forse il portale di pornografia più noto al mondo. La notizia è stata diffusa dallo stesso Garante che all’interno di un comunicato ha spiegato di aver inviato una richiesta di informazioni a MG Freesites Ltd, la società con base a Cipro che gestisce la versione italiana di Pornhub. Il portale è di proprietà di MindGeek, colosso di porno che dopo un recente passaggio di proprietà ora è nelle mani del fondo Ethical Capital Partners, guidato dall’italo-canadese Rocco Meliambro. Pornhub ha 20 giorni di tempo per rispondere alle domande del Garante.

L’elenco delle informazioni chiesto dal Garante è parecchio corposo. Si parte dalla profilazione degli utenti e si va verso l’uso di cookie e di altri strumenti per il tracciamento. Non solo. Pornhub dovrà chiarire anche quali sono le “basi giuridiche” su cui poggiano i suoi protocolli per la gestione dei dati. E ancora, MG Freesites Ltd dovrà spiegare se i dati vengono ceduti anche a terzi. Interessante l’ultimo punto definito dal Garante: “L’Autorità ha infine chiesto quali misure siano state adottate per verificare l’età anagrafica degli utenti e per consentire agli utenti l’esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali”. Tutto, spiega il Garante, è partito dal reclamo di un utente.

Il problema della verifica dell’età su Pornhub

Negli Stati Uniti il problema della verifica sull’età su Pornhub è parecchio discusso. Diversi Stati hanno approvato leggi che prevedono l’utilizzo di sistemi di age verification sui siti che contengono materiale per adulti. In pratica dove sono state approvate queste leggi è diventato obbligatorio comunicare i dati della propria carta di identità prima di accedere ai portali di pornografia, i portali non registrano tutti i dati ma estraggono solo quelli relativi all’età.

Questo blocco però, ha spiegato Pornhub, ha portato a una perdita di traffico dell’80% e a uno spostamento degli utenti verso i siti che non mettono nessun tipo di blocco per gli utenti. Una dinamica che ha convito il portale a cominciare una protesta verso i legislatori che ha portato alla chiusura totale del sito negli Stati che approvano questa legge. Nei giorni scorsi Pornhub aveva già ricevuto una lunga serie di accuse da associazioni che si occupano di privacy per i dati raccolti sui suoi utenti.

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