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Qual è la differenza tra cancro e tumore

Il cancro può dar vita a tumori ma non tutti i tumori sono cancro. Quali sono le sostanziali differenze tra i due termini e perché non vanno confusi.
A cura di Andrea Centini
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tumore

Quando si parla di cancro e tumori spesso si fa confusione, poiché sebbene talvolta i due termini siano “sovrapponibili” non si tratta assolutamente della stessa cosa. Come evidenziato dal National Cancer Institute (NIH) degli Stati Uniti, per tumore si intende una “massa anomala di tessuto che si forma quando le cellule crescono e si dividono più del dovuto o non muoiono quando dovrebbero”. I tumori, a loro volta, possono essere di due tipologie principali, ovvero benigni e maligni. I primi vengono definiti dal NIH come “non cancro”, mentre i secondi sono il cancro vero e proprio. Ma c'è un'altra considerazione da fare; non tutti i tipi di cancro portano alla formazione di tumori, cioè di masse di tessuto più o meno grandi. Basti pensare a mielomi, leucemie e linfomi, chiamati comunemente “tumori del sangue” pur non dando vita – in genere – a masse solide in replicazione incontrollata, restando “confinati” nel flusso sanguigno dopo essere originati nel midollo osseo.

Ricapitolando, le parole cancro e tumore non sono sinonimi e vanno utilizzate con criterio, dato che le differenze sono estremamente significative. Di base, a causa di molteplici fattori, nel nostro organismo le cellule che si replicano normalmente possono andare incontro a un processo di divisione cellulare e crescita anomalo, oppure quelle danneggiate possono continuare a moltiplicarsi quando dovrebbero essere eliminate. Ciò determina il loro accumulo e dà vita a quelle che gli esperti chiamano neoplasie, masse di tessuto (tumori solidi) che possono essere sia non cancerose, benigne, che cancerose, dunque cancro. Le differenze tra tumori benigni e cancro, come specificato, sono sostanziali.

Il Cancer Center sottolinea che i tumori benigni, “sebbene a volte dolorosi e potenzialmente pericolosi, non rappresentano la stessa minaccia dei tumori maligni”. La ragione risiede nel fatto che i tumori benigni in genere “non invadono e non si diffondono” nel resto dell'organismo, mentre le cellule di un tumore canceroso possono dar vita alle metastasi, dunque sono capaci di diffondersi nei tessuti limitrofi e viaggiare all'interno dell'organismo attaccando organi lontani rispetto al sito d'origine. Un carcinoma mammario (cancro al seno), ad esempio, può dar vita a tumori secondari al polmone o al cervello. Un'altra differenza significativa indicata dal Cancer Center è la crescita, rapida nei tumori maligni e lenta in quelli benigni.

Il fatto che le neoplasie benigne restino confinate nell'area in cui emergono (basti pensare a un polipo nel colon) rendono l'eventuale trattamento – se necessario – generalmente più agevole, inoltre una volta rimosse chirurgicamente hanno una tendenza a “non ripresentarsi”, come indicato dal Cancer Center. In pratica, il rischio di recidiva è ridotto, a differenza di un tumore maligno (cancro, appunto) che ha maggiori probabilità di ripresentarsi. Il cancro in genere richiede un trattamento sistemico – cioè per tutto il corpo – come la chemioterapia, proprio alla luce della capacità di diffondersi dal sito di origine, come indicato dal professor Peter Baik, chirurgo toracico presso la clinica City of Hope di Phoenix e Chicago. È chiaro che non tutti i tumori benigni sono "buoni"; gli esperti fanno l'esempio di una massa tumorale in crescita e che preme su cervello, midollo spinale o altri organi, dando vita a sintomi significativi che in alcuni casi possono mettere a repentaglio la vita dei pazienti. In altri casi i tumori benigni possono restare sotto sorveglianza da parte dell'oncologo che può anche decidere di non intervenire. D'altro canto, il cancro può essere aggressivo, diffondersi con rapidità ed essere potenzialmente fatale.

Se un tumore è canceroso in genere viene determinato attraverso una biopsia, ovvero l'asportazione di un tessuto (o campione liquido) analizzato in laboratorio, grazie al quale gli oncologi possono determinare la malignità o meno. Tra i principali tumori maligni, come indicato dal Cancer Center, vi sono i carcinomi, che “si sviluppano nelle cellule epiteliali che rivestono la superficie interna del corpo”; i sarcomi, che colpiscono ossa, muscoli, grasso, tendini e altri tessuti tessuti molli e fibrosi; e i blastomi che “si formano nel tessuto embrionale e sviluppano cellule negli occhi, nel cervello o nel sistema nervoso”. I NIH segnalano inoltre le leucemie, “tumori che iniziano nel tessuto emopoietico del midollo osseo” e che non formano tumori solidi; i linfomi che riguardano i linfociti (globuli bianchi); i mielomi che colpiscono le plasmacellule del sistema immunitario; il melanoma, un aggressivo tumore maligno della pelle (è sempre canceroso); tumori a cellule germinali, relativi delle cellule che producono cellule uovo e spermatozoi; e i tumori neuroendocrini, compresi i carcinoidi. Tra i comuni tumori benigni indicati dal Cancer Center ci sono invece adenomi del tratto gastrointestinale; fibromi; amartomi; miomi; papillomi; emangiomi e altri.

Esistono oltre cento tipologie di cancro, una famiglia ampia e variegata di malattie il cui nome – in genere – deriva dagli organi e dai tessuti in cui hanno origine. Anche i trattamenti sono molteplici e gli oncologi propongono ai pazienti una serie di procedure (intervento chirurgico, immunoterapia, radioterapia, chemioterapia) sulla base delle condizioni e dello stadio della neoplasia. È fondamentale rivolgersi sempre e comunque ai professionisti sanitari per qualunque informazione o dubbio, alla luce dei potenziali rischi di queste malattie.

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