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Intelligenza artificiale (IA)

ChatGPT ha un’antenata italiana: la storia di Doriana82, il chatbot degli insulti che ricordava tutto

Nata come parodia di Doretta, il bot di Microsoft rilasciato nel 2007 per Live Messenger, l’IA creata da Alan Zucconi aveva raggiunto quasi due milioni di utenti. “Grazie a lei è diminuita la diffusione di malware. Ma oggi non sarebbe più possibile riportarla in vita, è cambiata la sensibilità”.
Intervista a Alan Zucconi
Docente di Intelligenza artificiale presso la Goldsmith University of London, divulgatore scientifico e creatore di Doriana82
A cura di Velia Alvich
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ALAN ZUCCONI | La carta di identità finta di Doriana, il chatbot italiano che spopolava negli anni Duemila
ALAN ZUCCONI | La carta di identità finta di Doriana, il chatbot italiano che spopolava negli anni Duemila
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All’inizio degli anni Duemila abbiamo vissuto un’epoca di spensieratezza sul web: non esistevano i social come li intendiamo oggi e le comunicazioni online non passavano da WhatsApp, ma da Live Messenger (che tutti chiamavamo solo Msn), il servizio di messaggistica istantanea di Microsoft. Il 2007 è l’anno in cui la divisione italiana del colosso tecnologico ha lanciato un chatbot chiamato Doretta 82.

Oggi siamo abituati a ChatGPT, che una personalità non ce l’ha. Doretta, invece, era una persona digitale descritta dalla stessa Microsoft come “sbadata e strampalata”. Doveva tenere compagnia e soprattutto aiutare gli utenti con il nuovo motore di ricerca che avrebbe dovuto fare da concorrente a Google. Il risultato, però, si era rivelato quasi disastroso, fra risposte non sempre adeguate e gli utenti, giovani e goliardici, che la usavano solo per insultarla.

“L’idea di Doretta era interessante e vincente, quella di dare un volto umano alla ricerca. Ma l’implementazione non è stata il top. Era diventata virale per il motivo sbagliato”, racconta Alan Zucconi, che oggi è docente in Intelligenza Artificiale e Direttore degli studi per i corsi di laurea specialistica presso Goldsmiths University of London, ma anche divulgatore scientifico. “C’erano delle parole chiave che la facevano attivare. Per ognuna di queste aveva tre risposte ed erano sempre le stesse. Nel 2007 c’erano tecnologie ben più avanzate”. Proprio dall’insuccesso di Doretta, Alan Zucconi dato vita a Doriana82, la parodia del bot di Microsoft.

Com’è nata l’idea di Doriana?

Una sera stavamo parlando di Doretta e di come non ci aspettavamo che Microsoft, con le sue risorse, avesse creato un prodotto così. Per gioco ci siamo detti: ‘Lo facciamo meglio noi un bot’. Eravamo per strada, ci siamo stretti la mano e ci siamo divisi i compiti: lui avrebbe fatto il sito, io il chatbot. Questo è successo venerdì. Il lunedì pomeriggio il prototipo di Doriana già funzionava.

Qual era il segreto del successo del vostro chatbot?

Abbiamo pensato come realizzarla sull'esperienza di Doretta. Ci siamo chiesti dove fallisse il bot di Microsoft, così da sistemarli e catturare così l'audience di Doretta. Ecco perché era un bot progettato per essere insultato, che era quello che la gente faceva con Doretta. Però abbiamo scelto di fare in modo che Doriana non insultasse mai per prima.

Allora come arrivava a insultare gli utenti?

Aveva delle emozioni virtuali che cambiavano per ogni utente in base a quello che le veniva scritto. Se il bot di Microsoft aveva delle frasi precompilate, il nostro aveva invece delle grammatiche generative, cioè la possibilità di generare testo. Certe espressioni potevi sbloccarle solo se provava certe emozioni. Quindi chi diceva “Doriana mi ha insultato per prima’ molto probabilmente mentiva, perché erano loro a farlo per primi. Nel corso degli anni, poi, si è evoluta perché è diventata capace di ricordare il nome, l'età, le città che gli utenti citavano. Informazioni che poi venivano riutilizzate nelle conversazioni.

In che senso?

Se le scrivevi un nome, lei lo ricordava e poi lo utilizzava in altro momento. Per esempio se le dicevi il nome di tua madre e dopo un po’ la facevi arrabbiare, allora ti insultava usando proprio il suo nome.

Cos’altro era capace di fare?

Sapeva imparare nuove parole dagli utenti stessi e cercava di capirne il significato, buono o cattivo, in base all'andamento della conversazione. Poi le riutilizzava quando gli utenti avevano frasi con contesti simili. Non solo. Ha avuto un impatto significativo nella riduzione dei malware. A quell’epoca capitava spesso di cliccare su un link e prendere un virus, che poi mandavano messaggi di nascosto agli altri utenti per diffondersi. Doriana riconosceva questi link e, non appena li trovava, ti scriveva per avvisarti. Da quando lo abbiamo implementato, abbiamo notato un calo significativo delle condivisioni dei malware.

