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Intelligenza artificiale (IA)

Il suo cane ha tumore senza cure, Paul riesce a trovare un vaccino con ChatGPT: l’analisi della storia

Negli ultimi giorni sta circolando sui social la storia di Paul Conyngham, un consulente informatico australiano che avrebbe trovato un vaccino contro il tumore della sua cagnolina grazie all’intelligenza artificiale. La storia è in buona parte vera, ma è un po’ più complessa di un semplice promt su ChatGPT. Abbiamo ricostruito tutti i passaggi in questo articolo.
A cura di Valerio Berra
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È la storia perfetta. Un uomo scopre che il suo cane ha una malattia incurabile. Un tumore, all’ultimo stadio. Lui non ha competenze veterinarie, non è un medico e nel suo lavoro non si occupa di malattie. Sa usare però l’intelligenza artificiale, lavora come consulente proprio nell’ambito degli algoritmi. Chiede una cura a ChatGPT e inizia una ricerca che lo porta a sintetizzare un vaccino mRNA. La storia è talmente perfetta che ovviamente diventa un pubblicità per i chatbot, rilanciata anche da Greg Brockman, co-fondatore di Open AI. Come succede spesso tutti i passaggi sono molto più complessi.  Partiamo dalle coordinate. L’articolo originale è stato pubblicato dal The Australian, quotidiano australiano. Lui si chiama Paul Conyngham e lavora come consulente nel campo dell’intelligenza artificiale. La sua cagnolina si chiama Rosie e ha sette anni. La storia della sua diagnosi parte nel 2022. “Avevo notato delle strane protuberanze sulla sua testa”, degli accumuli di tessuto che però i veterinaria all’inizio avevano ridotto a “verruche”. Nulla di preoccupante.

Negli anni successivi alla prima diagnosi, Conyngham ha continuato a monitorare la salute di Rosie, fino a che i veterinari non sono arrivati grazie a nuovi esami a un’altra diagnosi: non erano verruche ma i sintomi di un tumore nei suoi stadi finali. A Rosie mancavano pochi giorni di vita. Non solo: i veterinari a cui si era rivolto Conyngham non avevano trattamenti a disposizione. Ed è così che è iniziata la ricerca su ChatGPT.

Come ha fatto Paul Conyngham a trovare un vaccino: la ricostruzione della storia

Ecco. Qui è il punto in cui la storia si complica. Conyngham non ha semplicemente aperto un prompt su ChatGPT ma ha usato l’intelligenza artificiale per capire quali erano le strade migliori per ottenere un vaccino, come se fosse un assiste per la ricerca. Per ricostruire la vicenda abbiamo controllato i contenuti pubblicati nelle ultime settimane da Conygham. Praticamente il suo profilo X è diventato un flusso a senso unico sulla storia di Rosie, tanto che ha aperto un form dove si propone di aiutare chiunque sia in una situazione simile.

La versione più dettagliata della sua storia si può trovare sul sito della University of New South West, in Australia. Qui vien spiegato bene che il passaggio più importante della ricerca condotta da Conygham è stato il sequenziamento del genoma di Rosie, un’analisi che ChatGPT aveva suggerito per trovare le variazioni che avevano condotto alla comparsa del tumore. L’operazione non è stata fatta da ChatGPT ma da un centro specializzato: il Ramaciotti Centre for Genomics. Martin Smith, direttore del centro, ha spiegato che in effetti non è una richiesta così bizzarra: “Non ci ho dato molto peso. C’è un enorme interesse nell’analizzare il genoma dei nostri e dei nostri animali domestici”.

La sequenza del genoma di Rosie non è stata facile da leggere. Di fatto la sequenza era un enorme puzzle da 150 miliardi di tasselli composti da lettere di DNA. Per analizzarlo Conygham ha scelto AlphaFold, un software di intelligenza artificiale sviluppato da Google DeepMind e specializzato nell’analisi e la sintesi delle proteine. Google DeepMind è il laboratorio fondato da Demis Hassabis, vincitore del Nobel per la Chimica del 2024 proprio per il suo lavoro sulla struttura delle proteine. Con AlphaFold è riuscito a capire quali erano le alterazioni e sintetizzare un bacino a base mRNA. La sintetizzazione del vaccino è stata affidata a Palli Thordason. È lui che su X ha lasciato alcune puntualizzazioni della storia. La più importante è il fatto che tutto il progetto di ricerca verrà pubblicato, così che possa essere analizzato e replicato anche da altri scienziati. Non solo. C’è ancora un punto da capire: il vaccino ha funzionato?

Quali sono stati gli effetti del vaccino su Rosie

Thordarson ha spiegato che al momento la risposte alle cure di Rosie non è stata completa: “Il vaccino non ha curato Rosie: ha sicuramente guadagnato tempo, ma alcuni tumori non hanno risposto”. Non solo. Tutta l’operazione di analisi è avvenuta nel corso di mesi, non di anni. Una cosa del genere non sarebbe possibile per un essere umano, visto che la sperimentazione umana segue regole diverse: “Nel campo della salute umana, la storia di Rosie dimostra che possiamo democratizzare il processo di progettazione di un vaccino contro il cancro. Sebbene l'analisi genomica e la produzione di RNA continueranno a essere specializzate, potrebbero trasformarsi in veri e propri servizi, soprattutto con l'aumento dell’automazione”. Ecco, forse non arriveremo a ordinare vaccini personalizzati via app ma il processo è interessante.

La storia di Thordason ha sollevato anche delle critiche, sopratutto da chi puntualizza che Rosie non è stata effettivamente salvata dal vaccino, anche se la sua salute è migliorata. Patrick Collison, Ceo di Stripe e cofondatore dell’istituto di biotecnologia Arc Institute, ha scritto su X: “Anche in assenza di vincoli normativi e produttivi, non potremmo semplicemente sintetizzare cure miracolose a base di mRNA contro il cancro. La tecnologia è molto promettente, ma non è ancora una panacea”. Da notare il commento di Elon Musk: “Ci stiamo arrivando”.

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