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“Sono allergica al freddo”: una ragazza scopre di avere un’orticaria scatenata dalle basse temperature

Una ragazza di 16 anni racconta come ha scoperto di avere un’orticaria da freddo, una condizione scatenata dalle basse temperature, con sintomi come pomfi e prurito.
A cura di Valeria Aiello
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Pensava fosse un’allergia al freddo, ma solo dopo mesi ha scoperto che quei sintomi avevano un nome preciso: orticaria da freddo, una forma di orticaria scatenata dalle basse temperature. È la storia di Amber Woodward, una ragazza di 16 anni di Abergele, nel Galles del Nord, che nel 2022 ha iniziato a manifestare una serie di condizioni cutanee, come pomfi, prurito e gonfiore, ogni volta che la temperatura scendeva sotto i 12 °C.

Studentessa delle superiori e cameriera part-time, Amber racconta che il primo episodio è avvenuto tornando a casa dal lavoro. “Avevo delle protuberanze, ero rossa su tutto il viso, le orecchie, le gambe e le braccia e avevo pruritospiega ai media britannici. Inizialmente, la ragazza aveva anche ipotizzato una reazione alimentare, ma i sintomi si ripresentavano anche senza aver mangiato nulla.

Con il passare del tempo, le manifestazioni cutanee sono diventate sempre più frequenti, fino a presentarsi quasi ogni giorno e a condizionare la sua vita sociale e scolastica.

Volevo solo poter fare cose normali e avere una vita normale, senza dovermi preoccupare” ricorda, parlando del suo disagio e dell’imbarazzo legati alle reazioni visibili sulla pelle.

Dal punto di vista medico, l’orticaria da freddo è una condizione nota, anche se poco comune, che rientra nelle cosiddette orticarie fisiche. Secondo la Mayo Clinic, l’esposizione a basse temperature può provocare una risposta cutanea immediata, con sintomi che variano da persona a persona e rendono la diagnosi non sempre immediata.

Cos’è l’orticaria da freddo e quali sono i sintomi

L’orticaria da freddo è una reazione cutanea che si manifesta dopo l’esposizione a aria fredda, acqua fredda o oggetti a bassa temperatura. Non si tratta di una vera allergia, ma di una risposta fisica dell’organismo che coinvolge la pelle e e che è legata al rilascio di istamina, una sostanza responsabile dell’infiammazione cutanea.

I sintomi più comuni includono:

  • pomfi
  • prurito
  • arrossamento
  • gonfiore localizzato

Nel caso di Amber, le reazioni non si verificano solo all’aperto durante l’inverno. La ragazza sviluppa orticaria anche dopo il contatto con l’acqua, che si trattasse di una piscina, di una doccia o del mare, indipendentemente dalla temperatura esterna. “Quando esco di casa, ho sempre una reazione” racconta, spiegando che spesso arriva a scuola o al lavoro già con segni evidenti sulla pelle.

Come Amber ha scoperto di avere l’orticaria da freddo

Per mesi Amber non è riuscita a spiegarsi perché le reazioni cutanee continuassero a ripresentarsi. I sintomi comparivano in momenti diversi e senza una causa evidente, rendendo difficile capire cosa li stesse provocando. Anche per questo, inizialmente, non aveva ricevuto risposte chiare.

A un certo punto ha iniziato a cercare informazioni online, confrontando i propri sintomi con quelli raccontati da altre persone. È così che si è imbattuta per la prima volta nell’orticaria da freddo e ha deciso di rivolgersi a un dermatologo. La diagnosi è arrivata nel 2023.

All’inizio sono rimasta scioccata, perché mi è stato detto che era una condizione rara, ma allo stesso tempo ero sollevata, perché finalmente qualcuno mi credeva”. Tuttavia, nonostante le terapie con antistaminici, i suoi sintomi non sono ancora completamente sotto controllo.

Con la diagnosi, è arrivata anche una maggiore consapevolezza dei possibili rischi legati all’orticaria da freddo. In particolare, l’esposizione improvvisa a basse temperature — come durante il nuoto o il contatto con acqua fredda — può rappresentare una situazione critica per alcune persone, perché coinvolge ampie aree del corpo.

Le indicazioni cliniche richiamate da Anaphylaxis UK segnalano che, seppur raramente, questa condizione può essere associata a reazioni sistemiche gravi, fino allo shock anafilattico, rendendo fondamentale una gestione attenta nella vita quotidiana.

Per Amber, questa maggiore conoscenza della condizione convive con la speranza che nuove ricerche e terapie possano permetterle, in futuro, una vita più normale.

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