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22 Ottobre 2022
9:53

Game over, Giorgia Meloni chiude il ministero dell’Innovazione

Nel primo governo guidato da Giorgia Meloni non c’è nessun ministero legato al digitale. Le riforme verranno affidate ad altri ministri ma l’assenza di un referente chiaro può diventare un problema.
A cura di Valerio Berra
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C’è un ministero per la Sovranità Alimentare, uno per il Made in Italy, uno per il Turismo e uno distinto per i Beni culturali, uno per il Mare uno per la Natalità. Ci sono tutti i ministeri canonici, ci sono due vicepremier, un sottosegretario e ovviamente una premier. Giorgia Meloni è pronta, dopo una consultazione lampo con Sergio Mattarella (i cronometristi segnano sette minuti), la prima presidente donna del Consiglio dei ministri ha presentato la sua squadra. Come già sembrava chiaro nei giorni scorsi però, in questa squadra manca una casella: il Ministero dell’Innovazione.

Chiariamoci. In una distinzione storica e informale i ministeri si dividono in due categorie: con o senza portafoglio. Quelli con portafoglio sono quelli che sorvegliano le fondamenta di un Paese, come il ministero dell’Interno, quello degli Esteri, la Giustizia o l’Economia. Hanno una struttura radicata nel territorio, centinaia di dipendenti e un budget.

Quelli senza portafoglio hanno un ruolo diverso, variano come variano i governi e servono per chiarire quali sono i punti che un esecutivo vuole presidiare. Non hanno un budget e il loro organico è ridotto. Eppure il ministero dell’Innovazione era stato una costante negli ultimi anni. Anzi. A fondarlo era stato proprio il centrodestra.

Storia di un ministero estinto

La prima apparizione di questo ministero nella storia politica italiana risale al 2001, al tempo del secondo governo guidato da Silvio Berlusconi. Il nome era discretamente ambizioso: Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, in forma di acronimo MIT, esattamente come quel Massachusetts Institute of Technology che è costantemente in cima alle migliori università del mondo. A guidarlo Lucio Stanca, classe 1941. Dopo una laurea all’Università Bocconi, Stanca aveva iniziato una carriera da manager in IBM che lo ha portato fino agli uffici della presidenza della storica azienda di pc.

La sua eredità è stata raccolta dal Secondo governo di Romano Prodi che nel 2006 ha aperto il Ministero per le riforme e le innovazioni della pubblica amministrazione e lo ha affidato a Luigi Nicolais. Classe 1942, Nicolais è stato ingegnere chimico e poi ha ricoperto l’incarico di presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Nel 2008 cambia ancora il governo, torna Silvio Berlusconi e questa volta decide di inglobare l’Innovazione nel Ministero per la pubblica amministrazione. La delega viene affidata a Renato Brunetta. Economista, classe 1950, questo per Brunetta è stato il primo incarico come ministro.

Nel 2011 con il governo guidato da Mario Monti l’Innovazione sparisce dall’elenco dei ministeri, e sparisce anche in tutta la legislatura successiva, iniziata nel 2013. È assente nel governo Letta, nel governo Renzi e nel governo Gentiloni. E scompare anche nella lista dei ministeri che il 1° giugno del 2018 viene presentata agli italiani da Giuseppe Conte, presidente nel consiglio nell’inedito governo Lega-Cinque Stelle.

Nel 2019, il ritorno. Il secondo governo guidato da Conte (con alleanza giallo-rossa) vede la nascita del Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione (MID) che viene affidato a Paola Pisano. La struttura regge anche al cambio con il governo di Mario Draghi: la delega è affidata a Vittorio Colao che dal febbraio 2021 guida il Ministero per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale.

È la fine del processo di digitalizzazione?

L’assenza di un ministero non coincide con l’assenza di un programma di riforme. La voce Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura è il secondo capitolo di spese del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). È previsto un budget di 40, 32 miliardi di euro. Queste riforme verranno guidate da altre ministeri, in primo luogo quello della Pubblica Amministrazione.

Il problema è più ampio. L’elenco dei ministeri serve anche per presentarsi davanti ai cittadini per chiarire quali sono le priorità del governo. Al netto delle battute buone per Twitter, il Ministero della Sovranità Alimentare è solo una versione meloniana del Minsitero per l’Agricoltura che vuole chiarire subito da che parte andrà l’azione di governo. Esattamente come il Ministero per la Famiglia che acquisisce la delega alla Natalità.

Lascia stupiti quindi che in questa prima dichiarazione di intenti del governo che inaugura la nuova legislatura manchi una delega dedicata all’innovazione e alla digitalizzazione. È vero, i tempi sono cambiati. La pandemia ha provocato un’accelerazione forzata della digitalizzazione delle aziende e della pubblica amministrazione. La stagione dei bonus ha convinto molti cittadini a registrare i propri dati con lo Spid e il Green Pass è stato il primo documento ufficiale a diventare obbligatorio per tutti i cittadini in forma di QR Code. (Meglio dimenticarsi il fallimento di Immuni). Ma nell’indice di digitalizzazione del Paesi dell’Unione europea, l’Italia è ancora inchiodata a fondo classifica. Posto numero 18, fra Lettonia e Croazia. Si deve fare meglio.

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