Il mistero della Macchina di Majorana: cosa sappiamo tra prove truccate e verità scientifiche

La storia della "Macchina di Majorana" contiene tutti gli ingredienti per trasformarsi in thriller fantascientifico. C'è uno scienziato di fama mondiale sparito del nulla, un'invenzione in grado di cambiare le sorti dell'umanità e un complotto internazionale che da decenni lavora per nascondere al mondo la verità. Il problema è che si tratta per l'appunto di una storia, un racconto del quale non sono mai state fornite prove credibili e che rischia di offuscare la memoria di uno studioso, quello sì realmente esistito, che risponde al nome di Ettore Majorana. Ma andiamo con ordine.
Il 12 gennaio 2026 nella la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, si terrà una conferenza dedicata proprio a questa Macchina di Majorana che, secondo alcuni, sarebbe in grado di trasformare la gommapiuma in oro e ringiovanire le persone. All'incontro parteciperanno accademici e divulgatori e l'obiettivo sarà fare un po' di chiarezza riguardo a una vicenda che da decenni oscilla tra mito, suggestione e assenza di riscontri scientifici. Un'impostazione diametralmente opposta rispetto all'evento dello scorso 22 ottobre, quando, nella stessa sala, una conferenza stampa promossa dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio (eletto con la Lega) non solo aveva rilanciato la tesi dell'esistenza della Macchina, ma aveva anche invitato "i potenti" della Terra a permetterne la costruzione.
A moderare l'incontro del 12 gennaio ci sarà Lorenzo Paletti, fisico e divulgatore che Fanpage.it ha contattato per ricostruire una storia che, nonostante tutto, continua a far discutere.
Chi era Majorana e com'è nato il mito della "Macchina"
Ettore Majorana è stato un illustre fisico italiano che fece parte dei "Ragazzi di via Panisperna", il gruppo di scienziati fondato da Enrico Fermi. La sua vita è avvolta dal mistero a causa della sua inspiegabile scomparsa. Senza un'apparente spiegazione, il 25 marzo del 1938, a 31 anni, fece perdere ogni sua traccia. Molti pensarono al suicidio, ma di lui non si seppe più nulla e nessun corpo venne mai ritrovato. A decenni di distanza però, un certo Rolando Pelizza iniziò a raccontare di aver incontrato Majorana negli anni Cinquanta.
"Pelizza era un imprenditore bresciano che disse di essersi recato presso un monastero, di cui non ha mai rivelato il nome, per vendere dei sandali. In quell'occasione sarebbe stato avvicinato da Majorana, che si nascondeva tra i frati. Lo scienziato diventò così suo amico e lo introdusse a una ‘nuova fisica' che avrebbe reso possibile la costruzione di una macchina prodigiosa", ci spiega Paletti, che da anni raccoglie documenti e testimonianze sull'argomento.
Il dispositivo viene descritto come un cubo metallico di circa un metro per lato, in grado di operare in quattro fasi: annichilire la materia, riscaldare qualsiasi bersaglio producendo energia infinita, trasmutare un elemento in un altro e perfino ringiovanire la materia organica. Un autentico miracolo tecnologico che, secondo la vulgata cospirazionista, valse a Pelizza (e allo stesso Majorana) l'ostilità dei governi e della comunità scientifica, i cui interessi sarebbero stati compromessi.
Una storia inverosimile che cambia con il tempo
La Macchina di Majorana sembra dunque una soluzione a molti dei problemi dell'umanità. Paletti fa però notare che benché Pelizza abbia provato per decenni a brevettare e vendere i progetti di questo mirabolante dispositivo, il nome di Majorana saltò fuori in tempi relativamente recenti.
"Pelizza introdusse pubblicamente Majorana in questa narrazione solo intorno al 2013-2015. Prima di allora non ha mai fatto il nome di Majorana", spiega Paletti. "Negli anni Settanta la macchina viene presentata come arma capace di annichilire la materia a distanza; negli anni Ottanta, in piena crisi energetica, come generatore di energia infinita; negli anni Novanta come strumento per produrre oro. Solo negli ultimi anni la paternità dell'invenzione è stata attribuita al fisico scomparso, cavalcando l’onda del mistero di Majorana".
In tutto questo, sottolinea Paletti, Pelizza non venne affatto ostracizzato dai "potenti", ma anzi ebbe contatti con i governi italiano, belga e americano che naturalmente erano interessanti a un simile prodotto. Tuttavia, ogni volta che veniva richiesta una verifica scientifica rigorosa, la macchina spariva, veniva dichiarata "rubata" o si "autodistruggeva".
Le "prove" che non convincono
A sostegno delle sue affermazioni, Pelizza ha diffuso video, fotografie, oggetti e lettere che dovrebbero dimostrare il funzionamento della macchina e l'esistenza di un legame con Majorana. Per Paletti – e con lui l'intera comunità scientifica – si tratta di materiale privo di valore probatorio. I video di trasmutazione, osservati al rallentatore, mostrerebbero semplici trucchi di prestidigitazione: "Se cominci a guardare al rallentatore il video della trasformazione di un cubo di gommapiuma in un cubo di oro, a un certo punto si vedono le mani di Pelizza che sfilano una scocca di gommapiuma dal cubo dorato che c'è sotto".
Anche le fotografie che ritrarrebbero Majorana a distanza di decenni, sempre con l'aspetto di un trentenne, risultano sospette: "È identico a un attore spagnolo. Condividono persino la stessa cicatrice da varicella sullo zigomo". Le lettere attribuite a Majorana, mai sottoposte a perizie indipendenti complete, e gli oggetti "forati" dalla macchina non sono invece accompagnati da analisi scientifiche che ne dimostrino l'eccezionalità.
L'impossibilità fisica dei "prodigi"
Il punto centrale della questione, afferma Paletti, resta però l'incompatibilità delle affermazioni di Pelizza con le leggi della fisica. L’annichilazione materia-antimateria materia-antimateria, che secondo Pelizza sarebbe spiegherebbe i fenomeni della prima fase della Macchina, è un fenomeno reale, ma non nelle condizioni descritte. "Produrre antimateria richiede quantità di energia smodate", ricorda. "Al CERN l'antimateria viene prodotta, ma in un ambiente privo di aria e usando macchinari sofisticati, non una batteria per auto da 12 volt, come invece dichiarava di fare Pelizza".
Ancora più netta è la confutazione delle altre fasi: "Non puoi produrre più energia di quella che metti in un sistema", dice Paletti a proposito della presunta energia infinita. La trasmutazione di gommapiuma in oro implicherebbe la creazione di massa dal nulla, mentre il ringiovanimento non è mai stati spiegato da alcun procedimento biologico chiaro.
Perché parlarne in Senato
Nonostante l'assenza di prove, la storia della Macchina di Majorana è arrivata a essere presentata in contesti istituzionali. Proprio da qui nasce l'iniziativa del 12 gennaio, alla quale parteciperanno esperti come il fisico Salvatore Esposito, la perita calligrafica Monica Manzini (che ha analizzato le presunte lettere di Majorana) e il presidente del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze (CICAP) Lorenzo Montali.
"Ci sembrava giusto riportare il giusto onore non solo al metodo scientifico, ma anche al nome di Majorana, che viene impunemente usato da anni", afferma Paletti. L'obiettivo non è ridicolizzare, ma chiarire come funziona davvero la conoscenza scientifica, la quale è per sua stessa natura aperta al nuovo, sì, ma solo sulla base di dati verificabili.