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Scoperti due geni che riattivano il sistema immunitario contro i tumori

Un nuovo studio pubblicato su Nature mostra che spegnere due geni può riattivare le cellule T che hanno perso la capacità di attaccare i tumori. La scoperta potrebbe aprire nuove strategie per migliorare l’immunoterapia contro il cancro.
A cura di Valeria Aiello
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Cellule T del sistema immunitario coinvolte nella difesa contro i tumori: un nuovo studio pubblicato su Nature ha identificato due geni che possono riattivare il sistema immunitario contro il cancro.
Cellule T del sistema immunitario coinvolte nella difesa contro i tumori: un nuovo studio pubblicato su Nature ha identificato due geni che possono riattivare il sistema immunitario contro il cancro.

Il sistema immunitario può riconoscere e attaccare le cellule tumorali, ma nel tempo alcune delle sue cellule più importanti possono perdere questa capacità. Un nuovo studio pubblicato su Nature mostra ora che specifici geni possono influenzare questo processo.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del Salk Institute for Biological Studies, dell’UNC Lineberger Comprehensive Cancer Center e dell’Università della California a San Diego e si concentra sui linfociti T CD8, noti anche come cellule T “killer” o citotossiche. Queste cellule svolgono un ruolo fondamentale perché riconoscono e distruggono sia le cellule infettate da virus sia quelle tumorali, contribuendo allo sviluppo della memoria immunologica.

Nel lavoro, i ricercatori hanno analizzato in dettaglio l’attività genetica di queste cellule immunitarie, con l’obiettivo di capire cosa le spinga a mantenere una risposta efficace nel tempo oppure a perdere progressivamente la loro capacità di combattere la malattia. “Il nostro obiettivo a lungo termine è migliorare l’efficacia delle terapie immunitarie creando ricette chiare per progettare cellule T più efficaci” ha affermato Susan Kaech, immunologa e coautrice dello studio.

I risultati indicano che alcuni precisi “interruttori genetici” possono influenzare in modo decisivo il destino delle cellule T. Comprendere questi meccanismi, sottolineano gli autori, potrebbe aiutare in futuro a sviluppare terapie cellulari più efficaci contro il cancro e contro alcune infezioni croniche. In questo contesto, le terapie basate sulle cellule T, come le CAR-T, rappresentano una delle applicazioni più avanzate dell’immunoterapia oncologica, già utilizzate per trattare alcuni tumori del sangue, come leucemie e linfomi.

Come i ricercatori hanno scoperto i geni che riattivano le cellule T

Per capire come le cellule T cambiano nel tempo, i ricercatori hanno costruito un atlante genetico dettagliato degli stati delle cellule T CD8. Questo strumento consente di osservare come queste cellule possano muoversi lungo uno spettro che va da una condizione altamente protettiva a una fortemente compromessa.

Uno dei problemi principali è che le cellule T efficaci e quelle in stato di esaurimento funzionale possono apparire molto simili nelle analisi immunologiche tradizionali. Analizzando invece l’attività genetica e diversi modelli sperimentali, gli scienziati hanno identificato i fattori molecolari che guidano queste cellule verso una risposta immunitaria duratura oppure verso l’esaurimento.

Tra i regolatori individuati emergono due fattori di trascrizione, codificati dai geni ZSCAN20 e JDP2, che in precedenza non erano stati collegati a questo processo di esaurimento delle cellule T.

Gli esperimenti hanno mostrato che disattivare questi due geni può permettere alle cellule T già esaurite di recuperare la capacità di attaccare le cellule tumorali. “Abbiamo attivato specifici interruttori genetici nelle cellule T per verificare se fosse possibile ripristinare la loro funzione antitumorale senza compromettere la memoria immunitaria a lungo termine” ha spiegato Hokyung Kay Chung, autrice corrispondente dello studio. “Abbiamo scoperto che era possibile separare questi due risultati”.

Secondo i ricercatori, questa scoperta suggerisce che l’esaurimento delle cellule T non sia necessariamente uno stato irreversibile, ma possa essere modulato intervenendo su meccanismi genetici chiave. L’atlante genetico sviluppato nello studio offre inoltre uno strumento per studiare l’evoluzione delle cellule T durante le risposte immunitarie prolungate e potrebbe aiutare a individuare nuovi bersagli molecolari per le terapie immunitarie.

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