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Mi hanno proposto uno stipendio per guardare video sui social, 10 euro per ogni clip: ho accettato

Un video su TikTok diventa un’offerta di lavoro. La proposta è interessante: si può guadagnare semplicemente guardando video sulla piattaforma. Più ne guardi, più guadagni. Mi sono iscritto a questo servizio per vedere dove portava la catena di link. Dopo qualche giorno sono stato aggiunto a un gruppo WhatsApp pieno di bot.
A cura di Valerio Berra
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Salgo in metro, vado verso casa. Mi siedo, prendo il telefono e apro TikTok. È un momento di decompressione. Alla fine di una giornata di lavoro passare qualche minuto a guardare video di cui potevo fare a meno distrae un po’ la mente, almeno credo. Riconosco il flusso dell’algoritmo: un video sulla guerra in Iran, qualche meme, un po’ di dichiarazioni di politici, qualche estratto di podcast e qualcosa di montagna. E poi arriva lei: la pubblicità. Qui l'algoritmo mi propone il video di un profilo che ha attivato la sponsorizzazione. Ha qualcosa di familiare. Il nome dell’account è TikTok. Il simbolo è quello dell’app.  Si legge: “Sapevi che TikTok ha aggiunto questa opzione nel 2026”.

Nel video si vede uno smartphone aperto sulle impostazioni di TikTok dove si vede un’opzione chiamata “Guarda il video & Guadagna”. Sotto c’è anche un counter: Saldo 268,59 euro, video guardati 198 video. Circa 1,3 euro a video. Comunque non male per una cosa che faccio normalmente gratis. Ma qualcosa non torna. Mi occupo di tecnologia da anni e non ho mai visto un comunicato o un memo di TikTok in cui si parla di una funzione per pagare direttamente gli utenti. Al massimo qualche anno fa era stato lanciato un fondo per pagare i creator: un sistema di remunerazione in base alle visite e alle interazioni sui propri contenuti che però non era durato molto.

Il gruppo WhatsApp con Promotore Spotify

L’opzione non esiste, almeno al momento. Apro il profilo che ha diffuso il video. Ci sono parecchi video con lo stesso format. Cambiano giusto testi e inquadrature. Una sola nota: il video non si può scaricare e non si può inoltrare. Non solo. Nel profilo TikTok si apre un banner che ci dice “Scopri di più: candidati ora”. A questo punto è palese che si tratti di una truffa ma tanto vale proseguire per capire dove sta andando a finire tutta l’operazione. Lo conferma anche il nome dell’account: sembra TikTok ma è zjtd.tk.

Clicco il banner. Un bot registra in automatico il numero di telefono con cui ho fatto l’iscrizione alla piattaforma. Non succede altro. Resto un po’ deluso e lascio perdere. Dopo qualche giorno però arriva la parte due, più interessante. Vengo iscritto a un gruppo WhatsApp con altre 30 persone. O meglio, con gli account di 30 utenti che mi sembrano altrettante persone. Un profilo che si chiama Promotore Spotify propone un lavoro semplice.

FANPAGE.IT | Le informazioni che compaiono dall’account TikTok che ci ha proposto il video
FANPAGE.IT | Le informazioni che compaiono dall’account TikTok che ci ha proposto il video

È un agente che lavora per migliorare il posizionamento su Spotify degli artisti con cui lavora. Bisogna salvare il brano indicato su una playlist personale e inviare lo screenshot per dimostrare di aver portato a termine l’operazione. Una volta fatto tutto si ricevono 10 euro. Osservo i messaggi che scorrono nel gruppo, qualcuno chiede dettagli, qualcuno solleva dei dubbi ma si convince quando arrivano anche gli screenshot dei bonifici. La canzone da salvare sulla propria playlist era Ti Sento, dei Matia Bazar. Certo, una scelta non esattamente in linea con le proposte discografiche del momento: è stata pubblicata nel 1985.

Tutto molto bello. Ma con buona probabilità in mezzo a questa conversazione sono l’unico essere umano. I numeri dei profili che scrivono hanno tutti prefisso +20, una formula che corrisponde ai numeri registrati in Egitto. Qualcuno +1, Stati Uniti. Altri +96, anche qui un codice legato a diversi Paesi del Medio Oriente, dalla Giordania alla Siria. C’è qualche +39, italiano. Ma non parla. Mi sembra che anche qui la situazione sia chiara: sono davanti a una serie di messaggi di bot che servono a convincermi di essere davanti a una vera offerta di lavoro.

La truffa dei like: la spiegazione di Massimiliano Dona

È uno schema noto di truffa. Magari il primo pagamento arriva. Ma poi per gli altri si comincia a chiedere all’utente di fare dei piccoli investimenti. Paga 16 euro, continua a guardare i video e ne avrai 20. Per un po’ il gioco funziona. La promessa è quella di restituire tutto con gli interessi mano a mano che si procede con il lavoro. Il capitolo finale della truffa lo ha spiegato anche Massimiliano Dona, avvocato e presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. In uno dei suoi video spiega tutto il meccanismo e anticipa cosa succede alla fine: “Quando carpiscono la fiducia della vittima chiedono somme più rilevanti, a partire dai 500 euro. A quel punto, inutile dirlo, i truffatori si dileguano con il malloppo”.

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