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La strana cura per aumentare il tuo quoziente intellettivo: creatina e chip per diventare intelligenti

Integratori, videogiochi e tecnologie indossabili: la corsa al potenziamento mentale promette cervelli più veloci e intelligenti, ma tra marketing e scienza, cosa c’è di vero?
A cura di Elisabetta Rosso
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Neon blu illuminano il viso di chi indossa una cuffia EEG, mentre le dita scorrono su uno smartphone che registra impulsi cerebrali. In un loft della Silicon Valley qualcuno gioca a un videogame progettato per allenare l’attenzione mentre beve bibitoni che promettono di accelerare l’apprendimento. Funziona più o meno così la nuova frontiera del potenziamento cognitivo che, tra dispositivi e integratori, cerca di avvicinarsi a uno dei grandi sogni dell'umanità: diventare più intelligenti. 

La lista di oggetti o sostanze che promettono di migliorare le capacità cognitive è lunga. Guardando un po' le offerte sul mercato del potenziamento cerebrale abbiamo trovato brain games, integratori per la memoria, cuffie che leggono le onde cerebrali e impulsi che stimolano i nervi per accelerare l’apprendimento. Il mercato è in crescita, le aziende neurotech stanno investendo, e un pubblico che vuole a tutti i costi migliorare il proprio cervello comprando. Anche se le evidenze scientifiche rimangono al momento deboli. Ma cosa c’è di reale dietro questa nuova moda e quali sono i limiti dell’“ottimizzazione” cognitiva?

La creatina: dalla palestra al cervello

La creatina è da anni utilizzata da atleti e sportivi, utilizzata per sostenere la produzione di energia nelle cellule muscolari, ora però è oggetto di crescente attenzione per i suoi possibili effetti sul cervello umano. Secondo il report 2025 di Vitamin Shoppe, dal 2019 la richiesta di creatina è cresciuta del 320%. Sul fronte cognitivo, però, le evidenze – seppur promettenti – sono ancora modeste e circoscritte a condizioni specifiche. Certo sul dato pesa molto l'uso che viene fatto nelle palestre per aumentare più velocemente i volumi muscolari.

Secondo diverse analisi e studi sperimentali, la creatina può migliorare memoria, velocità di elaborazione e attenzione, soprattutto in soggetti sottoposti a stress mentale intenso, privazione di sonno o in età avanzata. Ma è importante sottolineare che le autorità scientifiche europee non hanno ancora riconosciuto ufficialmente un effetto cognitivo della creatina, ritenendo le prove insufficienti per approvare una specifica indicazione sanitaria.

Dispositivi “cognitivi”: la nuova frontiera dell’ottimizzazione mentale

Non solo integratori: sul mercato stanno entrando nuovi prodotti ad alta tecnologia che promettono di migliorare concentrazione, memoria o “età cerebrale” grazie all’uso di segnali neurali, intelligenza artificiale o feedback in tempo reale. Si va dai dispositivi EEG consumer per monitorare l’attività cerebrale ai videogiochi “medici” progettati per stimolare aree cognitive specifiche.

Per esempio, EndeavorRx, un videogioco approvato dalla FDA negli Stati Uniti nel 2020 come trattamento per l’ADHD nei bambini, basato su ricerche condotte all’Università della California di San Francisco. Tuttavia, la maggior parte dei cosiddetti “brain games” non ha una solida base scientifica che dimostri benefici duraturi sulle funzioni cognitive generali nella vita quotidiana.

Neuromarketing e neurotech: i dispositivi per essere intelligenti

Le compagnie tech e i laboratori di ricerca hanno fiutato la moda e stanno investendo in nuove neurotecnologie che integrano intelligenza artificiale e interfacce cervello‑computer (BCI). Alcune startup e giganti della Silicon Valley lavorano su dispositivi indossabili in grado di monitorare l’attività neurale in tempo reale e fornire feedback personalizzato. Come riporta Business Insider le imprese di neurotech consumer sono aumentate da 41 nel 2014 a 153 nel 2024. 

Non solo dispositivi indossabili. Le vere rockstar dell'ottimizzazione cerebrale sono infatti gli impiantabili. Memoria aumentata, telepatia, controllo di dispositivi con il pensiero, apprendimento ultra-rapido, sono solo alcuni dei "super-poteri" che potremmo sviluppare grazie agli impianti cerebrali. Esistono già dispositivi in grado di utilizzare i segnali elettrici che arrivano dal sistema nervoso, per esempio Neuralink, che permettono a persone con paralisi gravi di utilizzare interfacce cervello-computer per muovere il cursore sullo schermo. L’attivazione di alcuni nervi periferici però potrebbe essere sfruttata per apprendere più velocemente. I ricercatori stanno già testando l’effetto degli impulsi sul nervo vago per il potenziamento cognitivo.

Cosa funziona davvero secondo la scienza

I neuroscienziati concordano su alcuni punti fondamentali. Primo, non esiste una “pillola magica” per il cervello: le strategie che offrono i benefici più stabili e verificati non sono trucchi tecnologici, ma comportamenti di base come dormire, fare attività fisica regolare, seguire una dieta equilibrata e mantenere relazioni sociali significative.

Il miglioramento cognitivo è quasi sempre graduale e richiede impegno continuo, non risultati rapidi o drastici da un singolo prodotto. Alcune strategie mostrano potenziale in contesti specifici, ma nessuna ha ancora confermato di poter modificare in modo sostanziale e duraturo la capacità intellettiva di una persona ben riposata, sana e attiva.

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