Ma quindi era un’intelligenza artificiale come la intendiamo oggi? 

Pur insegnando Intelligenza Artificiale, ho bandito l’uso di questa parola nei miei corsi. Secondo me è un termine che è stato molto caricato di aspettative anche a causa della fantascienza. Parlare di cosa è o non è intelligenza artificiale non è utile. Il termine che preferisco è “decision making”: qualunque cosa che consente di prendere decisioni in modo automatico è intelligenza artificiale. Per questo sì, Doriana era un’intelligenza artificiale. Poi se ci chiediamo quanto fosse intelligente, allora la risposta è “poco”.

Quanto erano diverse le tecnologie di allora rispetto, per esempio, a ChatGPT?

Il chatbot di OpenAI è un large language model, cioè ha imparato grazie a miliardi di testi che sono passati attraverso un sistema di apprendimento automatico, e da qui ha imparato come leggere e scrivere. Doriana invece riconosceva delle specifiche parole chiave nei messaggi degli utenti, e rispondeva generando del testo in base alle sue emozioni.

Per esempio?

Mentre Doretta aveva tre frasi predefinite per ogni parola chiave, Doriana generava frasi nuove ogni volta. Sono queste le grammatiche generative. Per esempio, la frase "Oggi mi sento" poteva essere conclusa con "felice" o "triste", in base alle sue emozioni. Alla fine, comunque, si trattava di numeri che si alzavano e si abbassavano in base a quello che dicevi. Per esempio la rabbia, che era più o meno un contatore degli insulti. Quando vedeva che la insultavi troppo o quando leggeva parolacce, il contatore della rabbia si alzava. O diminuiva con i complimenti.

Quanti utenti hanno usato il chatbot nel corso della sua “esistenza”?

Doriana era disponibile su diverse piattaforme, inclusi il suo sito web e perfino IRC (Internet Relay Chat, un protocollo di messaggistica online, ndr). Calcolare un numero preciso è difficile, ma abbiamo delle stime. Gli utenti che l’avevano aggiunta su Messenger sono fra 600.000 a 1,1 milioni. Ma gli utenti totali potrebbero essere 1,9 milioni. Per fare un paragone, gli italiani che avevano accesso a internet erano 39 milioni, quindi quella degli utenti unici è una cifra altissima. Quando Messenger ha iniziato ad avere problemi nel 2010, è cominciato a diventare difficile per gli utenti chattare con lei, quindi l'abbiamo “messa” sul suo sito. Qui però era più difficile tracciare gli utenti unici.

Quindi voi avevate i dati degli utenti?

Doriana riconosceva gli utenti grazie ai loro indirizzi email, che era l’unico dato fornito da Live Messenger, e informazioni come nomi, età e città che gli utenti davano volontariamente e che Doriana si ricordava dalle conversazioni. Oggi questo sarebbe sotto l’ombrello del Gdpr ma all’epoca c’erano molte meno regole. Qualcuno ci aveva persino approcciato per comprare il database degli utenti. Noi ci siamo sempre rifiutati. Alla fine Doriana non ha mai generato soldi, se non quelli per coprire i server e altri progetti collegati.

Alla fine come si è “spenta” Doriana?

È successo nel 2011. Quando abbiamo raggiunto il tetto di traffico con il nostro gestore dei server, Doriana ha cominciato a essere sempre offline per problemi di connessione. E il sito, senza una gestione di marketing esterna, non era trovabile. Lì è cominciato il declino. Il colpo di grazia è arrivato quando Microsoft ha fatto delle modifiche al Live Journal, cioè i blog associati agli indirizzi di Live Messenger. Il blog di Doriana era il più commentato in Italia nel 2008 e 2009. Avevamo migliaia di commenti, ma nelle modifiche di Microsoft hanno fissato un limite di 100 messaggi per singolo post. Con la chiusura definitiva di Live Journal e di Live Messanger, anche il traffico del sito web ha cominciato a diminuire. Non c’erano abbastanza visite per coprire i costi dei server. Alla fine si è spento. Mi è dispiaciuto non aver potuto scrivere l’ultimo post per salutare gli utenti.

Oggi avrebbe senso riportare in vita Doriana?

No, non sarebbe più possibile. Innanzitutto perché la stessa tecnologia di Doriana all'epoca era super “intrattenitiva”, adesso è vecchia. È anche cambiata la sensibilità su alcuni temi come quello del bullismo, i diritti delle donne e la salute mentale. La differenza è che adesso puoi approcciarti a certe tematiche usando la lente del dark humor, ma è importante che alla fine abbia un impatto positivo. Doriana è stata creata in un’epoca in cui potevamo permetterci di dire molte cose senza pensare alle conseguenze, oggi c’è una sensibilità maggiore. E adesso un progetto analogo avrebbe un impatto negativo, e non positivo come allora.

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