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Gli occhi di Putin sui satelliti europei: le sonde russe stanno seguendo delle rotte strane

Le sonde russe si sono avvicinate a infrastrutture satellitari europee, alimentando timori su spionaggio e interferenze con i sistemi di propulsione.
A cura di Elisabetta Rosso
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Un nuovo fronte geopolitico sta prendendo forma sull'orbita geostazionaria. I funzionari della sicurezza europea hanno avvistato due veicoli spaziali russi – Luch‑1 e Luch‑2 – che potrebbero aver intercettato e monitorato le comunicazioni di almeno dodici satelliti geostazionari. Satelliti che forniscono servizi essenziali a Europa, Africa e Medio Oriente. Il caso mette in luce vulnerabilità critiche nelle infrastrutture spaziali occidentali.

Da tempo le sonde Luch-1 e Luch-2 sono sotto osservazione. Sono circa tre anni che le agenzie spaziali e i comandi militari occidentali seguono con crescente preoccupazione la loro traiettoria. Secondo dati orbitali e osservazioni terrestri, questi veicoli non si limitano a transitare nello spazio profondo: si posizionano nei pressi di satelliti geostazionari occidentali e rimangono fissi anche per settimane o mesi.

Questa presenza ravvicinata alimenta le paure dei funzionari europei e italiani. Adolfo Urso, ministro delle imprese e del made in Italy e Autorità delegata per le politiche spaziali e aerospaziali, ha già parlato del caso con il Direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, Josef Aschbacher. "L’Italia segue con la massima attenzione l’evolversi della vicenda, in stretto raccordo con i partner europei, a tutela della sicurezza delle infrastrutture spaziali e delle comunicazioni strategiche", ha spiegato il ministero in una nota.

Avvicinamenti ravvicinati e dati non protetti

I veicoli, analizzati da società come Slingshot Aerospace e Aldoria, si sono avvicinarsi ripetutamente a infrastrutture critiche, tra queste Intelsat 39, un importante satellite di comunicazioni che serve direttamente l’Europa e l’Africa. Dal suo lancio nel 2023, Luch‑2 avrebbe effettuato almeno 17 avvicinamenti documentati a satelliti europei.

Le autorità europee sospettano che queste manovre facciano parte di operazioni di “signals intelligence” (SIGINT): l’intercettazione e la raccolta di segnali radio tra Terra e satellite. Come ha spiegato al Financial Times il gen. Michael Traut, capo del Comando Spaziale tedesco, i due satelliti russi sembrerebbero collocarsi all’interno dei sottili fasci di trasmissione che collegano le stazioni di controllo a Terra ai satelliti, catturando così dati che non sono criptati.

Questo vulnerabilità non è un dettaglio tecnico trascurabile. Molti satelliti geostazionari europei, infatti, sono stati lanciati anni fa, prima che la crittografia di ultima generazione e i computer di bordo avanzati diventassero standard. Questo significa che i comandi e le informazioni sensibili viaggiano in chiaro e possono essere letti da chiunque si trovi nel “campo visivo radio”.

Dallo spionaggio al controllo orbitale: quali sono i rischi

I rischi sono diversi. Oltre a raccogliere informazioni sulle routine operative e sulle frequenze di comando, le sonde russe potrebbero anche imitare un controllore di Terra, inviare falsi comandi per alterare traiettorie, disallineare satelliti o renderli inutilizzabili. Non solo, con l’accesso al cosiddetto “command link”, si potrebbero manipolare i propulsori di bordo e causare malfunzionamenti, deragliamenti orbitali o persino la perdita del controllo sul satellite. È improbabile però che Luch 1 e Luch 2 siano in grado di bloccare o distruggere in autonomia i satelliti.

Se consideriamo che molte di queste piattaforme spaziali trasportano anche comunicazioni governative e, in alcuni casi, dati militari, il quadro si complica. In un’epoca in cui le reti satellitari sostengono comunicazioni strategiche, sistemi di navigazione e trasmissioni di emergenza, la loro compromissione rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale e per l’ordine pubblico.

L'ombra russa nello spazio

Secondo alcuni analisti la Russia starebbe potenziando il proprio arsenale orbitale con nuovi veicoli come Cosmos 2589 e Cosmos 2590, anch’essi in grado di manovrare nello spazio geostazionario. "Prendere di mira le risorse spaziali, o le risorse spaziali o i satelliti europei, è qualcosa che la Russia fa da anni, se non da decenni. Quindi non c’è nulla di nuovo. Siamo consapevoli del problema", ha spiegato Thomas Regnier, portavoce della Commissione, al Financial Times. "Sappiamo che la Russia lo sta facendo e siamo pronti a contrastarla".

L’Unione Europea sta spingendo per rafforzare la sicurezza delle comunicazioni spaziali e lo sviluppo di satelliti più moderni ed efficienti nella cifratura dei dati. Tuttavia, come sottolineato da funzionari di diversi Paesi, questa “ombra” russa nello spazio va ben oltre le normali attività di sorveglianza, spingendo verso una nuova era di competizione e difesa interplanetaria

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