Un vaccino contro il cancro mostra risultati inattesi dopo 20 anni: cosa rivela sulla risposta antitumorale

Un vaccino contro il cancro al seno ha mostrato risultati inattesi a 20 anni dalla sperimentazione, rivelando una risposta antitumorale di lungo periodo che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Immunology, in cui i ricercatori hanno esaminato le cellule del sistema immunitario di un gruppo di donne che, dopo una diagnosi di carcinoma mammario metastatico, aveva partecipato a quella sperimentazione, sviluppando una risposta antitumorale tuttora attiva.
Lo studio, guidato dal dottor Zachary Hartman, professore associato della Duke University School of Medicine di Duram, in Carola del Nord, ha evidenziato che tutte le partecipanti sono sopravvissute alla malattia, un esito definito raro dagli stessi ricercatori. “Siamo rimasti sbalorditi nel vedere risposte immunitarie così durature a così tanti anni di distanza – ha affermato il dottor Hartman, spiegando come le cellule immunitarie ancora presenti nel sangue fossero in grado di riconoscere obiettivi tumorali.
L’analisi ha messo in evidenza un ruolo chiave di un segnale immunitario chiamato CD27, che nelle sperimentazioni di laboratorio ha permesso di potenziare l’eliminazione dei tumori nei modelli animali, suggerendo una possibile strada per rendere i vaccini anticancro più efficaci in futuro.
Questi risultati si inseriscono nel più ampio contesto della ricerca internazionale sui vaccini antitumorali, che ha l’obiettivo di “insegnare” al sistema immunitario a riconoscere e attaccare cellule cancerose, una strategia che, pur complessa, può generare risposte immunitarie persistenti anche dopo la fine del trattamento. Secondo enti di riferimento, come l’American Cancer Society, i vaccini contro il cancro sono una forma di immunoterapia che mira a stimolare il sistema immunitario affinché identifichi e attacchi le cellule tumorali, creando una memoria difensiva con l’obiettivo di controllare la malattia a lungo termine.
Vaccino contro il cancro al seno: cosa mostrano i risultati
Lo studio ha indicato che, a distanza di oltre 20 anni dalla sperimentazione, il sistema immunitario delle partecipanti conserva cellule di memoria capaci di riconoscere antigeni tumorali, una forma di risposta immunitaria che in genere si associa a vaccini contro infezioni come morbillo o varicella.
Un aspetto centrale riguarda l’attività del recettore CD27, che contribuisce alla funzione delle cellule T “helper” (CD4+) e sembra avere un ruolo chiave nel sostenere la memoria immunitaria. Quando i ricercatori hanno combinato il vaccino con un anticorpo che attiva CD27 nei topi, circa il 40% dei modelli animali ha mostrato regressione completa del tumore, rispetto al 6% trattato con il solo vaccino.
Ulteriori analisi hanno mostrato che l’anticorpo legato a CD27 potenziava significativamente l’attività delle cellule T CD4+, suggerendo che questo tipo di risposta possa essere altrettanto importante quanto quella delle cellule T “killer” (CD8+). “Questo studio cambia davvero il nostro modo di pensare – ha commentato Hartman – .Le cellule T CD4+ non sono solo attori di supporto,possono essere potenti possono essere potenti combattenti contro il cancro a pieno titolo”.
Nel complesso, questi risultati indicano che la combinazione di vaccini anticancro con modulatori del segnale immunitario come CD27 potrebbe rappresentare una strada promettente per potenziare la risposta antitumorale, aprendo nuove prospettive per future terapie immunitarie contro i tumori solidi.