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Siamo 8 miliardi ma il pianeta ha risorse per meno della metà di noi: “Superata la capacità della Terra”

Siamo 8 miliardi, ma la Terra può sostenerne appena 2,5. Uno studio australiano pubblicato su Environmental Research Letters rivela il superamento della “capacità di carico” del pianeta: un modello di crescita basato sui combustibili fossili che ci sta spingendo verso un inevitabile punto di rottura.
A cura di Niccolò De Rosa
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Siamo diventati troppi e la Terra non riesce più a sostenere il nostro stile di vita. Può essere riassunto così lo studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters che lancia un allarme che non può più essere ignorato. La ricerca, condotta dai ricercatori della Flinders University (Australia) e basata su oltre due secoli di dati demografici, evidenzia infatti come il modello di crescita attuale sia incompatibile con i limiti naturali della Terra. In altre parole, la popolazione umana ha già ampiamente superato la capacità di sostentamento del pianeta e se continuerà di questo passo il cibo, le risorse energetiche e la stessa acqua potrebbero non bastare per tutti.

La capacità di carico della Terra e un limite ormai superato

Al centro dell'analisi, spiegano i ricercatori, c'è il concetto di "capacità di carico" (carrying capacity), ovvero il numero massimo di individui che un ambiente può sostenere nel lungo periodo, in base alle risorse disponibili e alla loro capacità di rigenerarsi. Secondo gli autori, il problema non riguarda soltanto il numero di esseri umani, ma anche il livello di consumo: la popolazione globale è oggi molto più "energivora" di quanto il pianeta possa sopportare e l'avvento di nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale potrebbe ulteriormente aumentare il fabbisogno energetico delle nostre società.

Secondo le stime, mantenendo gli attuali standard di vita, la popolazione sostenibile si colloca tra 2,1 e 2,5 miliardi di persone. Un dato che contrasta con gli oltre 8 miliardi attuali, pari a circa 3,4 volte il limite sostenibile. Ciò significa che l'intero pianeta sta vivendo ben al di sopra delle proprie possibilità.

Due secoli di crescita e un punto di svolta

L'analisi storica mostra come la relazione tra popolazione e risorse sia cambiata nel tempo. Fino agli anni Cinquanta, la crescita demografica procedeva a un ritmo crescente ma sostenibile per le risorse a disposizione. A partire dagli anni Sessanta, però, qualcosa si è incrinato. Il tasso di crescita ha iniziato a rallentare pur in presenza di un aumento della popolazione. È quella che i ricercatori definiscono "fase demografica negativa", ossia quel momento nel quale l'aumento degli individui ha cessato di tradursi in una crescita proporzionale del sistema. Il vero punto di rottura è però arrivato negli anni Settanta, quando l'impronta ecologica umana ha superato la biocapacità della Terra. Da allora, l'umanità continua a consumare più risorse di quante il pianeta riesca a rigenerare. "Le economie attuali, basate su una crescita ininterrotta, apparentemente non riconoscono i vincoli rigenerativi di una crescita demografica sostenuta, perché i combustibili fossili compensano artificialmente questa differenza", si legge nella ricerca.

Il picco demografico e il divario sostenibile

Secondo lo studio, la popolazione globale potrebbe raggiungere un picco tra 11,7 e 12,4 miliardi di persone entro il 2060-2070. Questo valore rappresenta la cosiddetta capacità di carico "massima", ottenuta però al prezzo dell'esaurimento delle risorse. Ben diverso è il limite realmente sostenibile, che rimane fermo intorno ai 2,5 miliardi. Il divario tra questi due numeri descrive una crescita che si regge su basi fragili. Oggi l'umanità consuma risorse equivalenti a 1,7 pianeti Terra, quando per restare entro limiti sostenibili dovrebbe scendere a circa metà di questa soglia. Un evento come una crisi energetica globale (eventualità oggi quanto mai attuale) potrebbe facilmente distruggere questi equilibri.

L'illusione della tecnologia e dei combustibili fossili

A sostenere artificialmente questo squilibrio è stato, negli ultimi decenni, il ricorso massiccio alla tecnologia e ai combustibili fossili. Se da un lato l'innovazione ha permesso di estrarre e utilizzare risorse più velocemente, dall'altro non ha aumentato la capacità della Terra di rigenerarle. Secondo i ricercatori, si è così creata una vera e propria illusione di crescita, con un benessere apparente e rassicurante che però nasconde un progressivo deterioramento dei sistemi naturali. I combustibili fossili, in particolare, hanno contribuito a rimandare il problema, spostando nel tempo il conto ambientale che prima o poi potremmo essere chiamati a pagare.

Le conseguenze di un sistema senza equilibrio

Il superamento della capacità di carico comporta effetti già visibili e destinati ad aggravarsi. Tra questi, il consumo di risorse non rinnovabili (l'Overshoot Day ci ricorda il momento in cui l'umanità consuma interamente le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare nell'intero anno solare), l'aumento delle emissioni e il deterioramento degli ecosistemi. A livello sociale, il rischio è un progressivo declino degli standard di vita e una crescente instabilità globale. In assenza di interventi, il sistema potrebbe reagire attraverso meccanismi correttivi violenti, come crisi alimentari, conflitti e diffusione di malattie. "La Terra non riesce a tenere il passo con il modo in cui stiamo utilizzando le risorse. Le nostre scoperte dimostrano che stiamo spingendo il pianeta oltre le sue capacità", ha affermato Corey Bradshaw, tra le firme principali dello studio.

Un futuro tutto da ripensare

Rivedere un sistema economico e produttivo che abbraccia l'intera umanità non è ovviamente una sfida da poco. Stando ai dati presentati dalla ricerca, però, la questione non può essere rimandata ancora a lungo. Gli autori dello studio parlano apertamente di un possibile ridimensionamento sociale (e demografico), che potrebbe avvenire in modo pianificato oppure come risposta a crisi sempre più frequenti. La chiave, sottolineano, deve essere una revisione profonda dei modelli di produzione e consumo, insieme a una gestione più sostenibile di energia, suolo e risorse naturali.

Il tempo a disposizione si sta riducendo, ma la traiettoria non è ancora irreversibile. Senza un cambiamento strutturale, tuttavia, la distanza tra popolazione e capacità del pianeta continuerà ad ampliarsi, rendendo sempre più difficile evitare conseguenze che, negli scenari più inquietanti, possono essere catastrofiche.

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