OpenAI ci ha ripensato: dopo le critiche, Altman modifica gli accordi con il Pentagono

Dopo giorni di polemiche e un contraccolpo evidente sul fronte dell'opinione pubblica, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato una revisione dell'accordo tra l'azienda e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. In una serie di post pubblicati su X, il manager ha spiegato che l'intesa verrà modificata per chiarire in modo inequivocabile i limiti all'utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale in ambito militare. "Abbiamo collaborato con il DoW (Dipartimento della Guerra, secondo la nuova denominazione voluta da Trump, ndr.) per apportare alcune aggiunte al nostro accordo, in modo da rendere più chiari i nostri principi", ha scritto Altman.
OpenAI e Pentagono: cosa cambia
Il passaggio centrale del comunicato ha riguardato soprattutto la questione dell'utilizzo dell'IA per lo sviluppo di strumenti di sorveglianza interna, uno dei due punti controversi (insieme allo sviluppo di armi autonome) che aveva fatto saltare la collaborazione tra Anthropic e il governo.
Altman ha chiarito su X che il sistema "non deve essere utilizzato intenzionalmente per la sorveglianza di cittadini e persone statunitensi" nel rispetto del Quarto Emendamento, del National Security Act e del FISA Act. Una precisazione che, sottolinea il CEO, vieta anche il tracciamento, la sorveglianza o il monitoraggio deliberati attraverso informazioni personali "acquisite commercialmente". "È fondamentale proteggere le libertà civili degli americani", ha aggiunto, definendo la modifica "un cambiamento importante".
Altman ha inoltre chiarito che i servizi OpenAI non saranno utilizzati dalle agenzie di intelligence del Dipartimento, come la National Security Agency, salvo ulteriori modifiche contrattuali. Ha anche ribadito la propria posizione sul rapporto tra tecnologia e istituzioni:
"OpenAI non dovrebbe decidere il destino del mondo; nessuna azienda privata dovrebbe farlo. Dobbiamo collaborare con i governi, ma dobbiamo anche garantire che i singoli individui ottengano sempre più potere".
Altman ha concluso ribadendo di lavorare attraverso processi democratici, arrivando a lanciarsi anche in dichiarazioni piuttosto forti: "Se ricevessi quello che ritengo un ordine incostituzionale, ovviamente preferirei andare in prigione piuttosto che rispettarlo".
Il ripensamento dopo il crollo d'immagine
La parziale retromarcia di OpenAI avviene in un momento decisamente caldo. Nei giorni scorsi Anthropic aveva rifiutato un'intesa analoga con il Pentagono, dopo uno scontro sui possibili impieghi dell'IA nella sorveglianza di massa e nei sistemi di arma autonomi. L'azienda guidata da Dario Amodei aveva scelto di non cedere, mentre OpenAI aveva colto l'opportunità di subentrare nell'accordo, attirando critiche e innescando una fuga di utenti dall'app ChatGPT a favore di Claude, l'IA sviluppata proprio da Anthropic.
Lo stesso Altman ha ammesso l' errore di comunicazione: "Non avremmo dovuto affrettarci a pubblicare la questione venerdì (27 febbraio 2026, ndr). Le questioni sono estremamente complesse e richiedono una comunicazione chiara". Nei prossimi giorni OpenAI promette ulteriori chiarimenti, mentre resta aperta la questione cruciale su come conciliare sicurezza nazionale, tutela della privacy e sviluppo di una tecnologia che, nelle parole del CEO, "si sta muovendo così velocemente" da mettere alla prova la capacità dei processi democratici di stare al passo.