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Tumore al pancreas scoperto dopo il comportamento insolito del cane: la storia di Barbara e della labrador Joy

Il comportamento insolito della sua labrador ha spinto Barbara a sottoporsi a controlli, portando alla diagnosi di un tumore al pancreas. Ma cosa può davvero percepire un cane quando qualcosa non va?
A cura di Valeria Aiello
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Barbara con il cane Joy durante il ricovero dopo l’intervento per tumore al pancreas
Barbara con la sua labrador Joy: il comportamento del cane ha spinto la donna a sottoporsi a controlli, fino alla diagnosi di tumore al pancreas. Credit: Ulss 2 Marca trevigiana

Ci sono storie che nascono da piccoli segnali, quasi impercettibili, e che finiscono per cambiare tutto. È il caso di Barbara Guerra, una donna trevigiana di 53 anni, e Joy, una femmina di labrador che da alcuni mesi aveva iniziato a comportarsi in modo insolito. Da giocosa e irrequieta, era diventata improvvisamente calma e attenta. Per settimane ha continuato a premere il muso sempre nello stesso punto dell’addome di Barbara, come a indicare che qualcosa non andava. Un comportamento ripetuto, fuori dall’ordinario, che ha acceso un dubbio e poi una decisione: approfondire. “Lei ha scoperto che avevo un tumore e me l’ha segnalato” ha raccontato la donna, descrivendo quello che ha interpretato come un indizio da parte del suo cane.

I primi controlli, a giugno dello scorso anno, avevano evidenziato una piccola lesione al pancreas, inizialmente di pochi millimetri. A settembre, però, quella lesione è cresciuta, portando alla diagnosi di tumore al pancreas. Da lì è iniziato il percorso di cura: la chemioterapia, seguita tra Treviso e Montebelluna, e poi l’intervento chirurgico per la riduzione della massa all’ospedale Ca’ Foncello, dove la donna è stata ricoverata.

Nel reparto di Chirurgia, ha potuto riabbracciare la sua Joy, tra la commozione di tutti i presenti. “Se non hai qualcuno, è difficile affrontare la malattia” ha aggiunto Barbara. “Lei è la mia pet therapy e la mia psicologa: tramite lei riesco a scaricare tensioni, malumori, ad esaltare la mia gioia”. Ma come si spiega, dal punto di vista scientifico, la capacità del cane di percepire segnali legati a una malattia?

Il fiuto dei cani e i segnali di malattia: cosa dice la scienza

La possibilità che i cani possano percepire segnali associati a malattie è oggetto di studio da diversi anni. Il loro olfatto, estremamente sviluppato, è in grado di rilevare concentrazioni minime di sostanze chimiche, inclusi i cosiddetti composti organici volatili (VOC), che possono essere prodotti anche da cellule tumorali.

Alcune ricerche hanno mostrato che cani addestrati riescono a distinguere campioni biologici provenienti da pazienti con tumori rispetto a quelli sani, ad esempio nel caso del tumore alla prostata su campioni di urina o del tumore al polmone attraverso l’aria espirata. Un’analisi più ampia della letteratura riporta risultati promettenti anche per altri tipi di tumore, ma sottolinea come questi studi siano spesso condotti in condizioni sperimentali controllate e con protocolli non sempre uniformi.

Riscontri simili, seppur più limitati, sono stati osservati anche per altre patologie, come la malattia di Parkinson o infezioni come il Covid-19, suggerendo che alcune malattie possano essere associate a specifiche “firme odorose”. Tuttavia, i risultati disponibili restano ancora eterogenei e difficili da standardizzare.

Per questo, allo stato attuale, i cani non vengono utilizzati come strumenti diagnostici nella pratica clinica. Una recente review pubblicata su Frontiers in Medicine suggerisce che i cani addestrati potrebbero offrire un metodo innovativo e non invasivo per lo screening di alcune malattie, ma evidenzia la necessità di metodi standardizzati e validazioni più robuste prima di qualsiasi applicazione medica.

In altre parole, i cani possono percepire cambiamenti associati a una malattia, ma non “riconoscono” un tumore né possono sostituire gli strumenti diagnostici. Possono però richiamare l’attenzione su qualcosa che non va, come nel caso di Barbara e della sua labrador Joy.

Anche se non è possibile dare una spiegazione precisa al comportamento del cane, non si può escludere che Joy abbia reagito a variazioni dell’odore corporeo, a cambiamenti metabolici oppure a segnali comportamentali della proprietaria, come dolore o tensione. Più che una “diagnosi”, è probabilmente la percezione di un cambiamento.

Ed è stato proprio quel cambiamento — colto prima ancora di essere compreso — a spingere Barbara ad approfondire, fino alla diagnosi.

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