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Quanto della nostra longevità è già scritta nei geni? Uno studio sui gemelli prova a misurarlo

Un nuovo studio pubblicato su Science stima quanto la genetica incida sulla durata della vita e quanto la longevità dipenda da altri fattori.
A cura di Valeria Aiello
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Un nuovo studio pubblicato su Science analizza quanto incidano i fattori genetici sulla longevità umana / Photo: iStock
Un nuovo studio pubblicato su Science analizza quanto incidano i fattori genetici sulla longevità umana / Photo: iStock

Quanto incide davvero la genetica sulla longevità umana? Secondo un nuovo studio basato su dati di gemelli, i fattori ereditari spiegano una quota significativa — ma non totale — della durata della vita, comunque molto più alta di quanto ritenuto finora. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Science e condotto da un team del Weizmann Institute of Science, suggerisce che la genetica spiega circa il 50% della variazione nella durata della vita umana: più del doppio rispetto alle stime più accreditate degli ultimi decenni. Un risultato che potrebbe cambiare il modo in cui gli scienziati interpretano l’invecchiamento biologico.

Lo studio è stato guidato da Ben Shenhar, del laboratorio del professor Uri Alon, e si basa sull’analisi di tre grandi database di gemelli provenienti da Svezia e Danimarca, inclusi – per la prima volta in questo ambito – dati su gemelli cresciuti separatamente. “Per molti anni, la durata della vita è stata attribuita principalmente a fattori non genetici, alimentando scetticismo sul ruolo dei geni nella longevità” spiegano i ricercatori. Secondo Shenhar, però, questo approccio ha portato a una sottostima sistematica dell’ereditarietà.

Il problema, evidenzia lo studio, è che le ricerche precedenti non riuscivano a separare l’invecchiamento biologico da cause di morte esterne come incidenti, infezioni e rischi ambientali, che in passato hanno inciso pesantemente sulla mortalità. Questi fattori estrinseci hanno finito per mascherare l’impatto reale dei fattori genetici.

Per superare questo limite, il team ha sviluppato un nuovo framework matematico che combina modelli statistici avanzati e la simulazione di “gemelli virtuali”, permettendo di distinguere i decessi legati all’invecchiamento da quelli dovuti a cause esterne. Il risultato è una stima che avvicina l’ereditarietà della durata della vita a quella di altri tratti umani complessi e che apre nuove prospettive per la ricerca sull’invecchiamento.

A rafforzare questo quadro è anche il contesto internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea da tempo che l’invecchiamento è il risultato dell’interazione tra fattori biologici, ambientali e sociali, ma riconosce che comprendere i meccanismi genetici è essenziale per affrontare le malattie legate all’età.

Quanto incide la genetica sulla longevità, secondo lo studio

Per decenni, la maggior parte degli studi ha stimato che solo il 20–25% della durata della vita fosse ereditabile; alcune ricerche più recenti, come uno studio del 2018 di Calico Life Sciences (divisione di Alphabet dedicata alla longevità), avevano addirittura ridotto questa quota a meno del 10%.

Il nuovo studio pubblicato su Science mette in discussione queste conclusioni. Analizzando i dati dei gemelli con modelli matematici avanzati e simulazioni, i ricercatori hanno potuto correggere l’effetto distorsivo dei fattori ambientali storici, che nei dataset più vecchi non erano distinguibili perché mancavano informazioni sulla causa di morte.

“Se l’ereditarietà della durata della vita è così elevata come emerge dal nostro studio, cambia il modo in cui guardiamo all’invecchiamento– afferma Shenhar – . Significa che diventa realistico cercare le varianti genetiche che influenzano la longevità, per comprendere meglio i meccanismi biologici dell’invecchiamento e, potenzialmente, intervenire su di essi”.

Il messaggio dello studio non è che la longevità sia interamente “scritta” nel DNA, ma che la genetica ha un peso molto maggiore di quanto si ritenesse, soprattutto quando si isolano i meccanismi dell’invecchiamento biologico dai rischi esterni. Ambiente, stile di vita e condizioni sociali restano determinanti, ma il confine tra ciò che ereditiamo e ciò che possiamo modificare appare ora più netto.

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