Covid 19
11 Gennaio 2022
15:33

Qual è l’efficacia dei vaccini nel difenderci da rischio di Long Covid

I vaccini riducono le probabilità di sviluppare forme sintomatiche della malattia ma non è ancora chiaro quale sia la loro capacità di proteggerci dai sintomi di Long Covid.
A cura di Valeria Aiello
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Capita sempre più spesso di sentir dire che la vaccinazione può avere un effetto protettivo nei confronti del rischio di Long Covid, la condizione nota anche come sindrome post-Covid e caratterizzata da sintomi che possono persistere per mesi dopo la risoluzione dell’infezione. Ma è davvero così? E soprattutto, in che misura una vaccinazione che ci protegge dalle forme sintomatiche di Covid è in grado di difenderci da una sindrome ancora poco definita? Proprio quest’ultimo aspetto, ovvero l’assenza di una nozione chiara e univoca di Long Covid, rappresenta una delle principali limitazioni.

Cos'è la Long Covid

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha formulato una definizione di Long Covid, successivamente pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Infectious Disease, la sindrome post-malattia si manifesta generalmente a tre mesi dall’infezione, con sintomi che durano per almeno due mesi e che non possono essere spiegati da una diagnosi alternativa. I segni più comuni includono affaticamento, mancanza di respiro e problemi cognitivi che generalmente hanno un impatto negativo sullo svolgimento delle attività quotidiane.

Il British National Institute for Health and Care Excellence (NICE) ha invece definito la sindrome post-Covid come segni e sintomi che si sviluppano durante o dopo l’infezione, persistendo per più di tre mesi e non sono attribuibili ad una diagnosi alternativa.

Negli Stati Uniti, i National Institutes of Health (HIN) definiscono i pazienti Long Covid come coloro che non si riprendono completamente in un periodo di poche settimane dall’infezione, indicando anche la “nebbia celebrale”, i disturbi del sonno, febbri intermittenti, sintomi gastrointestinali, ansia e depressione, tra i sintomi che possono manifestarsi per mesi e variare da lievi a invalidanti.

Sintomi e cause della Long Covid

La mancanza di una definizione globalmente standardizzata e concordata complica quindi la caratterizzazione della Long Covid, per la quale, in una recente review pubblicata su Scientific Reports, i ricercatori hanno identificato oltre 50 diversi sintomi che coinvolgono nove organi e apparati, tra cui anche reni, polmoni, pancreas e cuore.

Allo stesso tempo, gli studiosi stanno cercando di capire quali sono i meccanismi esatti che causano la Long Covid: alcuni suggeriscono che possa avere a che fare con il danno d’organo causato dal virus, mentre altri ritengono che sia dovuta all’infiammazione, dunque della disregolazione del sistema immunitario dopo l’infezione.

I vaccini proteggono dalla Long Covid?

Nonostante questi limiti, gli studiosi stanno comunque valutando in che misura i vaccini possano prevenire o ridurre l’insorgenza di Long Covid. L’ultimo studio condotto da un team di ricerca israeliano suggerisce che le persone vaccinate hanno meno probabilità di sviluppare sintomi di Long Covid, sebbene la dimensione dell’indagine sia relativamente piccola. L’analisi, che deve ancora essere sottoposta a revisione paritaria, ha coinvolto 951 persone che sono risultate positive a Sars-Cov-2 tra marzo 2020 e giugno 2021, di cui il 67% erano vaccinate. I sintomi di Long Covid riportati più frequentemente erano affaticamento, mal di testa, debolezza e dolore muscolare persistente, sebbene i pazienti completamente vaccinati con due o più dose avessero una minore probabilità di manifestare sintomi dal 54 al 68 percento circa dal quarto all’11° mese dopo la vaccinazione, rispetto alle persone non vaccinate.

La vaccinazione con almeno due dosi di vaccino è stata associata a una sostanziale diminuzione della segnalazione dei sintomi post-Covid più comuni. I nostri risultati suggeriscono che, oltre a ridurre il rischio di malattia acuta, la vaccinazione può avere un effetto protettivo nei confronti della Long Covid – affermano i ricercatori nel documento pubblicato in preprint su MedRxiv.

I risultati israeliani sono in linea con quelli di uno studio precedente, condotto da un team di ricerca del King’s College di Londra e pubblicato su The Lancet lo scorso settembre. In questa analisi, gli studiosi hanno anche scoperto che il rischio di Long Covid è inferiore dopo due dosi dei vaccini di Pfizer/BioNtech, Moderna e Oxford/Astrazeneca.

Abbiamo scoperto che le probabilità di avere sintomi per 28 giorni o più dopo un’infezione successiva alla vaccinazione erano approssimativamente dimezzate con due dosi di vaccino. Questo risultato suggerisce che il rischio di Long Covid è ridotto nei vaccinati che hanno ricevuto due dosi.

Questi risultati si sono basati su sintomi auto-riferiti attraverso un’app per smartphone tra l’8 dicembre 2020 e il 4 luglio 2021. Gli intervistati includevano 6.030 casi di infezione dopo la prima dose e 2.370 dopo la seconda.

Efficacia ancora in forse

Tuttavia, i dati finora ottenuti non sono sufficienti a raggiungere una conclusione definitiva, mostrando nella migliore delle ipotesi che la protezione offerta dai vaccini sia tutt’al più parziale. La questione è ulteriormente complicata da alcuni risultati contraddittori, come riportato da un altro studio condotto da un gruppo di esperti di Oxford e basato sulle cartelle cliniche elettroniche estrapolate dai fascicoli sanitari statunitensi.

Questa indagine, che ha confrontato più di 9.000 persone vaccinate che hanno ricevuto diagnosi di Covid con circa lo stesso numero di casi di infezione in persone non vaccinate, ha concluso che la vaccinazione non ha offerto una riduzione significativa del rischio di Long Covid.

La vaccinazione non sembra essere protettiva contro diversi esiti di Covid, come le caratteristiche di Long Covid, aritmie, dolori articolari, diabete di tipo 2, malattie del fegato, disturbi del sonno e disturbi dell'umore e d’ansia – si legge nello studio pubblicato in preprint su MedXriv – . L’assenza di un effetto protettivo è preoccupante data l'elevata incidenza e il peso di queste sequele di Covid-19.

Le differenze nel modo in cui sono stati progettati questi diversi studi potrebbero spiegare i diversi risultati. Ad ogni modo, man mano che le campagne di vaccinazione copriranno percentuali maggiori della popolazione, si potrà tuttavia avere un’idea migliore di come i diversi vaccini (così come le diverse varianti del coronavirus) influenzino la gravità di Long Covid. Così come è anche possibile che la vaccinazione possa aiutare a ridurre il rischio di sviluppare questa sindrome in coloro che sono stati già vittima dell’infezione.

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