Vulcani, scoperto il segnale “jerk”: nuovi test sull’Etna per prevedere le eruzioni

Gli scienziati hanno scoperto un nuovo segnale che potrebbe aiutare a prevedere le eruzioni vulcaniche con ore di anticipo. Si chiama “jerk” ed è una variazione improvvisa nella velocità con cui il suolo si deforma quando il magma inizia a risalire verso la superficie. Il metodo per rilevarlo è stato sviluppato da ricercatori dell’Institut de Physique du Globe de Paris (IPGP) e del GFZ Helmholtz Centre for Geosciences di Potsdam, in Germania, e descritto in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications. Il segnale “jerk”, spiegano i ricercatori, può comparire da pochi minuti fino a circa otto ore prima dell’inizio dell’eruzione, offrendo un possibile indicatore precoce nei sistemi di monitoraggio vulcanico.
Il fenomeno è stato individuato analizzando i dati raccolti sul Piton de la Fournaise, nell’isola di Réunion, uno dei vulcani più attivi e meglio monitorati al mondo, esaminando oltre dieci anni di registrazioni geofisiche ad alta precisione. Tra il 2014 e il 2023 il sistema ha segnalato il 92% delle 24 eruzioni registrate. “La grande originalità di questo lavoro risiede nel fatto che il metodo jerk è stato testato e validato in tempo reale in modo automatico e non supervisionato per oltre dieci anni” osserva Philippe Jousset, geofisico del GFZ Helmholtz Centre for Geosciences di Potsdam e coautore dello studio.
In alcuni casi il segnale ha indicato movimenti di magma nel sottosuolo che non sono poi sfociati in un’eruzione, ma che rappresentano comunque intrusioni magmatiche reali, cioè tentativi di eruzione abortiti. “Oltre all’efficacia dell’allerta jerk per le eruzioni, lo strumento si dimostra un rilevatore perfetto e inequivocabile di intrusioni magmatiche” aggiunge Jousset. Nel complesso, circa il 14% degli allarmi non è stato seguito da un’eruzione vera e propria, ma ha comunque segnalato l’ingresso di magma nella crosta.
Individuare segnali affidabili prima di un’eruzione è una delle sfide più difficili della vulcanologia. Prima di un evento eruttivo si osservano spesso variazioni nell’attività sismica, nella deformazione del suolo o nelle emissioni di gas, ma questi indicatori non sempre permettono di capire quando il magma sta effettivamente iniziando a risalire verso la superficie. Alcuni studi hanno mostrato, ad esempio, che anche l’analisi dei terremoti può offrire indizi utili per prevedere le eruzioni dell’Etna, tracciando i movimenti del magma nel sottosuolo. Il nuovo metodo propone invece un approccio diretto, capace di individuare in tempo reale movimenti del terreno estremamente lievi e associati alle intrusioni di magma nel sottosuolo.
Test sull’Etna per prevedere le eruzioni
Dopo i risultati ottenuti a La Réunion, i ricercatori intendono ora testare il metodo su altri sistemi vulcanici attivi, a partire dall’Etna, il vulcano più attivo d’Europa. Qui, il progetto POS4dyke prevede l’installazione di una nuova rete di sismometri a banda larga del Geophysical Instrumental Pool di Potsdam, progettata per rilevare con maggiore precisione i segnali associati alla propagazione dei dicchi magmatici.
L’installazione della rete è prevista nel 2026, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il progetto sarà inoltre supportato dall’iniziativa SAFAtor, che studia l’utilizzo di cavi in fibra ottica per migliorare i sistemi di allerta precoce per terremoti ed eruzioni vulcaniche.
Se il segnale “jerk” verrà confermato anche sull’Etna e su altri vulcani, potrebbe diventare uno strumento semplice ed efficace per rafforzare il monitoraggio delle aree vulcaniche e anticipare alcune eruzioni con maggiore precisione.