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La prima legge in Italia contro la dipendenza da social: “Meccanismi simili al gioco d’azzardo”

Lorenzo Basso e Antonio Nicita hanno presentato un disegno di legge contro la dipendenza algoritmica dei social network: l’obiettivo è cambiare quei meccanismi che ci portano a rimanere sempre attaccati allo schermo, scorrendo un video dopo l’altro. Fanpage.it ha parlato con Basso per capire meglio come funziona questa legge.
A cura di Valerio Berra
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Il problema non sono i contenuti. Il problema è proprio tutta la struttura. Partendo da qui i due senatori del Partito Democratico Lorenzo Basso e Antonio Nicita hanno presentato un disegno di legge dedicato alla dipendenza algoritmica, legata soprattutto alle piattaforme. Questa volta c’è una distinzione. L’obiettivo del disegno di legge non è lavorare su una moderazione dei contenuti. Per capirci, il punto non sono i post, le foto o i video che scorriamo ogni volta che siamo sui social. Questo testo vuole affrontare proprio la struttura: il contesto in cui vediamo questi contenuti.

Nello specifico, si parla di tre fenomeni legati al design degli algoritmi: dipendenza algoritmica, influenza algoritmica e manipolazione algoritmica selettiva. Sono tre fenomeni che in modo diverso influenzano il nostro modo di guardare i contenuti. La dipendenza algoritmica è una formula che tiene insieme tutti quei meccanismi che ci portano a stare attaccati allo schermo. L’influenza algoritmica riguarda le scelte fatte nella selezione dei contenuti senza che noi lo sappiamo e la manipolazione è il modo in cui le piattaforme alterano la visibilità di un singolo contenuto.

Per la manipolazione, la proposta cita casi noti alle cronache: dal cambio di visibilità registrato da alcuni account X al ruolo di TikTok nelle elezioni in Romania del 2024, elezioni che sono poi state annullate dalla Corte Costituzionale del Paese dopo una serie di report delle agenzie interne sulle ingerenze russe.

Le sentenze sulla dipendenza da social network

Negli ultimi giorni il tema della dipendenza da social network è diventato protagonista di una sentenza in California. Un tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Google perché le loro piattaforme avrebbero causato una forma di dipendenza a una donna di 20 anni, nota alle cronache come Kaley M.G. Secondo la sua testimonianza, Kaley sarebbe arrivata a passare su Instagram fino a 16 ore al giorno.

La giuria di Los Angeles per la prima volta ha riconosciuto che la dipendenza non era causata dai contenuti presenti sulla piattaforma ma proprio dal design della piattaforma stessa. Meta e Google hanno già annunciato che faranno ricorso ma intanto è stata decisa per loro una multa da 6 milioni di dollari.

Quali sono gli obiettivi del disegno di legge

Fanpage.it ha parlato con Lorenzo Basso per capire i punti del disegno di legge, con una premessa. Non è facile far rispettare regolamenti alle Big Tech, soprattutto se comportano la perdita di utenti o la perdita di tempo trascorso sulla piattaforma. Per adesso una strategia che ha funzionato è stata quella di muoversi a livello europeo. Il mercato europeo è fatto da circa 446 milioni di persone con buone capacità di spesa. Mettere delle richieste per accedere di solito è un buon modo per farsi ascoltare.

“L’idea alla base della proposta non è disincentivare l’utilizzo dei social network ma costruire un ambiente sano”, spiega Lorenzo Basso. E poi fa un paragone con un altro tipo di dipendenza: “Ho fatto una lunga battaglia sul gioco d’azzardo compulsivo, sui meccanismi che trasformano un giocatore in un malato patologico. Alcuni di questi vengono usati anche nei social network, proprio per tenerci attaccati allo schermo”.

Uno di questi meccanismi è lo scrolling infinito, quel sistema per cui noi possiamo scorrere i video del nostro feed senza mai avere una fine. Ogni volta che scorriamo verso il basso troviamo un video nuovo. Un contenuto a sorpresa che potrebbe piacerci o disgustarci. Possiamo vincere o perdere, come se avessimo davanti una slot machine virtuale.

Continua Basso: “Per fare un esempio analogico, quello che vogliamo evitare è una sorta di pubblicità subliminale. In passato esistevano forme di pubblicità in cui venivano inseriti messaggi nascosti agli utenti che però in qualche modo li condizionavano, come delle immagini impercettibili messe in un video. Ecco, vogliamo evitare che i social abbiano lo stesso effetto”.

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