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L’orbita di Starlink diventerà più bassa: cosa sta per succedere a oltre 4.000 satelliti

Oltre 4.400 satelliti Stalink verranno riposizionati per ridurre collisioni, detriti e tempi di decadimento nell’orbita terrestre bassa.
A cura di Elisabetta Rosso
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A dicembre, un satellite Starlink ha subito un’anomalia in orbita, lasciando dietro di sé un piccolo sciame di detriti. Non è un caso isolato: lo spazio intorno alla Terra si sta rapidamente riempendo di veicoli e frammenti. Per questo, nel 2026 SpaceX abbasserà la sua costellazione di circa 70 chilometri.

Oltre 4.400 satelliti verranno riposizionati per mitigare i rischi legati alla congestione orbitale e alla proliferazione dei detriti spaziali. Come ha spiegato su X Michael Nicolls, vicepresidente dell’ingegneria di Starlink, “I satelliti Starlink hanno un'affidabilità estremamente elevata. Tuttavia, se un satellite dovesse guastarsi in orbita, vogliamo che venga deorbitato il più rapidamente possibile”.

Il problema crescente dei detriti spaziali

Starlink è la più grande costellazione attiva al mondo, con quasi 10.000 satelliti in orbita destinati a fornire connessione Internet ad alta velocità in oltre 150 paesi. Non è l’unica, negli ultimi anni l’orbita bassa terrestre – la fascia di spazio compresa tra 160 km e 2.000 km – è diventata affollata. Tra costellazioni commerciali come Starlink, sistemi governativi e i piani di Amazon con Project Kuiper, si prevede che entro la fine del decennio potrebbero operare decine di migliaia di satelliti. 

È aumentato anche il rischio di collisioni e la creazione di detriti, che a velocità orbitale possono danneggiare altri veicoli spaziali. E infatti, lo scorso 17 dicembre uno dei satelliti Starlink ha subito un’anomalia in orbita a circa 418 km di quota, con perdita di comunicazione e rilascio di alcuni frammenti prima di decadere rapidamente verso l’atmosfera.

Perché abbassare l’orbita aumenterebbe la sicurezza

Secondo Nicolls, spostare la quota operativa da 550 km a 480 km è più sicuro e sostenibile, perché incide direttamente su tre fattori chiave della gestione orbitale:

  • Riduzione delle probabilità di collisione: sotto la soglia dei 500 km si concentra un numero molto inferiore di detriti e di altre costellazioni pianificate, diminuendo così il rischio complessivo di impatti accidentali.
  • Decadimento più rapido dei satelliti inattivi: l’atmosfera terrestre offre una resistenza che aumenta con quote più basse. In vista del minimo solare – la fase del ciclo di 11 anni durante la quale l’attività solare e la densità atmosferica diminuiscono – un satellite inattivo a 550 km potrebbe impiegare oltre quattro anni per rientrare naturalmente, mentre a 480 km il tempo di decadimento si ridurrebbe a pochi mesi.
  • Maggiore coordinamento orbitale: lo spostamento dell’anello di satelliti Starlink coinvolge coordinazione con altre compagnie spaziali, regolatori internazionali e con l’U.S. Space Command, riducendo le possibilità di traffico conflittuale durante le manovre.

La riconfigurazione annunciata da SpaceX si inserisce in un dibattito sempre più urgente sulla governance dello spazio. Agenzie spaziali, operatori privati e autorità militari stanno cercando nuovi standard per prevenire incidenti e contenere l’accumulo di detriti. La decisione di abbassare l’orbita dei satelliti Starlink può diventare un precedente, capace di influenzare le scelte di altri grandi attori della nuova economia spaziale.

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