È arrivato il momento di boicottare i chatbot? Dentro il gruppo che vuole fermare ChatGPT

Febbraio 2026, San Francisco, Mass Cancellation Party. È una festa-funerale per salutare il modello GPT-4o e disdire l'abbonamento con OpenAI. Non è un caso isolato, sempre più persone stanno postando sui social brevi video con l'hashtag QuitGPT. L'intento della campagna è chiaro: cancellare e smettere di utilizzare il modello di intelligenza artificiale. Tutto inizia con la diffusione di documenti pubblici che mostrano come Greg Brockman, presidente di OpenAI, insieme alla moglie, abbia donato circa 25 milioni di dollari a MAGA Inc., un Super PAC a sostegno dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel 2025. Non solo. Secondo un recente rapporto la U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) utilizza strumenti basati su modelli di OpenAI per lo screening del personale.
Per i promotori del movimento, il sostegno finanziario ai pac politici e l’utilizzo delle IA in ambiti sensibili sono incompatibili con i valori di trasparenza, democrazia e diritti civili. Da qui l'invito a cancellare ChatGPT e utilizzare modelli alternativi e open source. Non è solo un gesto simbolico ma un modo per esercitare pressione economica e morale sulle élite tecnologiche.
Una protesta che parte dal basso
QuitGPT ha preso forma a gennaio 2026, quando un gruppo di attivisti, sviluppatori ed esperti di cybersicurezza di diversi Paesi ha iniziato a coordinarsi online per strutturare una campagna di boicottaggio mirata. Il motore della protesta è duplice: da una parte ci sono obiezioni politiche e ideologiche, legate all’idea che la tecnologia non debba essere strumentalizzata da élite politiche o istituzionali senza trasparenza, dall’altra, una parte della comunità utenti ritiene che recenti modelli di ChatGPT (come GPT-5.2) abbiano mostrato prestazioni inferiori rispetto alle aspettative.
"Si stanno ingraziando Trump mentre l'ICE sta uccidendo gli americani e il Dipartimento di Giustizia sta cercando di impossessarsi delle elezioni", hanno scritto gli organizzatori di QuitGPT sul loro sito web. "ChatGPT alimenta crisi di salute mentale attraverso l'adulazione e la dipendenza, sostituendo le relazioni umane con fidanzate/fidanzati AI. Molti dipendenti hanno lasciato OpenAI a causa delle bugie, degli inganni e dell'incoscienza dei suoi dirigenti".
Disdire l'abbonamento è il primo passo. Come spiegano i promotori della campagna, l'obiettivo è promuovere una riflessione più ampia sull’ecosistema dell’intelligenza artificiale, incoraggiando gli utenti a sperimentare soluzioni alternative – piattaforme pubbliche, modelli open-source o progetti decentralizzati – considerate più trasparenti e indipendenti rispetto ai colossi delle Big Tech.
La posizione di OpenAI
OpenAI non ha commentato direttamente il movimento QuitGPT, ma ha negato l’esistenza di rapporti commerciali esclusivi con l’ICE, precisando che l’agenzia federale accede alla tecnologia attraverso contratti standard, al pari di qualsiasi altro cliente professionale. L’azienda ha inoltre ribadito la propria missione: sviluppare un’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità, principio che guida l’organizzazione fin dalla sua fondazione nel 2015.
Che impatto può avere il boicottaggio digitale?
Ma un movimento di boicottaggio funziona? Dipende. Secondo Dana Fisher, docente presso la American University, le campagne di disiscrizione possono avere un impatto sulle strategie aziendali solo quando producono effetti tangibili su ricavi, reputazione e valore di mercato. In altre parole, non bastano hashtag e post virali: è il comportamento di consumo a rappresentare il vero punto di pressione. "Ci sono molti esempi di campagne fallite come questa, ma ne abbiamo viste di grande efficacia", ha spiegato al Mit Tecnology Review.
Il caso QuitGPT si inserisce in una discussione più ampia e stratificata. Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è diventata terreno di confronto su temi cruciali: tutela della privacy, trasparenza degli algoritmi, rischi di bias discriminatori nei sistemi automatizzati, consumo energetico dei data center e, più in generale, il rapporto tra grandi aziende tecnologiche e potere politico.
Storicamente, i boicottaggi funzionano raramente nel breve periodo, molto più spesso incidono nel lungo, modificando il clima culturale in cui le aziende operano. Anche se il numero di disdette non dovesse scalfire i bilanci, il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale ha implicazioni civiche e sociali, e non si può più semplicemente guardare dall'altra parte.