A New York ora c’è un bar dove si può uscire a cena con un chatbot per flirtare o fare amicizia: come funziona

A New York, la città dove tutto può accadere, oggi ci si può persino dare appuntamento con un chatbot. Da febbraio 2026, tra le esperienze più insolite offerte dalla Grande Mela, si è infatti aggiunta quella proposta da EVA Café, un locale pop-up che permette di accomodarsi a tavola in compagnia di un partner virtuale.
L'atmosfera è quella di un normale ristorante per appuntamenti romantici. Ci sono eleganti tavoli apparecchiati, luci soffuse e camerieri che vanno avanti e indietro portando piatti e cocktail. L'unico elemento fuori dall'ordinario è lo smartphone collocato di fronte all'ospite, attraverso cui prendono forma volto e voce di un personaggio generato dall’intelligenza artificiale.
A dare vita a questa nuova forma di socialità è EvaAI, un'applicazione nata nel 2023 che offre agli utenti veri e propri compagni digitali con cui interagire via chat testuali e video. Per inaugurare l'esperienza dal vivo, l'azienda ha invitato giornalisti e creator a provarla in prima persona, trasformando per una sera un’interazione virtuale in un incontro faccia a faccia con un futuro fantascientifico ma che presto potrebbe diventare tremendamente reale.
L'obiettivo è normalizzare le relazioni digitali
Per partecipare alla serata basta accedere al sito dell'app e compilare un breve form online. Stando a quanto viene riportato sulla pagina dedicata, i clienti possono settare le caratteristiche dei propri invitati virtuali al momento della serata o utilizzare i character creati precedentemente con l'app, così da approfondire una complicità maturata nel corso delle conversazioni precedenti.

Secondo Julia Momblat, responsabile del progetto, l'intento di questo bar a metà strada tra Her e Blade Runner 2049 non è soltanto proporre una serata alternativa, ma contribuire a cambiare la percezione della maggioranza delle persone nei confronti delle relazioni con l'IA. In un'intervista al New York Post, Momblat ha spiegato che portare un partner virtuale a un vero appuntamento aiuta a rendere più comprensibile e meno intimidatorio il concetto di relazione con l'intelligenza artificiale. Alla domanda di un cronista della NBC sulla possibilità che questi incontri diventino comuni, la risposta è invece stata netta: per molte persone lo sono già, e iniziative simili servono proprio a rimuovere lo stigma.
In effetti, come dimostrato anche da un recente sondaggio, il 28% degli americani dichiara di aver già vissuto almeno un’esperienza romantica o intima con un sistema di IA. Una percentuale che contribuisce a trasformare una fantasia tecnologica in una realtà sociale in espansione.
Le prime reazioni dei partecipanti
Durante la serata inaugurale la sala era popolata soprattutto da curiosi. Tra loro una donna newyorkese di 34 anni conversava con cuffie alle orecchie con una giovane avatar femminile dall'aspetto curato. La cliente (quella umana) ha precisato che si trattava soltanto di amicizia, ma la naturalezza del dialogo mostrava quanto il confine tra simulazione e relazione possa assottigliarsi.
Molti dei presenti non si sono comunque detti pronti a sostituire un partner reale con uno digitale, pur senza escludere che ciò possa accadere un giorno. "Capisco perché alcune persone preferiscano passare del tempo con un'IA che con persone in carne e ossa", ha dichiarato una ragazza alla NBC. "Non penso che sostituiranno il contatto umano, ma per qualcuno può essere il modo per compensare le mancanze che percepiscono nei confronti degli umani che conoscono".