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Il vaccino contro il Fuoco di Sant’Antonio può rallentare l’invecchiamento biologico: com’è possibile

In un nuovo studio il vaccino contro l’Herpes zoster è stato collegato a un rallentamento dell’invecchiamento biologico: i partecipanti vaccinati hanno mostrato risultati migliori in sette parametri.
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Già in passato alcuni studi avevano evidenziato come il vaccino contro l'Herpes zoster, anche noto nel linguaggio comune come fuoco di Sant'Antonio, potesse avere un effetto inaspettato nel prevenire diverse forme di demenza. Ma più in generale negli ultimi anni diverse ricerche hanno suggerito un possibile collegamento tra i vaccini (da quelli influenzali all'Herpes zoster) e un minor rischio di demenza e altre malattie neurodegenerative.

Ora una nuova prova a sostegno di questa ipotesi arriva da un nuovo studio della School of Gerontology della University of Southern California (USC) che suggerisce come il vaccino contro l'Herpes zoster potrebbe rallentare l'invecchiamento biologico negli anziani.

Cos'è l'Herpes zoster

L'Herpes zoster è una malattia infettiva che si manifesta con eruzioni cutanee, spesso formate da vescicole multiple, e dolore intenso. Questa dolorosa eruzione cutanea può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma più di frequente interessa l'addome o un solo lato del torace. A causarlo è – come spiega la Fondazione IRCCS Ca' Granda – una riattivazione del virus Varicella-Zoster (VZV). In genere questo virus viene contratto durante l'infanzia, causando la varicella, ma anche una volta che il sistema immunitario riesce a contrastare la malattia, il virus rimane latente nel sistema nervoso, nei gangli nervosi. A volte, soprattutto in età avanzata e se sono presenti malattie croniche, il virus può riattivarsi dopo anni e causare il fuoco di Sant'Antonio.

Secondo l'Istituto superiore di sanità (Iss) si stima che una persona su dieci avrà un episodio di fuoco di Sant'Antonio da adulta. Anche se non mette a rischio la vita, questa malattia può causare dolore anche molto intenso, soprattutto negli anziani e nelle persone con stato immunitario compromesso. Per questo motivo il vaccino è indicato per le persone con più di 50 anni di vaccinarsi, mentre è raccomandato per gli over 65 e in generale nei soggetti con malattie croniche.

Cosa ha scoperto lo studio

Dato l'interesse crescente verso i possibili effetti secondari dei vaccini, i ricercatori dell'università californiana hanno misurato sette parametri legati all'invecchiamento biologico in più di 3.800 cittadini statunitensi che nel 2016 avevano più di 70 anni. Per fare queste misurazioni sono stati utilizzati i dati rappresentativi a livello nazionale contenuti nel database Health and Retirement Study.

I parametri studiati sono i seguenti: infiammazione, immunità innata e adattativa, emodinamica cardiovascolare, neurodegenerazione e invecchiamento epigenetico e trascrittomico, nonché un punteggio di invecchiamento biologico composito.

Invecchiamento biologico più lento

Da queste analisi è emerso che i partecipanti che si erano vaccinati contro l'Herpes zoster avevano in genere punteggi migliori in tutti i sette parametri, soprattutto per quanto riguarda l'infiammazione, l'invecchiamento epigenetico, quello trascrittomici e l'invecchiamento biologico composito. Questo significa che da un punto di vista biologico i partecipanti vaccinati stavano invecchiando più lentamente.

Gli autori hanno spiegato come i valori più bassi nell'infiammazione cronica potrebbero in parte spiegare i meccanismi con cui il vaccino potrebbe essere associato un rallentamento nell'invecchiamento biologico: "L'infiammazione cronica di basso livello è nota per contribuire a molte condizioni legate all'età, tra cui malattie cardiache, fragilità e declino cognitivo", spiegano gli autori. In sostanza quindi, il vaccino, contrastando l'infiammazione, oltre a prevenire la riattivazione del virus, potrebbe quindi favorire un invecchiamento più sano.

I ricercatori hanno anche osservato che anche a distanza di quattro o più anni dal vaccino, i partecipanti mostravano ancora un invecchiamento epigenetico, trascrittomico e biologico più lento. Quindi questo potrebbe indicare che gli effetti sull'invecchiamento durano nel tempo. Servono – ribadiscono i ricercatori – altri studi, anche sperimentali, per confermare questi effetti, ma i risultati pongono le basi per possibile nuove strategie volte a promuovere un invecchiamento sano anche attraverso i vaccini.

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