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Sintomi insoliti mesi dopo un tatuaggio: la storia di un 30enne costretto alla rimozione chirurgica

Un uomo polacco ha sviluppato sintomi insoliti in seguito a un tatuaggio con inchiostro rosso, che ha scatenato una grave infiammazione cutanea, la perdita dei capelli, di tutti i peli del corpo e problemi di sudorazione. Dopo trattamenti inefficaci, è stata necessaria la rimozione chirurgica.
A cura di Valeria Aiello
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Un dettaglio del tatuaggio con inchiostro rosso / Credit: Mateuszczyk et al., Clinics and Practice 2025.
Un dettaglio del tatuaggio con inchiostro rosso / Credit: Mateuszczyk et al., Clinics and Practice 2025.

Quando un uomo polacco sulla trentina ha iniziato a sviluppare sintomi insoliti mesi dopo un tatuaggio con inchiostro rosso, nulla faceva pensare a una reazione allergica grave e persistente. Il tatuaggio sull’avambraccio destro era guarito apparentemente senza problemi. Poi, circa quattro mesi più tardi, sono comparsi i primi segnali: un’eruzione cutanea pruriginosa, inizialmente localizzata, seguita da un peggioramento progressivo che ha coinvolto ampie aree del corpo.

Col passare del tempo, i sintomi si sono estesi e aggravati, trasformandosi in una grave infiammazione cutanea diffusa, accompagnata da perdita dei capelli, di tutti i peli del corpo e da una marcata alterazione della sudorazione. Il quadro clinico è diventato sempre più difficile da interpretare e trattare, nonostante numerosi tentativi terapeutici.

Il caso è descritto in un case report pubblicato sulla rivista Clinics and Practice, in cui i medici parlano di una “insolita costellazione di sintomi” comparsa a distanza di mesi dal tatuaggio e di una reazione infiammatoria sistemica progressiva. Secondo gli autori, “le manifestazioni cutanee e sistemiche si sono rivelate resistenti ai trattamenti convenzionali”, rendendo necessario un approccio diverso.

È stato solo con l’identificazione di un’ipersensibilità ai componenti dell’inchiostro rosso da parte del Centro di dermatologia generale e oncodermatologia dell’Università di Medicina di Breslavia che i medici sono riusciti a chiarire l’origine del problema. La rimozione chirurgica delle parti infiammate del tatuaggio ha portato a un miglioramento graduale delle condizioni generali dell’uomo, confermando il ruolo centrale del pigmento nella reazione immunitaria.

Il caso riaccende l’attenzione sui rischi legati agli inchiostri per tatuaggi, in particolare quelli rossi. Non a caso, nel 2022 l’Unione Europea ha introdotto nuove normative sulla composizione degli inchiostri, con l’obiettivo di limitare l’uso di sostanze chimiche potenzialmente pericolose. Tuttavia, come sottolineano gli stessi autori, in molti Paesi al di fuori dell’UE tali regole non esistono ancora, lasciando scoperta una parte significativa della popolazione.

I sintomi dopo il tatuaggio: dall’eruzione cutanea ai problemi di sudorazione

Nel caso del 30enne polacco, i primi sintomi si sono manifestati quattro mesi dopo il tatuaggio, come un’eruzione cutanea rossa e pruriginosa su braccia e torace, evoluta successivamente in eritroderma, una forma di infiammazione cutanea grave ed estesa. In un primo momento, i medici avevano ipotizzato condizioni dermatologiche comuni, come l’eczema, senza collegare il quadro al tatuaggio.

Col tempo, però, sono emerse alterazioni cutanee localizzate esclusivamente nelle aree pigmentate di rosso, un elemento che ha orientato le indagini verso una reazione al tatuaggio. Negli anni successivi, l’uomo ha sviluppato anche alopecia universale, vitiligine e una perdita quasi completa della capacità di sudare, segno di un coinvolgimento più profondo delle strutture cutanee.

Le biopsie hanno mostrato una drastica riduzione delle ghiandole sudoripare, persino in aree di pelle non tatuata. I medici spiegano che “i pigmenti iniettati in profondità possono migrare e attivare una risposta immunitaria persistente”, soprattutto in persone con una predisposizione autoimmune, come nel caso del paziente, affetto da tiroidite di Hashimoto.

La svolta clinica e le implicazioni del caso

Dopo anni di visite, trattamenti e tentativi terapeutici inefficaci, i test allergologici hanno confermato una ipersensibilità ai possibili componenti dell’inchiostro rosso. A quel punto, gli specialisti hanno raccomandato la rimozione chirurgica dei frammenti di tatuaggio infiammati, una scelta complessa ma decisiva.

Dopo l’asportazione completa del tatuaggio e una terapia mirata, le condizioni generali dell’uomo sono migliorate: i capelli sono ricresciuti e la progressione della vitiligine si è arrestata. Il danno alle ghiandole sudoripare, però, si è rivelato in gran parte irreversibile, con conseguenze durature sulla qualità della vita.

Secondo gli autori del case report, “questo caso sottolinea la necessità di una maggiore regolamentazione degli inchiostri per tatuaggi e di un’informazione più chiara per il pubblico”. Un messaggio che va oltre la singola storia clinica e che richiama l’attenzione su un fenomeno diffuso: reazioni avverse rare ma potenzialmente gravi, che possono emergere anche mesi o anni dopo un tatuaggio apparentemente innocuo.

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