I dazi di Trump fanno aumentare i prezzi dei prodotti su Amazon: “Le scorte preventive stanno finendo”

Era solo questione di tempo. I dazi imposti da Donald Trump stanno cominciando a farsi sentire anche su Amazon. Per mesi il colosso dell'e-commerce e i suoi venditori terzi sono riusciti a contenere l’inflazione interna, ora gli sforzi non sono più sufficienti. Come ha spiegato Andy Jassy, CEO di Amazon, in un’intervista rilasciata a CNBC durante il World Economic Forum di Davos, “iniziamo a vedere come i dazi impattano sul costo di alcuni articoli". I venditori stanno reagendo in modi diversi tra loro "alcuni passano l’aumento al consumatore, altri lo assorbono nei loro margini per sostenere la domanda, e altri ancora adottano strategie intermedie per bilanciare vendite e profitti."
Nel 2025 Jassy aveva spiegato che l’effetto dei dazi sull’inflazione era stato fino ad allora minimo grazie a scorte preventive di merce importata prima dell’entrata in vigore delle tariffe. Tuttavia, quelle scorte di sicurezza si sono esaurite l’autunno scorso, lasciando venditori e Amazon ad affrontare costi maggiori. Il problema principale, ha precisato il CEO, è il margine di profitto estremamente sottile nel settore retail, spesso nell’ordine di pochi punti percentuali. In uno scenario in cui i costi di approvvigionamento aumentano del 10% o più, "non ci sono molte opzioni per assorbire l’impatto senza rifletterlo nei prezzi al pubblico".
Acquisti sotto la lente: consumatori più cauti
Nel corso del 2025, Amazon e molte aziende terze che vendono sulla piattaforma avevano accumulato grandi quantità di merce importata prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe per cercare di mantenere i prezzi stabili il più a lungo possibile. Quelle scorte sono però ormai esaurite, lasciando venditori e marketplace esposti all’aumento dei costi di importazione.
Nonostante le pressioni sui prezzi, i consumatori negli Stati Uniti continuano a spendere, ma con una crescente cautela. Alcuni acquirenti stanno cercando alternative più economiche o rinviando spese discrezionali più costose, segno di una sensibilità crescente al carovita. "I consumatori di Amazon nel complesso se la sono cavata bene. Ma dovremo vedere cosa succederà nel 2026."
Un contesto politico ed economico più ampio
I dazi e le politiche introdotte dall’amministrazione Trump hanno avuto già avuto implicazioni macroeconomiche complesse. Pensiamo all’esenzione doganale nota come “de minimis”. Questa regola permetteva ai pacchi internazionali con valore inferiore a 800 dollari di entrare negli Stati Uniti senza pagare dazi, agevolando l’e‑commerce globale. Con la sua abolizione, ogni singolo articolo importato è ora soggetto a dazi e oneri doganali, anche quelli di basso valore. Il risultato è stato un incremento dei costi delle spese di importazione per Amazon e soprattutto per i piccoli venditori. Anche l’aumento di tariffe su acciaio e alluminio hanno modificato i costi logistici e di approvvigionamento per l’e-commerce globale.
Finora Amazon è riuscita a mitigare in parte l’impatto sui prezzi grazie a scorte acquistate in anticipo, ma la finestra di protezione si sta rapidamente chiudendo. Con meno margine per assorbire costi sempre più elevati, gli aumenti di prezzo sono destinati a diventare più evidenti nel corso del 2026, con possibili effetti duraturi sulle dinamiche competitive dell’e‑commerce