La nuova serie di Harry Potter e l’effetto nostalgia che monetizza sui Millenial: l’intervista a Caleel

A quindici anni dall'ultimo film della saga originale, il mondo di Harry Potter tornerà a far sognare milioni di fan con la nuova serie targata HBO, attesa per il Natale 2026. Il primo trailer ha riacceso l'entusiasmo della nutrita community che per anni ha tenuto vivo il mito del mondo nato dalla penna di J.K. Rowling. La prospettiva dell'ennesimo reboot impone però alcune riflessioni sulla tendenza a ripescare successi generazionali del passato non solo per intercettare il pubblico più giovane, ma, soprattutto, per continuare a parlare a quei Millennial che – come dimostra il mercato sempre più florido dei videogame retrò e delle carte dei Pokémon – rappresentano il target perfetto per una continua (e assai proficua) operazione nostalgia.
Per ragionare su questo trend che sembra preferire il già noto alla ricerca di nuove storie, Fanpage.it ha contatto Caleel, al secolo Adrian R. Rednic, creator di YouTube, scrittore fantasy e divulgatore del mondo nerd, che negli anni è diventato uno tra i principali punti di riferimento italiani per l'universo di Harry Potter.
Partiamo dalla stretta attualità. Come ti è sembrato il trailer della nuova serie?
Quando si tratta di remake o nuove versioni di saghe storiche, c'è sempre la paura di come il progetto verrà gestito. Tuttavia, considerando il budget investito, partivo abbastanza tranquillo: non mi aspettavo una "poracciata", per usare un termine tecnico. Il teaser mi ha stupito positivamente. Mi piace l'atmosfera che si respira; si percepisce la volontà di mantenere la massima fedeltà ai capitoli originali. Anche se sono solo due minuti, si capisce che hanno preso ogni singola pagina per inserire quante più citazioni e adattamenti diretti possibili. Inoltre, sembra che vedremo scene inedite, mai apparse nei film e nemmeno approfondite nei libri: la lettera di Hermione, la vita di Draco a casa prima di Hogwarts… Poiché esploreremo questi personaggi più a lungo, vogliono darci fin da subito un'infarinatura su chi siano, guardandoli anche al di fuori degli occhi di Harry.
L'ultimo film è uscito nel 2011. Molti dicono che non servisse un remake: tu che ne pensi?
Tanti sostengono che i film siano ancora attuali, ed è vero, anche perché la community li ha tenuti vivi. Ma sono passati 25 anni dal primo film: parliamo di una generazione intera. Il trailer esce ora proprio per celebrare questo anniversario. Il punto del discorso, secondo me, è capire a chi si rivolge davvero questa serie: punta a un nuovo pubblico o vuole parlare ancora a un pubblico già fidelizzato? Dopo aver guardato il trailer, direi che il target siamo proprio noi millennial, i fan storici.
Quali elementi del trailer ti hanno portato a questa conclusione?
La fotografia, ad esempio, è molto scura. Nei film originali, tutto si incupiva gradualmente con la crescita dei personaggi. All'inizio sia i libri che i film erano prodotti esclusivamente per bambini, con toni e atmosfere calde, confortanti. Qui invece partiamo subito con toni freddi e cupi. Prendiamo i Dursley, gli zii cattivi di Harry. Nei film erano quasi caricaturali, una tipica famiglia posh inglese. Qui sembrano usciti da una periferia brutale degli anni '90. Petunia è molto più aggressiva, quasi spaventosa. Percepisci davvero l'abuso subito da Harry. Persino Vernon è stato reso più magro e minaccioso, lontano dalla descrizione "grassoccia" e ridicola della Rowling. È un linguaggio che comunica più a un pubblico adulto che a dei bambini. Si punta sulle mancanze dei film che noi fan abbiamo sempre lamentato.
Questo "effetto nostalgia" è ormai ovunque. Sembra che le produzioni preferiscano mungere il pubblico fidelizzato piuttosto che cercarne uno nuovo. Perché?
