Kaley, la ragazza che passava 16 ore al giorno su Instagram: “Non parlavo più con la mia famiglia”

Di lei si conosce giusto il nome. Si chiama Kaley e nelle ultime settimane è diventata protagonista di un processo che potrebbe incidere sul futuro dei social network, almeno per come gli conosciamo. Kaley ha cominciato a usare YouTube quando aveva sei anni. A nove anni ha fatto il primo accesso a Instagram. Con il passare del tempo ha iniziato a dedicare sempre più tempo alle piattaforme, caricava video, creava nuovi profili, guardava i contenuti.
Come raccontano Kali Hays e Lily Jamali sulla BBC, Kaley ha perso presto la misura del tempo da passare davanti allo schermo dello smartphone. Le piattaforme sono diventate una dipendenza. E non parliamo solo di tempo passato a scorrere un video dopo l’altro. Kaley pubblicava video in cui cantava. Voleva che qualcuno mettesse like e magari un commento. E allora creava decine di profili per commentare i suoi stessi video.
Il tempo passato online stava diventando sempre più lungo. Non solo. Kaley ha dichiarato che a 10 anni aveva cominciato ad avvertire i primi sentimenti legati all’ansia e alla depressione. Oltre che una dismorfia fisica che la portava a usare sempre i filtri nei suoi video per vedersi diversa. Tutti questi disturbi sono stati certificati negli anni dopo anche da un terapista. Il rapporto con la famiglia, soprattutto con la madre, intanto era quasi sparito: "Ho smesso di parlare con loro perché passavo tutto il tempo sui social".
Il processo alla piattaforme e i loro effetti
Praticamente è un maxi processo. La storia di Kaley è solo una delle centinaia che sono state raccolte in una causa legale contro Meta e Google. Non solo: potrebbe diventare presto anche un punto di svolta per fissare nuove regole sull’uso, e forse sullo sviluppo, delle piattaforme social. In questo processo sono stati sentiti anche i manager delle Big Tech tra Adam Mosseri, a capo di Instagram dal 2018.
Per adesso le linee di difesa sono due: la prima è che parliamo i servizi hanno una serie di procedure per proteggere gli utenti più giovani. Instagram ha diversi filtri dedicati agli adolescenti e comunque non può essere usato da chi ha meno di 13 anni. La seconda è che usare 16 ore al giorno questa piattaforma è “problematico” ma non parliamo di dipendenza.
Ovviamente nel caso di Kaley, come in tutti gli altri casi che ora sono discussi al tribunale di Los Angeles il punto è capire se esiste un nesso tra i disagi, o a volte anche i suicidi, delle vittime e i social network. Intanto Snapchat e TikTok, altre piattaforme citate in giudizio in questo processo hanno trovato un accordo fuori dalle aule di tribunale.