Abbiamo letto i manuali dell’odio: i testi usati dal 17enne per pianificare una strage a scuola

Il 30 marzo un ragazzo di 17 anni è stato arrestato mentre pianificava una strage nella propria scuola, con l’intenzione – secondo le indagini – di togliersi la vita dopo l’attacco. Tra gli elementi emersi dalle indagini c'è anche un manuale per costruire armi, utilizzare sostanze chimiche e pianificare attacchi complessi. È un Haters Handbook, un manuale dell'odio condiviso all'interno di gruppi Telegram per addestrare ragazzi giovanissimi e trasformali in "guerrieri crudeli", così scrivono nel testo. Siamo riusciti a recuperare uno di questi manuali. L'abbiamo scaricato, letto e scoperto un mondo inquietante fatto di istruzioni per uccidere un uomo, punteggi di merito per chi fa stragi e teorie che mischiano santi satana e nazismo.
Di manuali simili su Telegram ce ne sono tanti, e non sappiamo se quelli che abbiamo trovato siano esattamente gli stessi consultati dal ragazzo di 17 anni. Ma il contenuto è sovrapponibile: struttura, linguaggio, obiettivi. Questi materiali non si limitano a descrivere la violenza: la organizzano, la giustificano e la rendono accessibile. Vogliamo raccontarvi cosa c’è davvero dentro questi manuali, non per pubblicizzarli, piuttosto mostrare quanto sia semplice per un adolescente entrare in un universo dove chi uccide viene santificato.
I manuali dell’odio e la rete Terrorgram
Sono manuali di oltre 100 pagine, i testi sono vademecum dettagliati che riportano metodi e strategie per compiere attacchi terroristici di massa, attentati dinamitardi, incendi dolosi, bombe improvvisate o avvelenamento delle scorte alimentari. All’interno ci sono anche indicazioni su come evitare di essere identificati, per esempio come distruggere le prove o muoversi dopo un attacco.
Questi manuali li abbiamo trovati all’interno di reti riconducibili a quello che gli analisti chiamano Terrorgram. Sono canali e account attivi su Telegram già a partire dagli anni 2010, oggi sono considerati uno dei principali hub dell’ “accelerazionismo militante” di matrice suprematista bianca. I contenuti mirano a promuovere il collasso delle democrazie attraverso terrorismo, odio razziale e destabilizzazione sociale.
La violenza come mito: appartenenza, ideologia e rituale
I canali non si limitano a insegnare la violenza: la trasformano in qualcosa di simbolico, quasi mitologico. Per farlo mischiano ideologie e sottoculture, tra questa, satanismo, gaming e nazismo. E infatti, il gruppo Telegram Werewolf, frequentato dal 17enne, deve il nome a una squadra nazista guidata al comandante delle SS Heinrich Himmler. Non è un caso. In questi manuali che abbiamo letto più volte viene citato il nazismo, compaiono le svastiche, e c’è anche un intero capitolo dedicato alla razza ariana.
Nei manuali scrivono: “Siamo venuti su questa terra per costruire il nostro impero e schiavizzare ogni altra razza, la terra appartiene alla malvagia razza superiore ariana.” L’obiettivo è trasformare la violenza in un atto spirituale o mitico.
La costruzione di una dimensione mitica serve a legittimare la violenza e a darle un significato più ampio. L’atto violento non è più percepito come un crimine individuale, ma come parte di una missione. Ed è così che la violenza si trasforma in rito.
Quando la violenza diventa un gioco: punti, status e “santi” del terrorismo
Il manuale non si limita a fornire istruzioni ma incentiva l'odio con un sistema di premi e punizioni. Nei documenti infatti viene descritta una gerarchia basata su sistemi di punteggio per gli omicidi. I membri acquisiscono prestigio commettendo atti violenti. È quella che diversi studiosi definiscono gamification del terrorismo: dinamiche prese dal mondo dei videogiochi – punti, livelli, reputazione – applicate però alla violenza reale.
Per incoraggiare i membri del gruppi spesso vengono condivisi video di pestaggi, sparatorie, corpi mutilati, omicidi, presentati come esempi da seguire e replicare. Non solo, nei manuali vengono narrate le stragi di massa come imprese mitiche. È qui che nasce la “Saints culture”. Gli autori di attentati vengono trasformati in figure religiose, chiamati “saints” (santi), inseriti in una narrazione che li celebra trasformandoli in modelli da imitare.
Più volte nei manuali che abbiamo letto viene citato come esempio Anders Behring Breivik, un neonazista norvegese che ha ucciso 77 persone in un attentato e in una sparatoria di massa in Norvegia nel 2011. Anche nel gruppo Werewolf Breivik viene citato più volte come modello da seguire.
La macchina della radicalizzazione online
Questi canali non restano confinati online, ma hanno un impatto sulla realtà. Rapporti investigativi e giudiziari hanno collegano la rete Terrorgram a diversi episodi di violenza e a tentativi di incitamento globale al terrorismo. Secondo Europol e l’Institute for Strategic Dialogue, si tratta di strutture decentralizzate, prive di una leadership unica, che sfruttano piattaforme con moderazione limitata o disomogenea. Questo permette una rapida rigenerazione: quando un canale viene chiuso, altri emergono rapidamente, spesso replicando contenuti, contatti e archivi. È un modello adattivo, tipico dell’estremismo contemporaneo, che rende l’intervento repressivo più complesso.
Parallelamente, queste comunità svolgono una funzione attiva di reclutamento. Non si limitano a diffondere contenuti, ma cercano attivamente nuovi membri, spesso molto giovani. Secondo l’Anti-Defamation League, una parte significativa dei contenuti estremisti online è progettata proprio per essere accessibile a un pubblico adolescenziale, utilizzando linguaggi, estetiche e codici culturali familiari – dai meme al gaming – per abbassare la soglia di ingresso e facilitare il coinvolgimento.
È una macchina costruita per intercettare fragilità, isolamento, frustrazione, bisogno di appartenenza. Una volta che i gli adolescenti entrano nella rete trovano una comunità e una missione. In questo processo, la violenza viene progressivamente normalizzata, poi giustificata, e infine presentata come necessaria.