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Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto, l’avvertimento di Mario Tozzi: “Abbiamo bisogno di più dati sulle nuove faglie”

Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore del CNR, commenta in questa intervista a Fanpage.it il recente studio sullo Stretto di Messina e la posizione della Società Stretto di Messina incaricata della costruzione del Ponte: “Non costruiamo nel deserto, abbiamo bisogno di più dati”.
Intervista a Mario Tozzi
Geologo e primo ricercatore CNR
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Sullo sfondo un’immagine dell’area dello Stretto di Messina dallo studio appena pubblicato, sopra il geologo Mario Tozzi
Sullo sfondo un’immagine dell’area dello Stretto di Messina dallo studio appena pubblicato, sopra il geologo Mario Tozzi
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A novembre 2025 è stato pubblicato un nuovo studio sulla struttura geologica dell'area dello Stretto di Messina, realizzato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di alcune università italiane ed europee.

Lo studio ha analizzato un'enorme quantità di dati sismologici e marini, raccogliendo informazioni da oltre 2.400 terremoti avvenuti negli ultimi tre decenni, tra il 1990 e il 2019. "Uno dei risultati più interessanti del lavoro è che la deformazione nello Stretto di Messina è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse", ha spiegato l'INGV. Una sorta di mosaico di tessere che scorrono l'una sull'altra e si estendono sia a terra che sotto il mare.

Da parte sua la Società Stretto di Messina, la concessionaria statale incaricata di progettare e realizzare il Ponte, ha ribadito che questo studio "non ha alcun impatto sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina". Qui potete trovare la loro replica completa pubblicata su Fanpage.it. Una risposta anche al commento di chi, come Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore del CNR, aveva raccomandato ulteriori studi alla luce dei nuovi dati. Fanpage.it lo ha contattato per capire meglio le informazioni che emergono da questi studi.

Da questo studio quali dettagli emergono che prima non conoscevamo?

Parliamo di dettagli di geologia strutturale. Da questo studio emerge che c'è una rete di faglie attive tutte interagenti fra loro, un complesso sistema di faglie interdipendenti che non era mai stato messo in luce finora. In sostanza abbiamo dati nuovi di cui non possiamo non tener conto.

Questo cosa ci dice rispetto alla nostra conoscenza sulla sismicità dell'area dello Stretto?

A mio avviso ci dice che c'è bisogno di fare altri studi ancora più approfonditi a livello mesostrutturale, cioè bisogna andare a vedere sul terreno che deformazioni hanno le rocce, misurarle, farne dei modelli. Secondo me l'aver evidenziato un sistema di faglie che non era ancora noto mostra come il modello sismotettonico e deformativo dello Stretto non sia ancora definitivo.

La Società Stretto di Messina sostiene che “non tutte le informazioni potenzialmente ottenibili dai ricercatori sono rilevanti per la costruzione del Ponte”?

È vero, ma quelle strutturali lo sono tutte. Gli studi non possono limitarsi all’area esatta in cui sorgerà l’opera, ma devono prendere in considerazione l’intera area delle due province interessate, perché la modellizzazione sismotettonica può essere solo regionale.

Cosa implica questo sistema di faglie per la sicurezza dell'area?

Può implicare che nell'eventualità di un terremoto bisogna tener presente che si potrebbero attivare diversi sistemi di faglie, e non soltanto quella del 1908, e che potrebbero addirittura combinarsi fra loro, amplificando gli effetti. Questo possibile effetto combinato di faglie differenti potrebbe contribuire a dare al terremoto una possibilità distruttiva maggiore, costringendo a rivedere in ultima analisi, per esempio, i parametri di sicurezza del progetto.

La Società Stretto di Messina sostiene che l’area dello Stretto “non sia in assoluto l’area a maggiore pericolosità sismica del pianeta”. Come commenta questa osservazione?

