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Virus Nipah: sintomi, cosa succede in India e i rischi per l’Italia. OMS: “Infezione mortale”

Il virus Nipah è considerato un agente patogeno ad alto rischio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): può causare febbre, mal di testa, vomito e encefalite, con un tasso di mortalità stimato tra il 40% e il 75%. I nuovi casi in India riaccendono l’attenzione, ma gli esperti dello Spallanzani spiegano perché il rischio per l’Italia è limitato.
A cura di Valeria Aiello
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I casi di virus Nipah confermati in India hanno portato diversi Paesi asiatici a rafforzare i controlli sanitari negli aeroporti come misura preventiva / Photo: iStock
I casi di virus Nipah confermati in India hanno portato diversi Paesi asiatici a rafforzare i controlli sanitari negli aeroporti come misura preventiva / Photo: iStock

Negli ultimi giorni le autorità sanitarie indiane hanno confermato due casi di virus Nipah nello Stato del Bengala Occidentale, nell’India orientale. Secondo il National Centre for Disease Control (NCDC), citato in una nota ufficiale del governo di Nuova Delhi, quasi 200 persone identificate come contatti stretti sono state poste in quarantena: tutte sono risultate asintomatiche e negative ai test. Le autorità hanno avviato rapidamente le misure di contenimento per evitare una diffusione più ampia del virus.

La situazione ha riacceso l’attenzione sul virus anche fuori dall’India. In diversi Paesi asiatici sono stati introdotti i controlli sanitari negli aeroporti, in particolare sui voli provenienti dalle aree interessate, con screening mirati per individuare eventuali casi sospetti.

Il virus Nipah è da tempo monitorato a livello internazionale ed è inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra i patogeni prioritari per il rischio epidemico. Secondo l’OMS, l’infezione può manifestarsi con sintomi aspecifici, come febbre, mal di testa e vomito e, nei casi più gravi, evolvere in encefalite; il tasso di mortalità stimato tra il 40% e il 75%, variabile a seconda dei focolai. Al momento non esistono vaccini o terapie specifiche approvate, anche se sono in corso studi su candidati vaccinali sperimentali.

In questo contesto internazionale, l’attenzione si estende anche all’Europa. In Italia non sono stati segnalati casi, e le valutazioni degli specialisti indicano che l’attuale situazione non presenta elementi di emergenza. “Il virus Nipah emerge in modo poco prevedibile e questo fa ipotizzare che i casi osservati rappresentino solo la punta di un iceberg” spiega il dottor Emanuele Nicastri, direttore dell’Uoc di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’INMI Spallanzani di Roma, in un’intervista ad Adkronos – . “I focolai diventano evidenti soprattutto quando i primi pazienti arrivano in ospedale e, nella fase iniziale, la trasmissione non viene ancora contenuta in modo corretto”.

Cos’è il virus Nipah e come si trasmette

Il virus Nipah è un patogeno zoonotico, cioè capace di passare dagli animali all’uomo. Il suo serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta del genere Pteropus, noti anche come volpi volanti.

La trasmissione può avvenire:

  • per contatto diretto con animali infetti o con le loro secrezioni;
  • attraverso il consumo di cibo contaminato (ad esempio frutta o linfa di palma);
  • in alcuni contesti, anche da persona a persona, soprattutto in ambito sanitario.

Inizialmente presente in ambito animale, il virus Nipah è stato riscontrato in un’ampia gamma di mammiferi ospiti – come maiali, cavalli, gatti e cani – che spesso sviluppano forme lievi o asintomatiche” ha evidenziato il dottor Nicastri – . Negli esseri umani, invece, la malattia può essere molto grave, con una letalità che può arrivare fino al 75%”.

Quali sono i sintomi del virus Nipah

L’infezione da Nipah può iniziare con sintomi aspecifici, rendendo difficile una diagnosi precoce. Secondo l’OMS, il quadro clinico può evolvere rapidamente.

I principali sintomi includono:

  • febbre improvvisa
  • mal di testa
  • dolori muscolari
  • vomito
  • mal di gola
  • affaticamento

In alcuni casi compaiono sintomi respiratori, come tosse e difficoltà a respirare. La complicanza più grave è l’encefalite, un’infiammazione del cervello che può manifestarsi con:

  • confusione mentale
  • alterazioni dello stato di coscienza
  • convulsioni
  • coma

Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 4 e 21 giorni, ma in rari casi può essere più lungo.

Attualmente non esiste un vaccino approvato né una terapia specifica: il trattamento è di supporto. Sono però in corso studi su vaccini sperimentali, uno dei quali ha mostrato risultati promettenti nelle prime fasi di sperimentazione clinica.

Cosa succede in India e i controlli aeroportuali in Asia

Il focolaio nel Bengala Occidentale è monitorato attentamente dalle autorità sanitarie indiane. Il governo ha confermato che la catena dei contagi è stata circoscritta e che non risultano, al momento, ulteriori casi oltre a quelli iniziali.

Nonostante i numeri limitati, aeroporti in diversi Paesi asiaticitra cui Pakistan, Thailandia, Singapore, Hong Kong, Malesia, Indonesia e Vietnam – hanno reintrodotto misure di screening sanitario per i passeggeri in arrivo, inclusi controlli della temperatura corporea, dichiarazioni di salute e anamnesi di viaggio per individuare possibili sintomi o esposizioni. L’obiettivo è intercettare precocemente eventuali casi sospetti e ridurre il rischio di trasmissione secondaria.

Quali sono i rischi per l’Italia

Secondo gli esperti italiani, il rischio di importazione del virus Nipah in Italia è molto basso. “Il tipico turista non frequenta le aree più povere dell’India dove è più probabile il contatto con secrezioni animali infette – spiega ancora Nicastri – . A mio avviso, il rischio di casi importati nel nostro Paese è puramente virtuale”.

L’infettivologo chiarisce inoltre che non siamo di fronte a un nuovo Covid. “Il Nipah è una patologia molto grave, che richiede isolamento, ma i focolai tendono a esaurirsi quando vengono riconosciuti e gestiti correttamente, soprattutto in ambito ospedaliero”. Per questo, mentre l’attenzione resta alta a livello internazionale, in Italia la sorveglianza sanitaria e le procedure di controllo sono considerate adeguate, senza indicazioni di emergenza per la popolazione generale.

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