Perché negli uomini i rischi per il cuore aumentano già a 35 anni: cosa spiega il divario con le donne

Gli uomini, già a partire dai 35 anni, hanno una probabilità più alta di sviluppare una malattia cardiovascolare rispetto alle donne della stessa età. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, che ha seguito oltre 5.000 adulti per più di 30 anni.
Secondo i ricercatori, le differenze di rischio tra uomini e donne non compaiono all’improvviso, ma iniziano a delinearsi nel corso dei decenni. “Le malattie cardiovascolari non si sviluppano dall’oggi al domani: il rischio può iniziare a manifestarsi già tra i 30 e i 40 anni, anche in persone apparentemente sane” spiega la dottoressa Sadiya Khan, coautrice dello studio e professoressa di Epidemiologia cardiovascolare presso la Feinberg School of Medicine della Northwestern University.
I dati mostrano che gli uomini raggiungono livelli clinicamente rilevanti di malattia cardiovascolare circa sette anni prima delle donne, mentre per la cardiopatia coronarica il divario arriva a dieci anni. Un risultato che rafforza l’idea che la prevenzione debba iniziare molto prima di quanto comunemente si pensi, soprattutto nella popolazione maschile.
L’importanza della diagnosi precoce è coerente anche con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte a livello globale e sono spesso il risultato di fattori di rischio che si accumulano nel tempo, come ipertensione, colesterolo elevato, sedentarietà e fumo. L’OMS sottolinea che intervenire precocemente sullo stile di vita e sui controlli clinici può ridurre in modo sostanziale il rischio di eventi cardiovascolari anche decenni più tardi.
Perché il divario di rischio cardiovascolare emerge già intorno ai 35 anni
L’analisi dei ricercatori si basa sui dati del progetto CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), che ha seguito 5.112 adulti statunitensi inizialmente sani, entrati nello studio tra il 1985 e il 1986, all’età di 18–30 anni. Il follow-up mediano è stato di 34,1 anni, un arco temporale raro per questo tipo di ricerche.
Durante l’osservazione, 227 uomini e 160 donne hanno sviluppato eventi cardiovascolari. Analizzando il rischio su finestre mobili di 10 anni, gli studiosi hanno osservato che, fino ai primi 30 anni, uomini e donne mostravano un rischio simile. Tuttavia, intorno ai 35 anni, le curve hanno iniziato a divergere: negli uomini il rischio è cresciuto più rapidamente ed è rimasto stabilmente più alto nel tempo.
A 50 anni, per esempio, il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare nel decennio successivo era di circa 6% negli uomini, contro 3% nelle donne. La differenza era particolarmente marcata per la cardiopatia coronarica, mentre per l’ictus non sono emerse differenze significative tra i sessi e per l’insufficienza cardiaca lo scarto è risultato più contenuto.
Un dato centrale dello studio è che questo divario non era spiegato dai principali fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, come pressione arteriosa, colesterolo o fumo. Anche tenendo conto di questi elementi, infatti, gli uomini continuavano a mostrare un rischio più elevato già a partire dalla metà dei 30 anni. Un dato che, a detta degli autori della ricerca, suggerisce che entrino in gioco altri fattori, tra cui differenze biologiche legate al sesso e determinanti sociali e comportamentali ancora poco compresi, che possono influenzare l’evoluzione del rischio nel tempo.
“Le differenze di genere nel rischio cardiovascolare sono evidenti già a partire dai 35 anni” ha concluso l’autrice principale della ricerca, la dottoressa Alexa Freedman, professoressa associata di Medicina preventiva della Feinberg School of Medicine, evidenziando l’importanza di una valutazione del rischio già nella giovane età adulta.