La voce di Alberto Ravagnani, ex prete: “Ho visto il volto cattivo della Chiesa. L’amore ha pesato”

Alberto Ravagnani era conosciuto sui social come don Alberto. Da pochi giorni ha lasciato il ministero sacerdotale ma continuerà a creare contenuti sui social sulla Fede. In questa intervista a Fanpage.it racconta tutte le ragioni della sua scelta.
Intervista a Alberto Ravagnani
Content Creator
A cura di Valerio Berra
1 CONDIVISIONI
Immagine

“Va bene Alberto, però se mi chiamano don Alberto non mi offendo”. Alberto Ravagnani, 32 anni, ha ricominciato a parlare sui social e con i giornalisti solo da pochi giorni. Il tempo di far assestare l’onda di commenti nati dopo la sua scelta. Il 31 gennaio ha lasciato il sacerdozio. Negli anni Alberto Ravagnani ha costruito una community sui social, creando di fatto la figura di quelli che poi sono stati ribattezzati Preti influencer. La data dell’annuncio non è casuale: in questi giorni sta promuovendo il suo nuovo libro: La Scelta.

Oggi Alberto sembra sereno. Anche se tecnicamente non è più un prete, ci tiene a sottolineare un paio di concetti: “Un prete è tale fino alla fine della vita, perché il sacramento imprime un carattere che non se ne va. Io sospendo l'esercizio del ministero, decido di uscire dal ruolo”. Tu es sacerdos in aeternum.

Ora ne parla a Fanpage.it: “Questa scelta l'ho presa con tanta consapevolezza dopo mesi, se non anni di discernimento e confronti. Ho ricevuto tante critiche, sicuramente però anche tanto affetto dalle persone. Sono un po’ dispiaciuto per le critiche, ma soprattutto per la faccia della Chiesa che viene fuori dalla tanta cattiveria e violenza che si è scatenata contro di me”.

In questo articolo trovate alcuni passaggi della sua intervista. Nel video che trovate qui sopra potete vedere invece il contenuto completo. Ha collaborato a questa intervista Daniele Polidoro.

Perché don Alberto ha lasciato il sacerdozio: “Voglio essere più leale a quello che sono”

Alberto non pensa di aver tradito nessuno, nonostante gli attacchi contro di lui siano arrivati anche dall’interno della Chiesa, oltre che dai social: “Forse qualcuno si è sentito tradito, però la mia scelta è in continuità con quello che ho vissuto prima. Anzi, proprio perché ho iniziato a fare video e sono diventato un missionario digitale, ora prendo questa scelta”.

La motivazione è secca: “Credo che non fare più il prete possa permettermi di fare del bene in maniera più autentica e più leale rispetto a come sono”. Tra i motivi di questo passo indietro Ravagnani esclude quello più chiacchierato. Nessuna relazione alle porte: “Sicuramente c'entra l'amore, però non mi sono innamorato di qualcuno. La mia scelta non è una scelta per seguire l'amore della mia vita”.

Anche se non esclude che in futuro potrebbe succedere altro: “Ho interpretato il mio ruolo da sacerdote in maniera molto rigida, cioè molto fedele al celibato e a tutti i miei doveri. Questa parte l'ho sempre censurata, ho sempre voluto allontanarla. Quindi chiaramente adesso, venendo meno questo ruolo, si tratterà di iniziare un nuovo capitolo della mia vita, che è anche quello che prevede l’amore”.

Il problema del marketing della Fede

E ora? Adesso restano i follower. Su Instagram è ancora don Alberto e ha 300.000 utenti che lo seguono. Dalle sue parole sembra che questo sia il nuovo punto di partenza. Contenuti, eventi, forse qualche sponsorizzazione come per il caso degli integratori. Lo abbiamo visto in questi giorni anche con il lancio del libro che ha coinciso con il comunicato ufficiale sulla fine del sacerdozio:

“Non credo che fare marketing sia una cosa sbagliata perché la Chiesa fa marketing. Anche canonizzare i santi è una forma di marketing spirituale. Anche fare il Giubileo è una forma di marketing. Non demonizzo il marketing, quello che conta sono le intenzioni e le intenzioni con cui ho fatto tutto questo sono buone”.

Ora c’è una vita da costruire attorno a questa scelta: “Dovrò fare come tutti i comuni mortali, cioè dovrò guadagnare dei soldi, dovrò pagare un affitto. Per il momento continuo ad abitare in parrocchia fino a quando non riuscirò a trovare una stabilità che mi permetta di avere una casa. Vorrei stare a Milano, se possibile. Ma perché qui c'è la missione per me, ci sono i giovani a cui voglio parlare”.

L’effetto Suor Cristina e il Grande Fratello

In tutto questo resta un problema. Alberto non è diventato famoso sui social solo per i suoi contenuti ma anche perché era un prete. Il colletto bianco ha contribuito a sollevare curiosità su di lui. Ora che non è più un prete, c’è il rischio che qualcosa cambi. Un po’ come suor Cristina Scuccia. Viralissima quando cantava con il velo. Sparita dai radar dopo essere tornata alla vita secolare.

“Ora non sono più prete formalmente e quindi credo che i pregiudizi delle persone rispetto a quello che rappresento cadano. Quindi chi si rapporta con me non si rapporta più con un rappresentante dell'istituzione. E adesso io vorrei comunque trovare il modo di parlare del Vangelo, del messaggio di Gesù, del senso della vita, della ricerca di Dio alle persone. Viviamo un momento di crisi del cristianesimo. Forse possiamo arrivare a superarlo”.

Per il momento comunque nessun reality. Nonostante ci fossero stati in passato contatti con gli autori del Grande Fratello: “No, non voglio andare in un contesto artefatto per far divertire le persone. Ho altri progetti”.

1 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views