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L’FBI sta usando un trucco legale per comprare i dati dei cittadini: il rischio è la sorveglianza di massa

In una seduta del Senato, il direttore dell’FBI ha ammesso di acquisire dati e cronologie di geolocalizzazione per tracciare i cittadini americani. In teoria le leggi americane impongono restrizioni molto severe per questo tipo di operazioni ma l’agenzia federale sta sfruttando un vuoto normativo per comprare i pacchetti di informazioni da operatori privati senza dover passare da un giudice. Secondo molti politici, analisti e media statunitensi, questo potrebbe essere un problema poiché, la possibilità di tracciare gli spostamenti di milioni di persone senza autorizzazione giudiziaria, unita alla potenza dell’IA, può conferire nelle mani del Governo un potere di controllo mai visto prima.
A cura di Niccolò De Rosa
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La Federal Bureau of Investigation (FBI) sta utilizzando dati acquistati privatamente per sapere come si spostano i cittadini, quali luoghi frequentano e, potenzialmente, anche quali persone incontrano. Ad ammetterlo è lo stesso direttore dell'FBI Kash Patel, che durante un'audizione al Senato dove è stato chiamato a riferire riguardo le minacce globali ha confermato sotto giuramento come l'agenzia abbia ripreso ad acquistare da operatori privati i dati di geolocalizzazione dei cittadini statunitensi. Per farlo, l'ente governativo che si occupa di anti-terrorismo, criminalità organizzata e controspionaggio, ha sfruttato un vuoto normativo che ha aperto un nuovo motivo di scontro nel già infuocato clima politico americano.

L'ammissione davanti al Senato

A sollevare il caso è stato il senatore democratico Ron Wyden, da tempo molto critico nei confronti della spregiudicatezza con la quale, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, le agenzie governative hanno avviato attività di sorveglianza, spesso senza rispettare mandati e protocolli. Il confronto con Patel è stato molto diretto: "State acquistando dati sulla posizione degli americani?", ha chiesto Wyden.

"Acquistiamo informazioni disponibili sul mercato, in linea con la Costituzione e con l'Electronic Comunications Privacy Act e questo ci ha fornito informazioni preziose", è stata la ponderata risposta di Patel. L'Electronic Comunications Privacy Act è una legge federale degli anni '80 che ha esteso le restrizioni governative sulle intercettazioni telefoniche anche alle comunicazioni elettroniche, come e-mail e chat online. L'ammissione rappresenta comunque una svolta rispetto al precedente del 2023, quando l'allora direttore Christopher Wray aveva sì spiegato che l'FBI aveva sì comprato questo tipo di dati in passato, aggiungendo però che tale pratica era stata accantonata.

Il direttore dell’FBI Kash Patel durante l’audizione della Commissione Intelligence del Senato sulle minacce globali
Il direttore dell’FBI Kash Patel durante l’audizione della Commissione Intelligence del Senato sulle minacce globali

Cosa dice la legge USA sull'acquisto dei dati dei cittadini

Come sottolineato da molti media americani, il punto centrale della questione riguarda il Quarto Emendamento della Costituzione statunitense, che tutela i cittadini da perquisizioni e sequestri irragionevoli, imponendo l'obbligo di un mandato ufficiale e giustificato da una "probabile causa". Il principio è lo stesso che abbiamo imparato a conoscere dai film polizieschi di Hollywood quando il gangster di turno sbeffeggia il detective perché, senza un mandato, non possono essere toccati. Nel 2018 la Corte Suprema ha inoltre stabilito che le forze dell'ordine devono ottenere un mandato anche per accedere ai dati di localizzazione forniti dalle compagnie telefoniche.

Come ha fatto l'FBI ad aggirare le regole

Nonostante tutti i paletti imposti dalla Legge, negli USA esistono però delle zone grigie non ancora pienamente regolamentate e l'FBI le ha sfruttate per mettere le mani su un tesoretto d'informazioni molto utili per le attività di controllo e sorveglianza.

Le app installate sugli smartphone raccolgono continuamente dati di posizionamento per fini pubblicitari. Sono tutte quelle attività di marketing che vengono autorizzate quando clicchiamo su "Accetta" prima di usare un servizio online, spesso senza leggere tutte le condizioni di utilizzo. Questi dati vengono poi aggregati e venduti da società specializzate (i cosiddetti data broker) ad altre compagnie. A questo punto però, poiché si tratta di un'operazione "commerciale", le agenzie federali come l'FBI possono inserirsi in questo mercato e acquistare i pacchetti di dati senza l'obbligo di passare da un giudice.

Ai fini di Legge si tratta di una mossa furba, ma lecita. Per i critici, invece, è un palese raggiro dei principi stabiliti dalla Costituzione, tanto che lo stesso senatore Wyden ha parlato apertamente di "una scandalosa scorciatoia intorno al Quarto Emendamento". Non solo. Per Wyden il problema appare ancora più grave che in passato perché ora le agenzie dispongono di tutti gli strumenti integrati dall'intelligenza artificiale che possono permettere di analizzare enormi quantità di informazioni in modo molto più rapido ed efficace.

Lo scontro politico: privacy o sicurezza?

La questione ha ovviamente assunto i connotati di una battaglia tra fazioni. Dopo la testimonianza di Patel, Wyden ora spinge per l'approvazione del Government Surveillance Reform Act, una proposta sostenuta anche da diversi senatori repubblicani per chiudere questo buco normativo e impedire alle agenzie di acquistare dati sensibili senza un "ok" ufficiale da parte di un giudice.

L'ala più oltranzista dei Repubblicani però non ci sta. Come riporta la testata giornalistica The Politico, il senatore Tom Cotton ha subito difeso l'operato dell'FBI, sottolineando la piena liceità del loro operato. Anche la stessa agenzia ha ovviamente rivendicato l'utilità operativa di questi strumenti. Per il direttore Patel l'acquisto di queste informazioni ha prodotto "indicazioni preziose" per attività di intelligence. Un argomento molto apprezzato in un Paese sempre più ossessionato dalle infiltrazioni dei nemici dell'America.

Politici, media e gli stessi cittadini iniziano però a chiedersi quanto siano disposti a sacrificare sull'altare della sicurezza e la diaspora di utenti che ha deciso di lasciare ChatGPT dopo l'accordo stretto da OpenAI con il Pentagono per consentire al Governo di usare l'IA anche per operazioni di sorveglianza di massa, è la prova che non tutti sono disposti a rinunciare completamente alla propria privacy per sentirsi più sicuri.

Fino a che punto uno Stato quindi può spingersi a controllare i propri cittadini senza compromettere i principi fondamentali di diritti e garanzie sui quali si fonda? Nella Terra della Libertà la prossima partita per il futuro della Nazione potrebbe giocarsi proprio su questo campo.

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