Lo schema di Amazon per aumentare i prezzi online: le mail interne hanno svelato il sistema

Una rete di messaggi e mail compiacenti, alcune con tanto di smile molto anni Duemila, per mettersi d'accordo con le aziende e ritoccare i prezzi al rialzo, aumentando i ricavi a discapito dei consumatori. Sarebbe questo lo schema applicato per anni da Amazon con alcuni dei più importanti rivenditori presenti sulla piattaforma e che è stato reso pubblico lunedì 20 aprile dal procuratore generale della California, Rob Bonta. Il procedimento contro il colosso dell'e-commerce è aperto dal 2022 ma solo ora sono stati rivelati i dettagli che, secondo l'accusa, mostrano un sistema rodato per ridurre la concorrenza interna e indurre i rivenditori a piazzare i propri prodotti a un prezzo più alto, talvolta anche sui siti concorrenti.
Come funzionava il metodo Amazon
Secondo le carte appena desecretate, Amazon avrebbe sviluppato una rete di scambi e favori per evitare che i prezzi di determinati prodotti fossero troppo bassi per il mercato americano. A volte era la stessa azienda di Jeff Bezos a prestarsi al gioco, accettando di aumentare un prezzo o sospendendo temporaneamente la vendita di un prodotto per consentire a un altro rivenditore di alzare a sua volta il valore di listino.
In molti casi era invece Amazon a fare pressioni sui fornitori per far lievitare un prezzo ritenuto troppo basso. A volte, le richieste di aumento erano circoscritte a periodi specifici, in prossimità di eventi come il Black Friday o il Prime Day, in modo da rendere i prodotti più costosi prima di effettuare uno sconto apparentemente vantaggioso.
Una terza strategia, ben più aggressiva, consisteva invece nell'indurre i rivenditori a togliere un certo prodotto dalle piattaforme che lo rivendevano a prezzi più contenuti, così da non costringere Amazon ad adeguarsi alla concorrenza con cartellini al ribasso. Inutile dire che, in quasi tutti i casi, le manovre della piattaforma riuscivano a sortire gli effetti desiderati. "Le prove emerse sono inequivocabili: Amazon sta lavorando per rendere la vostra vita più insostenibile", ha commentato Bonta in una dichiarazione ripresa dal Guardian.
Le prove nelle mail
Le accuse dello Stato della California sono state supportate da alcune mail che hanno rivelato i modi con cui Amazon avrebbe agito per alzare artificialmente i prezzi. In uno dei casi più significativi, un dipendente Amazon aveva segnalato a Levi's alcuni pantaloni venduti su Walmart a un prezzo molto basso definendoli "problematici". Nel giro di un giorno, Levi's rispose che Walmart aveva accettato di aumentare il cartellino di quel modello a 29,99 dollari come "test nell'interesse del mercato". Lo stesso schema è stato ripetuto con Hanes, un altro storico marchio d'abbigliamento americano, che in diverse occasioni era stata convinto a chiedere a Walmart e Target di rincarare i prezzi sui loro siti.
Ancora più esplicito è però il caso che ha visto protagonista uno snack per animali. La compagnia di Seattle avrebbe infatti collaborato con un intermediario per convincere il rivenditore di prodotti di cura per i pet, Chewy, ad adeguarsi all'aumento. "I prezzi sono aumentati immediatamente anche su Chewy :)", scriveva l'intermediario ad Amazon, compiaciuto per essere riuscito a soddisfare la richiesta.
Se invece i prezzi rimanevano bassi, Amazon non sembrava farsi grossi scrupoli nel prendere decisioni drastiche per forzare la mano. In un'occasione citata da Bonta, la piattaforma aveva informato l'azienda Maxi-Matic che una sua macchina per il gelato era stata rimossa dal sito perché altrove era venduta a 17,99 dollari anziché 59,99 dollari. Con simili prezzi, aveva spiegato il dipendente Amazon, l'azienda ci avrebbe perso troppo.
La difesa di Amazon e le prospettive per il mercato
L'azienda ha finora respinto le accuse, parlando di un'interpretazione distorta dei fatti. In una dichiarazione ripresa dal New York Times, il portavoce Mark Blafkin ha definito la pubblicazione delle mail "un chiaro tentativo di distogliere l'attenzione dalla debolezza del caso", sottolineando come le prove non siano affatto nuove. "Amazon è costantemente indicata come il rivenditore online con i prezzi più bassi negli Stati Uniti, e siamo orgogliosi dei prezzi competitivi che i clienti trovano nel nostro negozio", ha ribadito.
Il caso, che approderà in aula nel 2027, potrà dirci molto sul futuro del mercato online. Nel 2023, anche la Federal Trade Commission e altri 17 Stati americani hanno avviato nuove azioni legali accusando Amazon di concorrenza sleale e se i tribunali dovessero esprimersi contro il colosso di Bezos, l'intero settore dell'e-commerce potrebbe dover rivedere le proprie dinamiche per evitare la creazione di cartelli dove l'unico a perderci rimane sempre il consumatore finale.