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Conflitto Israelo-Palestinese

La guerra degli hacker di Israele: “Ora sappiamo come trovare gli ostaggi di Hamas”

Nella war room gli esperti di sicurezza, di intelligenza artificiale e gli hacker collaborano con la divisione di cyberintelligence dell’esercito per analizzare oltre 300.000 video e confrontarli con le foto inviate dalle famiglie delle persone rapite.
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Intervista a Refael Franco
Coordinatore della war room a Tel Aviv, Ceo di Code Blue, ed ex vicedirettore della Direzione nazionale informatica
A cura di Elisabetta Rosso
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Hamas ha costruito un campagna mediatica del terrore. Appende body cam sul petto dei miliziani, punta le telecamere sui volti degli ostaggi, usa i social delle persone rapite per documentare le esecuzioni. Ogni video, foto, screenshot scorre sugli schermi della war room dove oltre 100 esperti di sicurezza informatica e dell'intelligence israeliana analizzano volti, sfondi, o l'angolazione del Sole per rintracciare gli ostaggi. "Abbiamo cominciato a raccogliere tutte le informazioni possibili e a confrontarle con le immagini che le famiglie delle persone rapite ci hanno inviato, grazie all'intelligenza artificiale (IA) e al riconoscimento facciale siamo riusciti a localizzare 66 ostaggi", spiega a Fanpage.it Refael Franco. È lui che si trova a capo di questa war room con base a Tel Aviv composta da esperti di cyber sicurezza, Franco è anche Ceo della società Code Blue e in passato è stato vicedirettore della Direzione nazionale informatica.

Il software utilizzato dal team della war room confronta le immagini postate da Hamas con le foto inviate dai parenti o dagli amici delle persone scomparse, quando si verifica una corrispondenza il sistema geolocalizza la posizione della persona scomparsa. "Per fare questo lavoro abbiamo messo nella stessa stanza persone con competenze diverse", esperti di sicurezza, di intelligence open source, hacker che collaborano con la divisione di cyberintelligence dell’esercito israeliano, e Duvdevan, la sua unità antiterrorismo sotto copertura. "Il nostro obiettivo è salvare vite, trovare le persone sparite e rapite, finora abbiamo raccolto più di 300.000 video, e continueremo a rintracciare gli ostaggi di Hamas, è quello che abbiamo fatto, sin dall'inizio".

Quando è stata creata la war room?

La war room è stata creata domenica 8 ottobre, il giorno dopo l’attacco di Hamas, abbiamo capito che c’erano già stati molti rapimenti e tantissime persone erano scomparse, così abbiamo deciso di aiutare a trovarle e localizzarle. Ci siamo posti innanzitutto due domande. La prima, se le persone scomparse erano vive o morte, la seconda se erano a Gaza o in Israele.

Come funziona la vostra giornata di lavoro?

Sin da subito abbiamo capito che per prima cosa avremmo dovuto raccogliere tutti i dati, provenienti dalla Striscia di Gaza, dall’open source dell’intelligence, e anche quelli delle piattaforme social come TikTok, Snapchat, Telegram, Facebook e così via. Quindi il primo passo è stato raccogliere tutti questi dati, intanto abbiamo ricevuto più di 700 foto inviate dalle famiglie dei rapiti e delle persone scomparse, quindi dopo la raccolta dei dati tutto il team ha cominciato a confrontarli con le immagini inviate dai parenti.

Chi lavora nella war room?

Avevamo bisogno di figure multidisciplinari, con compiti diversi, e ruoli differenti. Così abbiamo cercato volontari dal settore tecnologico, esperti di intelligenza artificiale, di cybersecurity, persone in grado di tradurre l’arabo, esperti di geolocalizzazione, e abbiamo messo tutte queste competenze nella stessa stanza e abbiamo iniziato a sviluppare la piattaforma.

Qual è il vostro rapporto con l'esercito?

Parte del team è composto da ex ragazzi dell’intelligence e dall’unità di cyber intelligence dell'esercito. Poi il nostro lavoro è fornire la piattaforma all’esercito, che collabora con noi, ci ha aiutato ad essere più focalizzati. Tutti i dati che raccogliamo e analizziamo li condividiamo con l’unità che si occupa delle persone scomparse. Noi da anni lavoriamo in tutto il mondo, in 42 Paesi, per rintracciare le persone che sono state rapite, e in questo momento stiamo mettendo in campo le nostre conoscenze per trovare gli ostaggi di Hamas.

Qual è background delle persone nel vostro team?

La maggior parte hanno un background informatico, cyber, molti sono hacker, white hacker, “i ragazzi bravi”, alcuni parlano arabo, altri sono ricercatori dell’open source intelligence, abbiamo molti volontari, e così insieme siamo riusciti a costruire, come diciamo noi, un sistema da boutique per costruire la piattaforma e sostenere la missione.

Hamas filma gli ostaggi e usa i loro account per la sua strategia del terrore. Ecco, voi come utilizzate questi video?

