Più frutta e verdura, più pesticidi nelle urine? Cosa mostra davvero la ricerca

Mangiare più frutta e verdura può influenzare direttamente i livelli di pesticidi presenti nel nostro organismo. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista International Journal of Hygiene and Environmental Health, secondo cui le persone che consumano maggiori quantità di alcuni prodotti ortofrutticoli – in particolare quelli più spesso associati a residui di pesticidi, come fragole, spinaci e peperoni – presentano livelli più elevati di queste sostanze nelle urine. L’analisi è stata condotta dagli scienziati dell’Environmental Working Group (EWG), un’organizzazione di ricerca che si occupa di salute ambientale e sicurezza alimentare.
I ricercatori hanno incrociato dati sui residui di pesticidi presenti negli alimenti con informazioni sulle abitudini alimentari e sui biomarcatori rilevati nelle urine dei partecipanti allo studio. “I risultati confermano che ciò che mangiamo influenza direttamente il livello di pesticidi nel nostro organismo” ha spiegato Alexis Temkin vicepresidente scientifico dell’EWG e autrice principale dello studio.
I ricercatori sottolineano tuttavia che frutta e verdura restano elementi fondamentali di una dieta sana e che lo studio non mette in discussione i benefici del loro consumo. Allo stesso tempo, i risultati indicano che le scelte alimentari quotidiane possono contribuire all’esposizione complessiva alle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura.
I pesticidi sono stati collegati in diverse ricerche a possibili effetti sulla salute, tra cui alterazioni ormonali, problemi riproduttivi, danni al sistema nervoso nei bambini e un aumento del rischio di diversi tipi di tumori. Alcune di queste sostanze, come il glifosato, sono state inoltre classificate come probabilmente cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’OMS ricorda inoltre che è necessario un monitoraggio regolare dei residui negli alimenti e nell’ambiente, per garantire che i livelli di esposizione della popolazione restino entro limiti considerati sicuri.
Cosa mostra la ricerca sull’esposizione ai pesticidi da frutta e verdura
Per analizzare il legame tra dieta ed esposizione ai pesticidi, i ricercatori hanno combinato le informazioni di diversi database. In particolare hanno utilizzato i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) sui residui di pesticidi negli alimenti raccolti tra il 2013 e il 2018, insieme alle informazioni alimentari e ai campioni di urina di 1.837 partecipanti al programma di monitoraggio sanitario nazionale NHANES dei Centers for Disease Control and Prevention.
Gli scienziati hanno sviluppato un “punteggio di esposizione alimentare ai pesticidi”, basato sui tipi di frutta e verdura consumati e sui livelli di residui rilevati in quei prodotti. Questo punteggio è stato poi confrontato con 15 biomarcatori di pesticidi rilevati nelle urine dei partecipanti, appartenenti a tre principali categorie: organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi.
L’analisi ha mostrato che i livelli di queste sostanze nell’organismo variavano in modo significativo in base ai prodotti ortofrutticoli consumati e ai residui presenti negli alimenti.
“Questo studio si basa su lavori precedenti che dimostrano come alcuni tipi di frutta e verdura rappresentino una delle principali vie di esposizione ai pesticidi per milioni di persone” ha dichiarato Temkin. “I bambini piccoli e le donne incinte sono particolarmente vulnerabili ai danni derivanti dall’esposizione”.
I ricercatori sottolineano inoltre che l’esposizione reale potrebbe essere più ampia di quella osservata nello studio. Nei prodotti analizzati dall’USDA sono stati infatti rilevati residui di 178 diversi pesticidi, mentre nei campioni di urina monitorati erano disponibili biomarcatori solo per una parte di queste sostanze.
Per gli autori saranno quindi necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio gli effetti a lungo termine dell’esposizione alimentare ai pesticidi e migliorare i sistemi di monitoraggio delle sostanze chimiche presenti negli alimenti.