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Perché una prigione brasiliana ha arruolato un esercito di oche

Si tratta della prigione di São Pedro de Alcântara, nello stato brasiliano di Santa Catarina, che ha rafforzato il proprio sistema di sicurezza, sostituendo i cani da guardia con “agenti oche” che pattugliano lo spazio tra la recinzione interna e le mura esterne.
A cura di Valeria Aiello
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Oche che vagano lungo perimetro di un carcere per sventare i tentativi di evasione. Accade a São Pedro de Alcântara, un comune brasiliano dello stato di Santa Catarina, nella regione meridionale del Paese, dove il Complexo Penitenciario do Estado (CoPE), un istituto penitenziario di massima sicurezza che fa parte del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DEAP), ha sostituito i cani da guardia con “agenti oche” che pattugliano lo spazio tra la recinzione interna e le mura esterne.

Abbiamo la sorveglianza elettronica, la sorveglianza degli agenti e, infine, la sorveglianza delle oche, che hanno sostituito i cani” dice il direttore del carcere, Marcos Roberto de Souza che, in un reportage di Anderson Coelho per Reuters, dice di essere molto soddisfatto del suo piccolo esercito col becco, capitanato dal caporal maggiore Piu-Piu. “Quando gli agenti chiamano il suo nome, emette un caratteristico verso che ricorda quello di un clacson”.

Le oche che sorvegliano un carcere brasiliano

La scelta delle oche, che a partire dal 2009 sono state gradualmente introdotte fino a mantenere un gruppo consistente di 16 esemplari almeno dal 2013, è stata giustificata dalla loro apparente immunità emotiva e dalla mancanza di familiarità con i detenuti.

Dal mese di dicembre, indica l’edizione brasiliana di L’Officiel, le oche sostituiscono completamente i cani da guardia, sebbene l’unità carceraria non abbia reso noto il numero di “agenti” pennuti effettivamente operativi: chiaramente, la principale arma di questi animali non risiede nei loro attacchi fisici, ma nei versi che emettono ad ogni accenno di movimento, facilmente distinguibili anche a distanza, proprio come una sirena.

Il direttore del carcere ha inoltre spiegato che prendersi cura delle oche “è più conveniente che allevare i cani” e che la posizione tranquilla della prigione rende la vigilanza delle oche “un’opzione praticabile per la sua struttura”. Al minimo segnale, al minimo rumore sospetto, le oche iniziano infatti a starnazzare. “Qui è molto silenzioso, e di notte lo è ancora di più, il che favorisce questo tipo di sicurezza – ha aggiunto de Souza – . Non solo i loro versi di allarme sono decisamente distinguibili, ma sono istintivamente protettivi del loro territorio, per cui le oche sono più naturalmente adatte al lavoro di guardia rispetto agli esseri umani e persino ai cani”.

A ciò si aggiunge la loro spiccata acutezza visiva che, in penombra “è di gran lunga superiore a quella delle persone”. Le oche hanno inoltre una straordinaria visione a distanza “che le aiuta a percepire il movimento molto prima di noi”. Al resto, ci pensa il loro istinto: “Se entri nel loro territorio, loro inizieranno a starnazzale e ti assaliranno, anche se sei ben più grosso di loro”.

Il comportamento "sentinella" delle oche

In un’intervista al magazine brasiliano G1, il professor Guilherme Renzo Rocha Brito del Dipartimento di zoologia dell’Università Federale di Santa Catarina ha spiegato che l’efficacia delle oche, come misura di sicurezza nell’unità carceraria, è dovuta a quello che viene chiamato “comportamento sentinella”.

Il comportamento della sentinella è quello di emettere versi al minimo segno di movimento insolito. E l oca è un animale che abituato a lanciare un grido d’allarme al minimo segno di disturbo, della presenza di persone e/o altri animali nello spazio in cui vive – dice l esperto – . Se allevate in cattività, le oche possono sopravvivere fino a 15 anni e, pur avendo contatti con gli esseri umani per gran parte della loro vita, tendono a mantenere l'istinto di conservazione, difendendo il proprio territorio”.

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