Noi prendiamo i video e proviamo a capire quali dati possiamo ottenere. Per esempio dove sono state scattate quelle foto, se noi vediamo dietro alle persone una moschea, un'università, un negozio, può essere utile per localizzarle e mettere un pin sulla mappa. Anche le parole chiave, per esempio soldato, bambini, donne, ci aiutano a fare ricerche più focalizzate. Questa è la prima mossa.

E poi?

E poi ci sono i volti, l'elemento fondamentale. Anche se sono sfocate, la nostra intelligenza artificiale per le ricerche prende le foto e le rende più nitide, e così possiamo caricarle sul software e confrontarle e trovare gli ostaggi tramite il riconoscimento facciale con l’IA.

Come usate l'intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale per rintracciare gli ostaggi?

Prima di tutto dobbiamo trovare la foto giusta o il video giusto, devi prendere lo scatto, lo devi pulire e poi dopo bisogna caricarlo sul software con l’intelligenza artificiale. Con tutto il rispetto per il software ci vuole un lavoro duro per pulire i volti.

In che senso?

Spesso le fotografie che noi dobbiamo confrontare non sono nitide, spesso ritraggono persone sanguinanti, altre sono scattate di lato. Solo dopo aver reso queste foto più pulite possiamo caricarle sull’IA, per preparare le immagini al confronto utilizziamo anche i tool messi a disposizione da Google e ci aiutano alcune start up israeliane. Solo dopo tutto questo lavoro riusciamo a realizzare la fotografia giusta per l’IA.

Chi sono gli ostaggi catturati da Hamas e quanti siete riusciti a rintracciarne?

Hamas ha preso i cellulari di molte persone a Gaza, di chiunque, e hanno caricato tantissime foto e video dal 7 ottobre in avanti. Noi cerchiamo di capire da dove è stata scattata la foto, cerchiamo di localizzare e trovare sempre più persone. Ora abbiamo raccolto più di 300.000 video che abbiamo comparato con 700 immagini, alla fine abbiamo trovato più di 66 corrispondenze con le persone rapite o scomparse.

Ancora vive?

Purtroppo alcuni di loro sono morti.

Quali sono i problemi che riscontrate più spesso?

In realtà il vero problema è analizzare così tanti dati in così poco tempo. È davvero difficile raccogliere centinaia di migliaia di dati e cercare di capire meglio cosa possono rivelare. Abbiamo cominciato a utilizzare una strategia diversa, per esempio scartare le foto se non si vede il volto, o se si vedono solo porte chiuse sullo sfondo che non possono darci nessun indizio sulla posizione.

Ha funzionato?

Sì perché abbiamo cominciato a lavorare sulle foto giuste e capito cosa chiedere alla piattaforma. Questo è stato un bel vantaggio, perché siamo riusciti a trovare le domande di ricerca per ottenere le risposte che cercavamo, selezionando solo le foto e gli scatti che eravamo in grado di confrontare.

L'esercito israeliano ha causato diversi blackout e spesso Gaza è rimasta senza internet. In questi casi come vi muovete?

Sì, ci sono stati dei giorni che internet funzionava peggio, abbiamo ricevuto meno foto e meno dati, ma di volta in volta sono arrivate nuove informazioni che abbiamo confrontato con le nostre immagini.

Rispetto a inizio ottobre?

In realtà con il passare dei giorni otteniamo sempre meno video, ma tra un mese o due mesi, quando Hamas si sposterà o trasferirà le persone rapite, credo che i civili potrebbero scattare altre foto, fare altri video, e troveremo altre corrispondenze. Anche tra due o tre mesi, potremo raccogliere e analizzare altri dati.

La strategia militare del governo israeliano su Gaza sta ostacolando il vostro lavoro?

Lo sta rallentando, stiamo ricevendo meno foto e meno video, ma vorrei dire anche un’altra cosa. Internet funziona peggio, ma anche Hamas sta cercando di attaccare i civili israeliani sul versante cyber. Sta inviando sms e provando a manipolare i civili in Israele. Sta cercando di colpire i cartelloni pubblicitari per pubblicare messaggi di propaganda, di seminare paura. Quindi se Internet funziona male, se manca l'elettricità, è anche un problema per Hamas che sta cercando di danneggiare Israele con attacchi cyber.

Hamas ha dichiarato che non rilascerà gli ostaggi finché Israele non porrà fine ai bombardamenti e solo in cambio dei 500 prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Quindi voi trovate gli ostaggi, ma poi cosa succede?

Prima di tutto penso che tutti nel mondo in questo momento abbiano capito che Hamas non è un gruppo politico, è un gruppo terroristico, il peggior gruppo terroristico. Nessuno può parlare con Hamas, perché è questo il terrorismo, lo vogliono e uccidono neonati, bambini, donne. Se me lo chiedi, prima di tutto Israele deve distruggere Hamas e poi si troveranno le autorità giuste per iniziare, e costruire la pace. Hamas però non dovrà entrare nelle trattative. Credo che, dopo averli distrutti, se noi attacchiamo e continuiamo a fare pressione, rilasceranno parte degli ostaggi. Il mio obiettivo è salvare vite, il mio obiettivo è trovare le persone sparite e rapite, e questa è la cosa più importante che posso fare.

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