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Smog e aria inquinata, effetti sulla salute del cervello: “Rischio demenza, anche in chi non è predisposto”

L’inquinamento dell’aria può essere una causa della malattia di Alzhemeir: secondo una nuova ricerca, chi vive dove la qualità dell’aria è più cattiva ha maggior probabilità di avere placche amiloidi nel cervello, anche se geneticamente non predisposto.
A cura di Valeria Aiello
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Allarme smog e aria inquinata stanno facendo scattare limitazioni del traffico e altri divieti (i blocchi a Milano e in altre province italiane), alimentando la preoccupazione di cittadini ed esperti per i danni che questi alti livelli di inquinamento atmosferico provocano sulla salute. La cattiva qualità dell’aria è, come noto, una delle cause più comuni di problemi alle vie respiratorie e all’apparato circolatorio, ma è stato anche scoperto che l’esposizione al particolato fine (PM 2,5) è collegata allo sviluppo del morbo di Alzheimer, una delle più gravi forme di demenza – probabilmente perché queste minuscole particelle causano infiammazione e stress ossidativo nel cervello, contribuendo all’insorgenza della malattia.

Una nuova ricerca, appena pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, ha indagato su questa associazione, rivelando che le persone che vivono in aree con elevate concentrazioni di PM2,5 nell’aria hanno maggiori probabilità di avere placche amiloidi nel cervello – gli accumuli di proteina beta-amiloide correlati all’Alzheimer – anche se geneticamente non predisposte alla malattia. “L’associazione tra esposizione a PM2,5 dovuto al traffico e placche amiloidi nel cervello – spiegano gli autori della ricerca – è particolarmente forte anche nelle persone che senza allele APOE ε4 (uno dei fattori di rischio genetico di Alzheimer più noti, ndr)”.

Effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute del cervello

Una cattiva qualità dell’aria, dovuta ad alti livelli di particolato fine (PM2,5) legati al traffico, aumenta significativamente il rischio di avere placche amiloidi nel cervello, gli accumuli di proteina beta-amiloide correlati allo sviluppo di demenza e Alzheimer. Lo ha scoperto un team di ricerca della Emory University di Atlanta, in Georgia, Stati Uniti, che ha deciso si indagare specificatamente sugli effetti nocivi sulla salute del cervello derivanti dall’esposizione al PM2,5.

Con la sigla PM2,5 si intendono tutte quelle particelle, o polveri sottili, con diametro inferiore o uguale a 2,5 micron (circa un centesimo dello spessore di un capello umano) che restano sospese nell’aria e possono essere respirate, penetrando negli alveoli polmonari e nel sangue e riuscendo a superare anche la barriera emato-encefalica. Alte concentrazioni di PM2,5 nell’aria sono legate ai gas di scarico dei motori benzina o diesel, alle emissioni dovute alle attività industriali e all’uso di combustibili per il riscaldamento domestico (carbone, legna e gasolio), tra le principali fonti di inquinamento da polveri sottili legate all’attività umana, non solo dell’area metropolitana di Atlanta (dove è stato condotto lo studio) ma anche di città e centri urbani di tutto il pianeta.

Per verificare l’associazione tra PM 2.5 e placche amiloidi correlate all’Alzheimer, i ricercatori dell’Emory University hanno esaminato il tessuto cerebrale di 224 persone residenti ad Atlanta, tutte decedute prima del 2020 e che avevano scelto di donare il proprio cervello alla scienza medica dopo la loro morte.

Di questi donatori, il 57% aveva almeno una copia dell’allele APOE ε4, uno dei fattori di rischio genetico di Alzheimer più noti, ma ciò che è emerso dall’indagine, valutando il livello medio di esposizione al PM2,5 sulla base dell’indirizzo di residenza dei donatori, è stato che l’associazione tra inquinamento atmosferico e quantità di placche amiloidi nel cervello era particolarmente forte nei donatori senza alleli APOE ε4, dunque nelle persone senza predisposizione genetica all’Alzheimer.

Ciò suggerisce che le esposizioni ambientali, come quella all’inquinamento atmosferico, possono spiegare parte del rischio di Alzheimer in persone il cui la malattia non può essere spiegata da un fattore di rischio genetico” ha affermato la dottoressa Anke Hüls, assistente professore alla Emory University e autrice senior dello studio.

I risultati, che allarmerebbero chiunque viva in una città, ma in particolare coloro che abitano vicino a strade trafficate, si aggiungono ai già noti danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico, che vanno dal maggiore rischio di sviluppare malattie respiratorie, come asma, rinite allergica, broncopneumopatia cronica-ostruttiva (BPCO) e cancro del polmone, a una serie di diversi problemi cardiovascolari.

Nello specifico, i ricercatori hanno scoperto che le persone con un’esposizione al PM 2,5 superiore a 1 µg/m3 nell’anno precedente alla morte avevano quasi il doppio delle probabilità di avere livelli più alti di placche amiloidi nel cervello. Con la stessa esposizione, nei tre anni precedenti alla morte, il rischio aumentava dell’87%. “Il nostro studio ha rilevato che alte concentrazioni di inquinamento atmosferico legato al traffico e, in particolare, l’esposizione al particolato fine PM2,5, sono associate a livelli più elevati di patologia caratteristica dell’Alzheimer. Questa associazione è particolarmente forte tra i donatori senza alleli APOE ε4 – scrivono i ricercatori nelle conclusioni dello studio – . Ricerche future dovrebbero indagare ulteriormente sui meccanismi biologici alla base di questa associazione”.

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