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“Perché ho smesso di pubblicare la vita di mia figlia sui social”

Nel suo libro “Reboot: Reclaiming Your Life in a Tech-Obsessed World” la psicologa Elaine Kasket ha raccontato di come è passata dal pubblicare immagini e dialoghi con protagonista sua figlia a cancellare tutto e trasformarlo in un formato cartaceo.
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A cura di Valerio Berra
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Elaine Kasket è una psicologa. Ama i social, o almeno si diverte ad utilizzarli. Quando il Facebook di Mark Zuckerberg comincia ad imporsi sulle altre piattaforme di comunicazione anche lei decide di iscriversi. È l’inizio degli anni ’10. Allora le foto non si potevano pubblicare e comunque non c’erano molti mezzi per scattarne di decenti. Dei video non ne parliamo. Kasket comincia così a postare dei testi in cui racconta la sua famiglia. O meglio. Dei dialoghi in cui sua figlia, allora bambina, risulta particolarmente divertente.

Con il tempo questa prassi ha cominciato a rovinare il rapporto di Elaine Kasket con la figlia. A raccontarlo è lei stessa, nel libro Reboot: Reclaiming Your Life in a Tech-Obsessed World, in italiano Riprendere la propria vita in un mondo ossessionato dalla tecnologia. L’estratto in cui racconta del rapporto con la figlia è stato pubblicato sul quotidiano The Guardian, il libro invece è in uscita nel Regno Unito.

“Ero diventata una sharent”

Elaine Kasket racconta che i primi dialoghi con sua figlia sono stati pubblicati sui social senza troppe riflessioni. Giusto per condividere un momento felice: “I social media sono stati la mia ancora di salvezza e un luogo in cui condividere la crescita di mia figlia. Ho trascritto dialoghi divertenti e dolci tra di noi e li ho pubblicati per la mia cerchia ristretta di amici. Ero diventata una sharent, un genitore che pubblica online informazioni sul proprio figlio”.

Il termine sharent, e il fenomeno collegato dello sharenting, nasce dalla fusione tra share e parent, cioè genitore e condividere. Indica esattamente quella pratica in cui i genitori condividono informazioni, immagini e video dei loro figli. Ovviamente in questi casi il tema del consenso è complesso, visto che soprattutto nei primi anni di vita spetterebbe ai genitori stessi tutelare la privacy dei loro bambini. La compagnia telefonica Deutsche Telekom ha realizzato uno spot per spiegare quanto questa pratica possa aprire a truffe di varia natura.

“La sua fiducia è stata tradita"

Dopo anni di pubblicazione di dialoghi con la figlia, Kasket ha affrontato il tema direttamente con lei. La risposta della ragazza, ormai adolescente, è stata netta: “Mi ha raccontato di volte in cui la sua fiducia è stata tradita, di occasioni in cui mi ha chiesto di non condividere qualcosa e io l'ho fatto comunque, di momenti in cui è rimasta sorpresa o arrabbiata quando ha scoperto che avevo pubblicato cose a sua insaputa. Mi ha raccontato di tutte le volte in cui gli estranei l'hanno salutata come una vecchia amica o di quando l'ho privata della capacità di decidere i propri confini”.

Da lì la scelta di rimuovere tutto e trasferirlo su un formato cartaceo: “Quando mi ha chiesto di cancellare tutto e di smettere di pubblicare post su di lei, mi sono sentita male. Dopo quella conversazione, non ho più pubblicato un’altra immagine né condiviso alcun dialogo sui social media relativo a mia figlia. Ho anche rimosso tutti i post precedenti da Facebook e Instagram. Prima di cancellare tutto, ho utilizzato un servizio per convertire tutti i miei post in una serie di libri".

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