I bambini di ieri sono i trentenni/quarantenni di oggi. Un pubblico che è cresciuto con certe storie e ora ha la disponibilità economica per comprare i biglietti dei film, farsi gli abbonamenti per le piattaforme e acquistare l’enorme assortimento di merchandising. Il pubblico più facile da catturare è quello che hai già e al quale proponi esattamente ciò che vuole. È la logica dell'algoritmo dei social che influenza le scelte di intrattenimento.
Ecco, i social. Le nuove generazioni sembrano quasi preferire "guardare gente che guarda cose" (gamer, recensori, streamer) piuttosto che vivere direttamente l'esperienza di intrattenimento. Secondo te questo influenza il modo in cui vengono selezionate le idee e sviluppati i contenuti?
Sì, è un dato di fatto. Le nuove generazioni hanno tempi di attenzione bassissimi, ma succede anche a noi: siamo schiavi dello smartphone e della dopamina immediata. Il rapporto "parasociale" con il creator è fondamentale. Io stesso ho notato che le mie retrospettive lunghe due ore funzionano perché al pubblico piace rivivere un film amato insieme a qualcuno che stimano. È un modo indiretto di condividere passioni. Oggi non guardiamo più le cose solo per il gusto di farlo, ma per parlarne online, su Reddit o sui social. Se non guardi la serie del momento, sei tagliato fuori dal 50% dei contenuti internet. L'ultimo vero fenomeno di massa che ha creato questo "obbligo sociale" è stato Game of Thrones.
A oggi esiste un erede di Harry Potter al quale può appassionarsi un bambino?
Ti rispondo a bruciapelo: no. Sto riflettendo da un po' su questo. Sembra che non esistano più i film "per ragazzi". La nostra generazione aveva Harry Potter, Le Cronache di Narnia, Hunger Games. Oggi non vedo fenomeni simili per la fascia 8-16 anni.
La ragione è che quelle erano trasposizioni di grandi successi letterari. La nuova generazione legge statisticamente meno, e le case di produzione non rischiano su libri nuovi. Preferiscono adattare storie vecchie perché sanno che c'è già un pubblico. È il motivo per cui annunciano un nuovo film sul "Signore degli Anelli" basato su Gollum: è un personaggio che già conoscono. Se facessi un film su Beren e Lúthien (un altro libro di Tolkien ambientato nella Terra di Mezzo ndr), lo guarderebbero solo i super fan di Tolkien, e non sono loro a fare i miliardi al botteghino. La gente, alla fine, vuole sempre "la stessa minestra", purché sia fatta bene.
Certo, così facendo si rischia di far mancare il ricambio generazionale, un po' come avvenuto con i nuovi prodotti di Star Wars. Harry Potter, però, ha una marcia in più, perché anche negli anni di "vuoto" ha avuto una nuova vita con la Gen Z grazie ai social e alle fan fiction. Su TikTok ci sono community da miliardi di visualizzazioni.
Il fenomeno delle fan fiction ha aiutato a tenere vivo il mito?
Le fan fiction nascono quando il desiderio di contenuti del pubblico non viene soddisfatto dai prodotti ufficiali. Molto del fandom attuale gira, per esempio, attorno alla storia dei "Malandrini" (il gruppo di amici del padre di Harry, ndr). Nei libri sono solo accennati, quindi i fan hanno carta bianca per inventare storie in un contesto familiare. C'è poi l'aspetto politico e sociale. Dopo le dichiarazioni controverse di J.K. Rowling sulle persone trans, una parte dei fan ha sentito il bisogno di distaccarsi dalla creatrice per crearsi uno "spazio sicuro" dove continuare ad amare quei personaggi senza sostenere lei economicamente. È un fenomeno che risale agli anni '70 con Star Trek. Le fanfiction sono un bisogno naturale dell'essere umano: un punto di fuga. E in questo caso hanno contribuito a mantenere viva la magia, in tutti i sensi, di Harry Potter .