Segnali del Parkinson nel sangue, ma solo prima dei sintomi: “Esiste una finestra temporale precisa”

Alcuni segnali biologici del Parkinson sono rilevabili nel sangue, ma solo prima che compaiano i sintomi motori, come movimenti lenti, rigidità e instabilità, tremori e contrazioni muscolari involontarie. A spiegarlo è la professoressa Annikka Polster della Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia, che ha guidato un nuovo studio pubblicato sulla rivista npj Parkinson’s Disease del gruppo Nature.
Secondo Polster, i risultati mostrano che esiste una finestra temporale ben definita in cui la malattia può essere intercettata prima che il danno neuronale produca i sintomi clinici più evidenti. “Abbiamo individuato un periodo di tempo limitato in cui il Parkinson può essere rilevato prima che compaiano i sintomi motori – spiega l’esperta – . Il fatto che questi segnali biologici si manifestino solo in una fase iniziale e non siano più attivi quando la malattia progredisce rende particolarmente interessante concentrarsi su questi meccanismi”.
Insieme ai colleghi della Chalmers University of Technology e dell’Oslo University Hospital, la professoressa Polster ha identificato modelli biologici misurabili nel sangue legati a processi cellulari che si attivano nelle fasi precliniche del Parkinson, ma che scompaiono con l’esordio dei sintomi motori.
La scoperta è rilevante perché, come ricordano le principali istituzioni sanitarie internazionali, la diagnosi del Parkinson oggi avviene quasi sempre quando la neurodegenerazione è già avanzata. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia come i sintomi motori compaiano solo dopo una perdita significativa dei neuroni dopaminergici, limitando l’efficacia di interventi precoci. In questo contesto, l’individuazione di una finestra biologica precedente ai sintomi apre nuove prospettive sia per la diagnosi precoce sia per lo sviluppo di trattamenti capaci di intervenire prima che il danno cerebrale diventi irreversibile.
I segnali del Parkinson che compaiono nel sangue solo prima dei sintomi
Nel lavoro pubblicato su npj Parkinson’s Disease, il team guidato da Polster ha analizzato cosa accade nelle fasi molto precoci del Parkinson, che in alcuni pazienti possono precedere l’esordio dei sintomi motori anche di decenni.
I ricercatori si sono concentrati su due processi biologici chiave:
- la riparazione dei danni al DNA, cioè il sistema con cui le cellule correggono alterazioni genetiche;
- la risposta cellulare allo stress, un meccanismo di protezione che si attiva quando le cellule sono sottoposte a condizioni dannose.
Utilizzando tecniche di apprendimento automatico, il team ha identificato un modello specifico di attività genica legato a questi processi. Questo modello è risultato presente solo nei pazienti nella fase preclinica, mentre non è stato osservato né nei soggetti sani né nei pazienti con Parkinson già sintomatico.
Come spiega ancora Polster: “Abbiamo dimostrato che questi biomarcatori riflettono aspetti biologici molto precoci della malattia e che possono essere misurati nel sangue. Questo apre la strada a test di screening su larga scala, basati su campioni di sangue, che sono semplici e accessibili”.
Secondo i ricercatori, comprendere cosa accade in questa finestra temporale pre-sintomatica potrebbe non solo favorire una diagnosi anticipata, ma anche aiutare a individuare nuovi bersagli terapeutici, con l’obiettivo di rallentare o bloccare la progressione del Parkinson prima dell’insorgenza dei sintomi motori.