Con Chuck Norris se ne va anche il primo meme italiano: la storia del duro più amato del web

Il 19 marzo 2026 è morto Chuck Norris, attore americano ed esperto di arti marziali che in Italia il grande pubblico ha conosciuto soprattutto grazie a Walker Texas Ranger, quando le serie TV si chiamavano ancora telefilm. Con lui se ne va non solo una delle icone più riconoscibili del cinema d'azione, ma anche il primo vero meme globale che ha aperto la strada a un nuovo linguaggio per immagini, destinato a cambiare per sempre il modo di comunicare online. Per chi ha vissuto gli albori di Facebook nella seconda metà degli anni Duemila, la mascella squadrata e il piglio severo dell'attore restano infatti legati indissolubilmente a quella stagione in cui in Italia impazzavano le prime immagini accompagnate da frasi con font Impact per ironizzare sull'invincibilità del più duro tra i duri di frontiera, consegnando all'immaginario collettivo battute immortali come: "Sotto il mento di Chuck Norris non c'è il mento, ma solo un altro pugno".
Com'è nato il meme di Chuck Norris
La stella di Chuck inizia a brillare negli anni '70, quando al fianco di Bruce Lee ne L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente inizia a guadagnarsi i galloni di star dei film dove si parla poco e si mena tanto. La consacrazione arriva però negli anni Ottanta, proprio con Walker Texas Ranger e tanti altri action move che lo rendono amatissimo dai fin. Dopo il cinema e la Tv è però il web a regalargli un'inaspettata immortalità.
Secondo il sito Knowyourmeme.com, una specie di Bibbia per chi vuole conoscere le origini di un meme, tutto ebbe inizio nel 2004 grazie all'intuizione del noto conduttore televisivo Conan O'Brien. Durante le puntate del suo late show, O'Brien iniziò a inserire come contrappunto comico alcuni estratti di Walker Texas Ranger che mettevano in scena i momenti più tamarri e sopra le righe della serie, con il buon Chuck Norris che distribuiva pugni e calci volanti a chiunque gli capitasse a tiro.

In quello tesso periodo, sui social americani era nato uno dei primi trend virali, "Vin Diesel Random Fact", che scherzavano sulle doti fisiche di Vin Diesel, un altro super-duro del grande schermo. Dopo gli sketch di O'Brien, gli internauti cominciarono a sostituire l'attore di Fast and Furious con Chuck Norris, dando il via al fenomeno dei "Chuck Norris Facts", una sterminata collezione di freddure iperboliche che ironizzavano sulla potenza e la marmorea virilità dell'attore americano. Frasi come "Chuck Norris non ha paura, è la paura ad avere Chuck Norris", "Se Chuck Norris guarda il Sole, è il Sole a distogliere lo sguardo" o "Quando Chuck Norris scherza con il fuoco, il fuoco ride", divennero così tra i primi contenuti virali a uscire dalla nicchia di Internet per diventare di dominio pubblico.
Quando poi il fenomeno di Facebook raggiunse il nostro Paese e ci fu la grande migrazione da Windows Live Messenger (cari Gen Z andate ad aprire i libri di Storia) per iscriversi in massa al social network dell'ancora semi-sconosciuto Mark Zuckerberg, sulle bacheche degli italiani cominciarono a circolare traduzioni e nuove versioni dei Chuck Norris Facts, quasi sempre accompagnate da immagini standardizzate dell'attore barbuto con lo sguardo penetrante e il cappello da sceriffo. Avevamo appena scoperto i meme, ma non ce ne eravamo ancora accorti.

Il duro che sapeva scherzare su sé stesso
Dopo il boom di questo nuovo modo di fare comicità, lo stesso Chuck Norris fu ben lieto di cavalcare una nuova onda di popolarità per nulla scontata per un attore che aveva dato il meglio di sé in film e telefilm tra gli anni '70 e '90. L'attore cominciò a comparire in TV giocando sull'aura di eroe indefettibile raccontata dai meme e nel programma The Best Damn Sports Show Period rivelò perfino il suo Chuck Norris Fact preferito: "Una volta hanno provato a scolpire la faccia di Chuck Norris sul Monte Rushmore, ma il granito non era abbastanza duro per la sua barba". Nel 2011 comparve anche in uno spot per il videogioco di ruolo World of Warcraft, dove un personaggio con le sue fattezze malmenava a mani nude elfi, orchi e mostri in una colossale scazzottata da saloon. Ora che l'uomo ci ha lasciati, resta il mito. E quel mito continuerà a vivere finché ci sarà qualcuno, da qualche parte nel mondo, pronto a giurare che il Gran Canyon sia stato scavato da un suo calcio rotante.