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Possibili tracce di vita aliena rilevate su un pianeta: vicini a scoperta rivoluzionaria

Grazie al Telescopio Spaziale James Webb un team di ricerca internazionale ha scoperto possibili tracce di vita aliena su K2-18b, un esopianeta lontano 120 anni luce. Nella sua atmosfera hanno infatti rilevato dimetilsolfuro, una sostanza chimica che sulla Terra ha un’origine esclusivamente biologica.
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A cura di Andrea Centini
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Illustrazione dell'esopianeta. Credit: ESA/Hubble
Illustrazione dell'esopianeta. Credit: ESA/Hubble

Nel cuore della costellazione del Leone, a circa 120 anni luce dalla Terra, c'è un pianeta che potrebbe riscrivere la storia di ciò che sappiamo della vita nell'Universo. Ad oggi, sebbene la vastità del cosmo e numerosi studi predittivi suggeriscano che non siamo soli, non abbiamo trovato alcuna prova dell'esistenza di vita aliena. Un nuovo studio, tuttavia, si è avvicinato molto a quella che potrebbe essere una scoperta straordinaria. Nell'atmosfera – già interessante di base – del pianeta K2-18b, infatti, sono state rilevate tracce di una sostanza che sulla Terra ha un'origine esclusivamente biologica: il dimetilsolfuro. Ciò suggerisce che, probabilmente, su questo pianeta extrasolare possano vivere degli organismi che fanno lo stesso lavoro dei “colleghi” sulla Terra. Una scoperta dalla portata potenzialmente rivoluzionaria.

A rilevare il dimetilsolfuro – o DMS – nell'atmosfera di K2-18b è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati britannici dell'Università di Cambridge, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di Fisica e Astronomia dell'Università di Cardiff, dell'Earth & Planets Laboratory – Carnegie Institution for Science di Washington, e dello Space Science Institute di Boulder. I ricercatori, coordinati dal professor Nikku Madhusudhan, docente presso l'Istituto di Astronomia dell'ateneo di Cambridge, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo nel mirino il pianeta K2-18b con l'avveniristico – e costosissimo – Telescopio Spaziale James Webb, lanciato nello spazio a Natale del 2021 e da circa un anno foriero di molteplici scoperte scientifiche di valore, oltre che di immagini straordinarie. Lo strumento della NASA da 10 miliardi di dollari può infatti vedere più lontano e più indietro nel tempo di qualunque altro telescopio, inoltre ha una sensibilità tale che è in grado di condurre sofisticate indagini spettrografiche delle atmosfere degli esopianeti. In parole semplici, dal modo in cui la luce viene riflessa dalle loro atmosfere è possibile capire di quali sostanze chimiche sono composte. Ed è proprio così che è stato identificato il dimetilsolfuro, come mostra lo spettro sottostante.

Lo spettro dell'esopianeta. Credit: NASA, CSA, ESA, R. Crawford (STScI), J. Olmsted (STScI), Scienza: N. Madhusudhan (Cambridge University)
Lo spettro dell'esopianeta. Credit: NASA, CSA, ESA, R. Crawford (STScI), J. Olmsted (STScI), Scienza: N. Madhusudhan (Cambridge University)

Il pianeta K2-18b è stato scoperto nel 2015 dal compianto Telescopio Spaziale Kepler e già da allora aveva incuriosito gli scienziati. Si tratta di un mondo “iceano”, un pianeta sub-nettuniano probabilmente oceanico o con una spessa crosta di ghiaccio, come il satellite Europa di Giove, o Encelado di Saturno. L'aspetto più significativo è che è sito nella zona abitabile (o di Goldilock) della sua stella madre; ciò significa che è potenzialmente in grado di sostenere acqua liquida sulla sua superficie, grazie alle temperature non infernali (in pratica, non è troppo freddo, né troppo caldo, come la Terra).

Dalle diverse analisi di follow-up è emerso in passato che l'esopianeta possiede nella sua atmosfera significative concentrazioni di vapore acqueo, una scoperta rivoluzionaria, dato che per la prima volta è stato trovato questo composto in un pianeta sito nella fascia abitabile della sua stella, la nana rossa K2-18. Sul pianeta, che ha un raggio e una massa rispettivamente 2,7 e 8,5 più grandi della Terra, l'occhio attento del James Webb ha trovato anche metano e anidride carbonica in abbondanza, oltre che tracce di ammoniaca. L'atmosfera è anche ricca di idrogeno. Sono tutti elementi preziosi, anche considerando che mai prima di questo studio era stata osservata con un simile dettaglio l'atmosfera di un pianeta extrasolare.

Come indicato, la rilevazione più interessante è quella del dimetilsolfuro, che sulla Terra è prodotto solo ed esclusivamente dall'attività di organismi microscopici, in particolar modo dalle minuscole alghe del fitoplancton. È composto da zolfo, carbonio e idrogeno e rappresenta chiaramente una delle firme biologiche della Terra. Ma cercare queste firme su pianeti lontanissimi non è affatto semplice. “La ricerca di ambienti abitabili e biomarcatori nelle atmosfere esoplanetarie è il Santo Graal della scienza degli esopianeti. Il rilevamento delle tracce atmosferiche di esopianeti abitabili simili alla Terra è impegnativo a causa del loro piccolo contrasto tra le dimensioni del pianeta e della stella e delle atmosfere sottili con un elevato peso molecolare medio”, scrivono gli autori dello studio.

Grazie al James Webb è stata data la possibilità di rilevare questi composti, permettendo di avvicinarci alla scoperta della vita su un altro mondo, la vita aliena. Ovviamente non si può escludere che su un mondo lontano il dimetilsolfuro possa essere prodotto da un fenomeno geologico sconosciuto, ma ciò che avviene sulla Terra lascia ben sperare. Al momento, tuttavia, non è ancora possibile confermare che la sostanza sia prodotta proprio da essere viventi. I dettagli della ricerca “Carbon-bearing Molecules in a Possible Hycean Atmosphere” sono stati pubblicati su ArXiv.

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