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Un quarto delle morti per cancro in Italia è dovuto a bassa istruzione

Si tratta di quasi 30.000 decessi in un anno, come evidenziato in uno studio pubblicato sul Journal of Public Health.
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A cura di Valeria Aiello
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In Italia, circa un quarto delle morti per cancro è riconducibile a bassi livelli di istruzione. Lo indicano i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Public Health, che ha quantificato l’impatto delle disparità educative sulla mortalità per qualsiasi tipo di tumore. Il peso maggiore si osserva negli uomini ma, spiegano gli autori dello studio, guidati dalla ricercatrice Margherita Pizzato del Dipartimento di Scienze Cliniche e Salute di Comunità dell’Università degli Studi di Milano, la nuova stima evidenzia un rischio maggiore, soprattutto nelle donne. Rispetto a quanto precedente rilevato, i nuovi dati indicano infatti che il 29% delle morti per cancro negli uomini e il 13% nelle donne sono associate a un basso livello di istruzione. “Ciò si traduce – precisano gli studiosi – in circa 30.000 decessi per cancro tra i 30 e gli 84 anni nel 2019”.

Un quarto dei decessi per cancro in Italia è associato a bassi livelli di istruzione

I numeri parlano chiaro: un basso livello di istruzione è un fattore di rischio per la mortalità per cancro negli adulti. Le stime indicano che, a livello nazionale, circa un quarto dei decessi per tumore è associato a un livello di istruzione inferiore, che spesso comporta minori possibilità e capacità di prevenzione. Il 29% delle morti per cancro tra gli uomini e il 13% tra le donne in Italia è infatti correlata a un livello di istruzione inferiore al titolo universitario, pari a 22.271 decessi tra gli uomini e 7.456 tra le donne nel 2019.

Dall’analisi è inoltre emerso che oltre il 30% dei decessi associati a un basso livello di istruzione è relativo a tumori del tratto respiratorio e digestivo, a stomaco, fegato, polmone (solo tra gli uomini), vescica (solo tra gli uomini) e collo dell’utero (nelle donne). “Il cancro al polmone è stato il principale responsabile della disuguaglianza assoluta nella mortalità per cancro, rappresentando oltre un terzo dei decessi per cancro legati a un basso livello di istruzione” hanno osservato i ricercatori, precisando che “il maggiore peso delle disuguaglianze socioeconomiche osservato negli uomini può riflettere le differenze nell’esposizione ai fattori di rischio tra i sessi”.

Ad esempio, nel periodo 1970-2010, il fumo di sigaretta era più comune tra gli uomini meno istruiti che tra le donne più istruite e solo successivamente il modello di fumo tra le donne ha cominciato a invertirsi. Anche l’esposizione professionale ad agenti cancerogeni era più diffusa tra gli uomini con un livello di istruzione inferiore.

Un altro motivo della minore disuguaglianza osservata tra le donne, riportano i ricercatori, può risiedere nel fatto che il cancro al seno, la prima causa di morte per cancro nelle donne (16% di tutta la mortalità correlata al cancro nel 2019), non è stato riscontrato associato a un basso livello di istruzione. “Ciò può derivare dalle differenze nei fattori riproduttivi tra i livelli di istruzione, compresa l’età precoce alla prima gravidanza, e dalla multiparità tra le donne con un basso livello di istruzione, soprattutto in passato”.

Oltre i comportamenti individuali, a influire sulla diseguaglianza è anche la possibilità del singolo di fruire dell’offerta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), spesso più spesso compromessa dalla ridotta capacità di far fronte ai bisogni dei cittadini (nel 2022 in Italia quasi 28mila persone sono state costrette ad andare a curarsi fuori Regione), e su cui gravano diversi fattori che impediscono alle persone meno istruite di ricevere cure tempestive ed efficaci, compresi i ritardi nella richiesta di consulenza medica e la scarsa alfabetizzazione sanitaria. “La ridotta capacità di far fronte all’interno del sistema sanitario, i tassi più bassi di test diagnostici, visite specialistiche e partecipazione allo screening possono anche spiegare una gestione sanitaria non ottimale negli individui più svantaggiati” hanno concluso gli studiosi.

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