Alla fine il Metaverso è imploso: cosa resta della nuova dimensione di Zuckerberg

Doveva essere la nuova frontiera di Internet, un universo parallelo in cui vita reale e digitale si sarebbero fuse per un'esperienza ultra-immersiva. Oggi, a quasi cinque anni dall’annuncio che cambiò il volto di Facebook, quel sogno sembra essere definitivamente tramontato. Meta ha infatti comunicato che dal prossimo 15 giugno non si potranno più usare i visori Quest per accedere alla versione in realtà virtuale di Horizon Worlds, il social che consente agli utenti di accedere a mondi digitali e interagire tra loro utilizzando avatar personalizzati. Si tratta di una scelta epocale, poiché la piattaforma era stata concepita da Mark Zuckerberg proprio per essere vissuta in prima persona attraverso i dispositivi VR. Da metà giugno, invece, Horizon Worlds continuerà a esistere solo come app accessibile da mobile, perdendo di fatto la sua natura originaria. "In seguito al 15 giugno, i mondi non saranno più disponibili in realtà virtuale", ha comunicato l'azienda, specificando che gli utenti potranno accedere ai contenuti soltanto tramite smartphone. Una trasformazione che però ha il sapore di una resa. Vediamo perché.
Un progetto sempre più ridimensionato
Nella visione di Zuckerberg, il Metaverso sarebbe stato un punto di svolta in grado di cambiare il mondo intero, proprio come avvenne con Facebook. Quando nel 28 ottobre 2021 venne annunciato il Metaverso con una campagna pubblicitaria senza precdenti – Zuckerberg arruolò anche il creator italiano Khaby Lame per spiegare le novità del nuovo mondo vortuale – tutti si aspettavano un cambiamento epocale. Ciò che però è accaduto negli anni successivi ha raccontato una storia ben diversa.
Innanzitutto, la parziale chiusura di Horizon Worlds non è che l'ultima di una serie di decisioni che hanno via via depotenziato l'iniziale ambizione del grande disegno di Zuckerberg. Già nei mesi scorsi Meta aveva infatti iniziato a tagliare personale e risorse nella divisione Reality Labs, cuore dello sviluppo del Metaverso. Il New York Times aveva anticipato già a gennaio come la divisione più colpita sarebbe stata proprio quella dedicata ai visori e al Metaverso. Migliaia di posti di lavoro sono stati eliminati e parte dei team è stata ricollocata verso nuovi progetti legati all'intelligenza artificiale, nuovo lido d'approdo per chiunque vorrà contare qualcosa nel futuro del mondo Tech.
Anche le dichiarazioni dei vertici dimostrano come un deciso cambio di rotta. Il CTO Andrew Bosworth ha parlato di una possibile "manutenzione attiva" della piattaforma, segnale che l'obiettivo non sarà comunque espandere il Metaverso, ma al massimo tenerlo in vita e, ragionevolmente, gestirne l'uscita di scena.
I motivi del fallimento: i conti in rosso del Metaverso
Come sempre accade in questi casi, la motivazione principale dietro alla virata di Meta risiede soprattutto nei numeri. Dalla nascita del Metaverso, il progetto ha divorato montagne di denaro, producendo ricavi praticamente nulli. Stando ai dati riportati dall'azienda, nel 2025 Reality Labs ha registrato perdite operative per 19,2 miliardi di dollari, con introiti fermi a 2,2 miliardi. Dal 2021 a oggi, il passivo complessivo sfiora gli 80 miliardi.
Una cifra che racconta meglio di qualsiasi slogan il fallimento del progetto. Negli anni, analisti e osservatori hanno provato a quantificare il costo del Metaverso. Prima 45 miliardi, poi oltre 70 secondo alcune stime. In ogni caso, una voragine finanziaria che Meta ha potuto sostenere solo grazie agli introiti pubblicitari delle sue piattaforme social che per fortuna della compagnia continuano a macinare soldi.
Il cambio di rotta verso l'intelligenza artificiale
Parallelamente, l'azienda ha avviato una massiccia riallocazione degli investimenti. Per il 2026 sono previsti tra i 115 e i 135 miliardi di dollari destinati all'intelligenza artificiale, quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Dal 2022 al 2025, la spesa in questo settore aveva già raggiunto i 140 miliardi. Secondo Bloomberg, Meta ha anche intenzione di mettere sul tavolo altri 27 miliardi per supportare lo sviluppo di prodotti basati sull'intelligenza artificiale grazie a strumenti all'avanguardia forniti dal provider di servizi cloud Nebius Group NV.
Tutti segnali di una scelta strategica chiara che punta ad abbandonare un progetto ormai privo di prospettive per concentrarsi su una tecnologia percepita come molto più promettente e, soprattutto, immediatamente monetizzabile.
Perché il metaverso non ha funzionato
Nonostante il piano visionario di Zuckerberg, il Metaverso non è mai riuscito a intercettare un bisogno reale da parte degli utenti. L'idea di una dimensione parallela con avatar che visitavano spazi tridimensionali poteva apparire suggestiva, ma nei fatti ricalcava una concezione della realtà virtuale ferma a Second Life, lo storico gioco degli anni Duemila che per primo aveva offerto agli internauti la possibilità di condurre un'esistenza alternativa in Rete. Oggi però quel tipo di concezione appare decisamente superato.
Non solo. Ad azzoppare le ambizioni del Metaverso ci ha anche pensato un'esperienza immersiva che richiedeva dispositivi come i visori, molto costosi e poco pratici, senza offrire vantaggi tali da giustificare il passaggio rispetto a un più funzionale smartphone e computer. Horizon Worlds, in particolare, non è riuscita a costruire un ecosistema attrattivo con contenuti limitati, ambienti poco coinvolgenti e una base utenti sempre molto ridotta.
Perché nell'era dei social e dell'IA qualcuno dovrebbe spendere centinaia di dollari per muoversi in uno spazio poco popolato e con una veste grafica da gioco della Nintendo Wii? La risposta a questa domanda è uno dei più colossali tonfi degli ultimi decenni e ora Meta si trova a dover rincorrere in una gara per l'ottimizzazione dei servizi integrati dall'intelligenza artificiale dove concorrenti come Google e OpenAI sembrano aver già guadagnato un notevole vantaggio.
Il sogno del Metaverso di Mark Zuckerberg si infrange contro la realtà dei numeri: dal 15 giugno Horizon Worlds abbandona i visori VR per diventare una semplice app mobile. Tra perdite da 80 miliardi di dollari e il ridimensionamento dei Reality Labs, Meta sposta ora il suo baricentro strategico e finanziario verso l'intelligenza artificiale, nuovo scoglio di salvezza per il gruppo.