Bisogna distinguere tra pericolosità sismica (la probabilità che un evento accada) e rischio sismico (i danni che quell'evento può fare). La pericolosità sismica sarebbe un parametro sufficiente se l'area fosse disabitata, ma siccome non lo è, devono fare riferimento al rischio sismico, cioè al resto del patrimonio costruito esposto (che è più fragile), e alle persone. Non stanno costruendo nel deserto, ma in un'area densamente popolata e con solo il 25% delle costruzioni in grado di resistere a un sisma 7,1 Richter. Mi rendo conto che non riguarda direttamente il progetto del ponte, ma le sue conseguenze sociali sì.

E per la fattibilità del Ponte?

Non sto dicendo che il Ponte non si possa fare ma che va valutato se è necessario utilizzare dei coefficienti di sicurezza più ridondanti, anche a costo di spendere di più.

Sostengono che per il Ponte sono rilevanti le grandi faglie profonde in grado di generare terremoti abbastanza forti da avere un impatto sull’opera.

Affermare questo significa ignorare i possibili risentimenti su quelle faglie superficiali e gli effetti di amplificazione. In un altro punto ammettono che le due faglie trasversali allo Stretto, la Ionian Fault a Sud e la Capo Peloro Fault a Nord, potrebbero generare effetti significativi, comunque più piccoli del terremoto del 1908, ma a mio avviso è un dato che non puoi affermare a prescindere. Inoltre dicono che è una possibilità appena accennata nello studio. Per questo è un buon motivo per approfondire.

Società Stretto di Messina replica che questo studio non ha alcun impatto sul progetto definitivo del Ponte…

Se dichiarano questo, vorrà dire che c'è qualcuno che si prende la responsabilità di quello che potrebbe succedere nell'eventualità in cui il prossimo terremoto dovesse portare a delle rotture multiple collegate fra loro. Io personalmente di fronte a uno studio del genere chiamerei l'INGV e il CNR e commissionerei dei nuovi studi strutturali sulla provincia di Reggio e sulla provincia di Messina. Anche qualora questo volesse dire aspettare ancora il tempo necessario affinché vengano portati a termine.

Non è stato mai fatto?

Al momento manca uno studio di questi due enti commissionato proprio per la Società Stretto di Messina e questi nuovi dati dovrebbero spingerci a domandarci se davvero abbiamo visto tutto dell'area. Secondo me sarebbe opportuno rivedere i dati in nostro possesso e acquisire altre informazioni per procedere con il massimo grado di sicurezza possibile.

Sempre la Società Stretto di Messina spiega che lo studio si concentra sulle faglie sotto il fondale marino e non quelle sotto la terraferma. Non è possibile che comunque abbiano un effetto anche su quest'ultime?

In realtà, a mio avviso, non vedo perché ciò che c'è sotto il fondale marino non possa avere effetti anche sul sistema di faglie sotto la terra emersa. Non sono due sistemi distinti. Inoltre questo mi spinge a chiedermi quali siano i dati in nostro possesso rispetto al sistema di faglie sotto la terra ferma. A mio avviso, non abbastanza.

Sostenere che le faglie sottomarine non influenzino quelle a terra è una tesi che andrebbe confermata da uno studio mesostrutturale ad hoc, con migliaia di dati sulle rocce affioranti che oggi non abbiamo. Il fatto che nessuno studio finora abbia evidenziato “rotture fragili” ci dice che è il momento di cercarle, perché è impossibile non trovarle, vista la sismicità dell'area.

Cosa dovrebbero verificare questi ulteriori studi che raccomanda?

Proprio per questo motivo ci vorrebbe uno studio gemello per le parti a terra. In poche parole, la provincia di Messina e quella di Reggio dovrebbero essere studiate metro per metro per raccogliere decine di migliaia di dati sulle rocce affioranti.

Dovremmo avere un modello quantitativo che si basi su una grande quantità di dati, che a mio avviso finora non sono mai stati raccolti in modo sistematico. Sì, è vero ne abbiamo alcuni da studi fatti anni fa, ma non c'è uno studio ad hoc condotto per questa ragione e andrebbe assolutamente fatto prima di avviare la costruzione del Ponte.

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